Red Bull Doodle Art
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Si è svolta mercoledì 12 aprile al Moleskine Cafè di Milano la finale italiana della Red Bull Doodle Art, la competizione dedicata alla creatività espressa negli “scarabocchi” artistici.

Per l’occasione Salmo ha assunto il ruolo di giurato e, insieme all’artista calligrafico e grafico Luca Barcellona e allo youtuber Marcello Ascani, ha scelto il vincitore tra i 10 doodle più votati dagli internauti, tra gli oltre 1500 in gara, nella precedente fase di social voting.

Sarà Francesco Paolo Sortino dell’Accademia delle Belle Arti di Catania a rappresentare il nostro Paese alla finale mondiale del Red Bull Doodle Art 2017 nella quale si sfiderà insieme agli altri 39 primi classificati nazionali provenienti da ogni parte del mondo.

A fine premiazione ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con Salmo e abbiamo optato per una sigaretta tranquilla davanti all’entrata del Moleskine Cafè.
Mentre scendevamo le scale gli ho detto “ho lasciato il berretto in macchina visto che  odi le tipe col berretto, ha sorriso e mi ha risposto “sì, secondo me le ragazze non dovrebbero mai mettere il berretto.

Confesso che ero timorosa ad approcciarmi con lui, sia perché è il mio rapper preferito e mentre andavo in Corso Garibaldi a incontrarlo avevo a palla Mic Taser, sia per una serie di voci che girano sul suo conto secondo le quali non sarebbe molto socievole con i “giornalisti“, ma devo ammettere che sono del tutto infondate e che mi sono trovata davanti una persona semplice, simpatica e disponibilissima.
Abbiamo riso sulle classiche domande da giornalisti “perché ti chiami Salmo?” “Cosa vuoi trasmettere con i tuoi testi?”... lui mi ha detto “Se uno si approccia così, vuol dire che non ha mai ascoltato i miei pezzi e non sa neanche chi sono“.
E come dargli torto?

Ci accendiamo la sigaretta e gli dico “ti faccio solo un paio di domande, la prima è perché ti chiami Salmo?”
E lui “fammi indovinare, la seconda è cosa voglio trasmettere con i miei pezzi?”
Scoppiamo a ridere..

Lui inizia a raccontarmi che ha frequentato il liceo artistico, che da ragazzino era un writer e a un certo punto mi fanno notare che non avevo schiacciato play sul registratore..
Cazzo scusate..
Ahahaha, vabbè rifacciamo” mi dice Salmo tra un sorso di Red Bull e un tiro di sigaretta..

Ok, allora perché ti chiami Salmo? Ahaha

No dai seria, cosa si prova a essere dall’altra parte a giudicare?
“Io sono sempre stato giudicato, normalmente mi giudicano e mi giudicano male, però a sto punto ho deciso di fare io il giudice, tra l’altro con Luca Barcellona che secondo me è uno dei migliori artisti italiani degli ultimi anni.
Da ragazzino ero suo fan, lui si chiamava Lord Bean e niente oggi abbiamo visto dieci lavori e abbiamo scelto il vincitore che se non sbaglio è siciliano di Catania”.

Cosa ti ha portato a dire “lui”?

“Per la semplicità e l’uso dello spazio. C’erano due disegni molto simili, il suo e quello di un ragazzo di Sassari, solo che lui forse ha riempito troppo gli spazi e guardando il lavoro da lontano risultava un po’ un pataccone. Invece l’altro ha rispettato gli spazi e lo stile era figo perché era un miscuglio, sembrava un po’ la copertina dei Green Day Dookie” e sembrava anche, sai quando fai le bozze dei tatuaggi, dove i disegni sono vicini tra loro però riempiono uno spazio perfetto e lasciano il loro spazio e diventa tutto dinamico, quindi penso di aver scelto per questo”.

Ormai sono due anni che è l’anno di Salmo

“No è sempre l’anno di Salmo ahahaha”

No ti fermi mai?

“No più o meno no, quando morirò magari mi fermerò”.

Com’è stata l’esperienza in Europa? Figa?

“Molto molto figa perché la cosa era molto più ristretta, sembrava di tornare indietro di dieci anni, queste cose sono fighe perché ti riportano un po’ alla realtà. Sai, dopo che per tanti anni vai a suonare davanti a 30/50 mila persone, che è molto figo, però dopo un po’ la routine inizia ad annoiarti e devi fare dei passi indietro. Guarda se sta ancora registrando”.

Sisi tutto a posto, se no mi usciva un altro dei miei francesismi…

Quindi ti ha riportato un po’ all’inizio della tua carriera… Invece all’evento di Nike di settimana scorsa come hai vissuto il palco? Avete spaccato tutto, ma proprio tutto dalla A alla Z, dall’inizio alla fine

“Con la Nike è stato un po’ difficile perché ero in giro da due settimane e ho dovuto prendere dieci aerei, però la situazione è stata molto figa, era veramente bello”.

La situazione è stata molto figa soprattutto quando sei entrato tu, non è stato come assistere a un tuo concerto, é stato una cosa di gruppo, super crew, super hip-hop

“Volevamo fare i Butan Clan del 2017 ahaha”.

Vi faccio una foto? Chiede una ragazza dell’ufficio stampa di Red Bull..

“No dai io mi imbarazzo”, rispondo io. “Io più di te”, risponde Salmo, “facciamoci un selfie”, continua prendendo il mio cellulare “ma mettiamoci gli occhiali”.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso. Lavoro nella moda da sempre ma non sono una fashion victim.