Coez
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“Non erano Fiori” sarà il titolo del tuo nuovo album che uscirà a giugno, che anticipazioni ci puoi dare? Di cosa parlerà? E in che modo parlerai ai tuoi fans?

E’ un disco di canzoni d’amore, di un amore finito male, per questo “non erano fiori”. Non sono le classiche canzoni d’amore, uso l’amore anche per esprimere altri concetti, ma finisce che mi metto a spiegare il disco a parole, e io non sono bravo a spiegare la musica, penso che vada ascoltata.

Nel tuo album non ci saranno featuring, a cosa è dovuta questa scelta?

E’ un disco troppo intimo per includere altre partecipazioni.

La parte musicale di “Non erano Fiori” a chi l’hai affidata?

Il disco è interamente prodotto da Riccardo Sinigallia.

Il tuo album uscirà per l’ormai affermatissima Carosello Records, che negli ultimi tempi ha assestato colpi fortissimi con Emis Killa e Nesli dando filo da torcere al monopolio delle Major. Com’è nata la collaborazione con loro?

Circa un anno e mezzo fa mi ha telefonato il mio attuale manager, per chiedermi se fossi interessato a collaborare con la Carosello Records. conoscevo già l’etichetta, e fra tutte ho sempre pensato che fosse quella più adatta per me e per il mio approccio alla musica.

I tuoi ultimi singoli hanno denotato un allontanamento dal genere prettamente rap avvicinandosi a qualcosa di molto più musicale e pop. Il cambiamento a cosa è stato dovuto?

Il cambiamento è partito ormai da anni, a partire da “invece no”, “fenomeno mixtape” e “senza mani”, progetti assolutamente classificabili come hip hop. Questa volta mi sono spinto talmente oltre che non si sa più cosa sto facendo. A cosa è dovuto? Non è questo che fa un artista? Penso sia normale evoluzione.

Coez Intervista Non erano Fiori

Cosa ne pensi dell’attuale scena rap italiana? E tu dove ti collochi?

Non mi sono mai sentito parte della scena italiana, forse di quella romana, ma non mi piace parlare di scena. Ci sono persone con cui collaboro tuttora, anche se non faccio più rap, perchè sono artisti che stimo e con cui ho un legame oltre alla musica. Sono contento che molti artisti stiano facendo i numeri, peccato che di solito più fanno numeri e meno apprezzo la musica che fanno.

Quali sono gli artisti italiani e stranieri che ascolti più frequentemente? Trai spunto dalla loro musica e dai loro testi?

L’ultimo disco che ho trovato veramente interessante è stato “Back to black” di Amy Winehouse, mi piace come è riuscita ad unire i suoi testi amari e il linguaggio urban ad un mondo sonoro come quello della motown. Purtroppo nei dischi rap americani non ci trovo più tanta genialità come un tempo, forse perchè prima era tutto una novità, o forse perché le nuove stelle del rap sono un po’ scarse per i miei parametri, che non vanno assolutamente di pari passo con i parametri della stragrande maggioranza della gente. Cerco di trarre ispirazione dai libri ultimamente, o dalla mia vita come ho sempre fatto, più che da altri artisti che fanno musica.

In molti non sanno che arrivi dal gruppo romano dei “Broken Speakers”, questo tuo disco solista è un addio definitivo?

Penso che le persone abbiano un’idea sbagliata su questa storia. Il gruppo non è finito perché io mi sono messo a fare musica da solo, che tra l’altro ho sempre fatto, ma perchè non ci siamo mai messi in testa di fare musica col progetto Brokenspeakers a livello professionale, quindi abbiamo dovuto dare spazio sempre di più ai nostri lavori. Per ora sto lavorando al progetto di Lucci, con qualche featuring, ma un altro disco Brokenspeakers non so se vedrà mai la luce.

Un messaggio a chi ti vuole bene?

Ritornerò.

Un messaggio a chi ti vuole male?

Non guardate me, il problema è dentro di voi.

Ti ringraziamo per il tempo concesso.

Grazie a voi

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