Purple Haze: la musica senza compromessi di Entics | Intervista
Purple Haze: la musica senza compromessi di Entics | Intervista

Giovedì 16 marzo 2017 è stato il 32esimo compleanno di Cristiano Zuncheddu in arte Entics.
Lo incontro nel pomeriggio durante la conferenza stampa per l’uscita di Purple Haze, il suo nuovo disco uscito il 17 marzo.

Sulla parete in fondo al corridoio d’entrata e su quella della stanza nella quale ci troviamo a parlare ci sono due graffiti con la scritta Purple Haze disegnati da Entics il giorno prima. Sono qui a parlare di rap con un rapper che ha disegnato un graffito, mi sembra di essere entrata nel mondo hip-hop, quello vero, quello fatto da writer e mc, quello in cui il rapper in questione non è per niente vestito griffato e mi sembra quasi di aver fatto un viaggio temporale e di essere tornata ai primi anni 2000.

Purple Haze Graffito - Entics
Purple Haze Graffito –
Entics

Appena gli dico che scrivo per Hano.it, mi risponde entusiasta “io non ci sarei mai stato se non ci fossero stati Carlito e Ze (i founder di Hano.it), sono nato insieme a loro, Ze è anche del mio stesso quartiere! Non vedo l’ora di sentire anche le domande che ti hanno chiesto di farmi! Già mi immagino quella di Carlito, anzi, non dirmi quale sarà la sua, sicuramente la indovino!

Bene, allora iniziamo questa chiacchierata parlando della canzone “Il Finale” nella quale dici “cresco da solo senza accettare alcun compromesso, te lo confesso, il finale che avevo in mente era proprio questo”. PURPLE HAZE non ha nessun compromesso?

“Purple Haze non ha nessun compromesso, guarda come sono bello in copertina, è per piacere a tutte le sbarbate che pensano che sono figo, guarda quanti featuring ho con tutta la nuova scena che mi farà sicuramente andare in vetta alle classifiche, ma non hai visto il booklet… perché il booklet è pieno di foto che faranno dire “wow” alle ragazzine “perché sei troppo figo”. Non c’è nessun compromesso, qua dentro c’è la musica. “Il Finale era proprio questo” perché sono arrivato a una consapevolezza mia di essere umano, di Cristiano e ho detto “quello di cui non me ne frega niente, che mi scivoli addosso”. Se oggi io so che tu ascolti la mia musica, spero che non sia perché pensi che sono figo, perché ho la maglia di Versace o per tutti questi sistemi che un po’ intaccano la creatività e il sistema discografico di adesso, ma perchè ti piace la musica. Non c’è compromesso qui dentro, ci sono solo io al 100% con la mia musica e basta, senza tutto quello che c’è intorno. Non mi sembra ci siano brani iper commerciali, poi non so come l’hai vissuto tu quando l’hai ascoltato”.

A me è sembrato un po’ diverso, sei sempre tu, ma io ero affezionata a “Quanto sei bella”…

“Ecco quelli erano i compromessi pieni”.

Io ero affezionata a quella canzone ed ero molto curiosa di ascoltare questo disco e ho visto qualcosa di molto diverso da come ero abituata ad ascoltarti, sicuramente in questo disco ti ho visto più maturo e più consapevole, più artistico e meno “canzonetta”. Poi, ovviamente, come sei cresciuto tu, sono cresciuta io, gli anni passano per tutti, quindi magari quel brano me lo riascolto e dico figo, ma questo è un lavoro decisamente più maturo per te, ma anche per chi ti ascoltava prima, è cresciuta e ti ascolta oggi.

“Grazie. Tu hai detto tutto quello che avrei detto io e questo mi fa molto piacere perché è proprio quello che volevo che accadesse. È ovvio che tu sia affezionata a “Quanto sei bella“, ma ci sono affezionata anch’io, però, ti dico la verità, l’ho scritta in tre minuti quella canzone, per quanto era bellissima, c’era il beat regge, dance hall… oggi, però, è demotivante se vieni da me, dopo che magari ti ho dato altri contenuti e mi dici “ah minchia sei quello di Quanto sei bella”. Quindi, tu cresci, io cresco e ovviamente non voglio darti lo stesso contenuto e lo stesso contributo perché sarebbe essere schiavi del proprio personaggio. Io sono cambiato e cresciuto e ovviamente questo passa all’interno della mia musica, mi fa piacere che tu, che sei cresciuta come me, cogli questa cosa. Questo è quello che volevo passasse. Tu mi hai detto una cosa che mi appaga un sacco, mi fa molto piacere che tu mi abbia detto cosi perché vuol dire che ho fatto quello che volevo fare, cioè parlare a chi è come me, perché io vivo questa vita da essere umano, come la vivi tu e non perché ti devo piacere perché il mercato va in quella direzione, se no a quest’ora ero vestito Gucci, Moschino e tutto quello che passa adesso ma che mi omologherebbe a tutto il resto. Invece io sono io, sono io e basta, questo è il mio pensiero e se è affine al tuo, ottimo! Da paura!”.

Tu sei, secondo me, un rappresentante dell’hip-hop a 360 gradi, nel senso che sei un writer, sei un imprenditore, fai tatuaggi, rappi…

“Che bella sta frase, io ti voglio baciare ahahaha… mi facevo le magliette da solo… queste sono cose super hip-hop, è vero quello dici tu… io non ho la presunzione di dire di essere hip-hop, ma sicuramente l’hip-hop ha condizionato la mia vita, magari sono più hip-hop per i graffiti e meno per la mia musica, però, quello che ho vissuto e ho passato, ha sicuramente lasciato il segno e tutto ne ha fatto parte, sia il pezzo commerciale, sia quello più underground.
C’è chi, come te ha voglia di analizzare tutto e c’è chi, invece, lo fa con superficialità, però non sarò io che cambierò il mondo in questa roba qua”.

La canzone “Siamo noi stessi” sembra un po’ strizzare l’occhio alle nuove tendenze trap, per come abbiamo imparato a conoscerti, con questa affermazione ci saremmo aspettati un album alla Entics Television vol. 1.. Questa domanda è da parte di Ze…

“Sì, Entics Television vol. 1, avevo 22 anni, quindi se avessi dato lo stesso contributo sarebbe stato un po’ in controtendenza rispetto a quello che ho detto prima, ovviamente ero un’altra persona, si parla di 10 anni fa. Poi “strizzare l’occhio alle nuove tendenze”, io ti giuro che se mi dici dimmi un pezzo di Sfera Ebbasta, o di Dark Polo Gang, o di Achille Lauro, io ti giuro che non ne conosco neanche uno perché io continuo ad ascoltarmi ragge e dance hall. A me piace quel genere, la mia vibrazione è quella, ma, nel momento in cui i produttori mi danno una base che strizza l’occhio alle nuove generazioni, perchè ovviamente un produttore deve essere sul pezzo, io ci metto il mio contributo a modo mio. Se tu prendi “Siamo noi stessi” la velocizzi di 10 bpm, gli metti un rullantino in più, diventa dance hall e probabilmente è un pezzo alla Entics Television vol. 1, queste sono scelte artistiche troppo tecniche, ma adesso le persone hanno imparato a riconoscere l’808, prima il rap era solo musica parlata, non si prestava attenzione ai produttori, i produttori non li conosceva nessuno, adesso sono venuti in auge e tutti dicono “ah 808, questa è trap”. Ma l’808 lo usavano anche Dr. Dre e Snoop Dog e non era trap, ora, solo perché hanno imparato a riconoscerla, è diventata trap. Sono tutte tendenze del web, oggi si parla di trap, qualche mese fa di dubstep, ma non è così. Io “strizzo l’occhio alle nuove tendenze” perché se la musica va avanti, io vado avanti con la musica ma non lo faccio in funzione di un compromesso e non mi ispiro ai nuovi rapper di adesso. Magari in “Siamo noi stessi” c’è più i Sottotono di, che ne so, Sfera Ebbasta, Achille Lauro, Tedua”.

Ogni tanto ti vediamo tramite i social in giro per il mondo. In Purple Haze quanto c’è di queste esperienze?

“Ma sicuramente viaggiando ed entrando in contatto con culture differenti dalla tua, ti rendi più conto di quella che è la tua cultura. Ma “Revolucion” qua dentro non c’è, è ovvio che dopo un viaggio a Cuba sia più facile farsi trasportare dal suono che senti lì. In questo album, invece, c’è più una riflessione della nostra società, della nostra cultura, della nostra Italia, rispetto alla persona umana media che vive la sua vita, penso di aver toccato cose che fanno parte delle vite di tutti quanti. In “Ripresentiamoci” parlo del rapportodi fiducia che si può avere con il partner, penso sia toccato a tutti. In “Da Baggio a Bali“, invece, parlo del lavoro, di quello che succede quando passa il tempo, di quello che succede a tutti, penso di aver parlato di qualcosa che non sia focalizzato su di me, ma che sia per la gente. E arrivare alle persone per me è la cosa più importante perché ci sono così tanti meccanismi e compromessi oggi e io voglio che questa musica riparta dalla gente, che parta davvero dall’underground, cioè che se alla gente piace, parte davvero e questa è la cosa più genuina. Se no vado in qualche reality che in cinque minuti mi fa avere una popolarità mega galattica per arrivare a tutti, ma allora così sono bravi tutti, ma è tutto costruito. Io faccio musica per la gente, che se va, deve andare da sola senza costruire niente a tavolino. Io ho fatto date con 4 persone e con 100mila e sono qui oggi con il mio discreto raggio di popolarità, domani esce il nuovo da X Factor che ha fatto solo il palco di X Factor, non ha mai visto tutte le persone che ho visto io ma è più famoso di me, chi è che ha fatto più gavetta? Io o lui? È come prendere delle persone e buttarle in mezzo ai pescecani… e per cosa? Per far vendere più dischi?
L’altro giorno mi hanno fatto ascoltare un ragazzino di 12 anni che spacca, è bravissimo, io ho consigliato di lasciarlo stare, di non costruirgli addosso un personaggio, di non buttarlo in mezzo a questo marasma, ma di far in modo che se un giorno viene fuori, venga fuori da solo perché è veramente bravo e non perché gli viene costruito qualcosa attorno.
Questo è il mio album.
Quest’album è così perché io sono veramente così oggi, indipendentemente da come sono stato ieri e da come sarò domani, adesso sono questo e il mio album è così, senza compromessi e sai che c’è? Il finale che avevo in mente era proprio questo…che adesso non me ne frega un cazzo di avere 100milioni di visualizzazioni o le fighe che mi fanno le foto, sono contento così, con questo album senza copertina e sono contento che tu mi hai detto “ho capito questa cosa” vali di più di 100milioni di visualizzazioni tu che mi vieni a dire questa cosa, così come sarà il prossimo che me lo dirà perché io sono felice così e non ostento ad altro”.

Purple Haze, il nuovo album di Entics
Purple Haze, il nuovo album di Entics

Se dovessi scegliere tre parole chiave che potrebbero riassumere e allo stesso tempo accumunare le tue canzoni in questo album, quali sarebbero?

“Te ne dico di più, prima di tutto siamo esseri umani. Perché a volte sembra che non sei famoso perché sei bravo ma che sei bravo perché sei famoso, questa cosa non la condivido. Prima di tutto siamo tutti uguali, siamo tutti esseri umani, quindi tutti i meccanismi che possono compromettere il sistema musicale in Purple Haze non ci sono, qua dentro c’è la musica e la mia vita che può essere anche affine a quella degli altri, spero di regalare delle emozioni. Prima di tutto siamo esseri umani basta, è questo che deve passare non che occhiali ho, quante visualizzazioni ho…accendo Instagram e sembra che lavorino tutti e io no, non seguo più nessuno perché mi avete rotto il cazzo! Tanto è tutto finito”.

Arriviamo alle domande di Carlito, sei un buon writer, un imprenditore e un tatuatore, ti rigiro la domanda del pubblico “ma ancora continui a fare musica?”

“Carlito ha ragione! E sai perché continuo a fare musica? Perché sono arrivato ad avere tutte le mie cose che mi fanno stare tranquillo e non mi fanno puntare tutto sul rosso o sul nero che se perdo sono rovinato. Ho questa consapevolezza, questa umiltà e questo concept adesso, proprio perché sono le altre cose che mi permettono di fare musica, proprio perché non c’è più questo morboso attaccamento a devo diventare Michael Jackson, non me ne frega un cazzo! Faccio musica perché mi piace fare musica e per la gente”.

Tornando sempre al discorso di prima, per me questo è lo spirito hip-hop…

“Esatto! Perché è nato così. Quando c’era Hano.it e facevamo le battle di freestyle fuori dallo Show Off, andavi a fare freestyle per quattro persone e quando cantavano loro c’eravamo noi sotto ed era così, non pensavi ai soldi, alle macchine. Oggi i ragazzini iniziano a fare il rap pensando domani mi compro gli occhiali di Gucci, la Ferrari, noi lo facevamo perché era figo e basta ed è questo lo spirito che c’è nel mio album. Ed è genuino, non parlo della Ferrari, se mi compro la casa a City Life non voglio che lo sappia nessuno. Ze, se si compra la casa a City Life, cresciuto in quartiere, è meglio che non lo sa nessuno se no gli vanno tutti a bussare quelli di Via Noale e gli dicono “oh zio hai fatto i soldi, regalami 50mila”. Cioè basta, fatti i cazzi tuoi che campi 100 anni!”.

È passato del tempo da tutto quello che è successo con Fibra, secondo te che tipo di “Fenomeno” è?

“Vedi che anche lui sta facendo un ritorno alle origini, si sta autocitando, era un suo brano vecchio. Non dice delle cazzate Fibra in questo pezzo, sta dicendo quello che stiamo dicendo noi “tutti vogliono un fenomeno, tutti fanno i fighi ma se poi diventi un fenomeno cadi a terra in questo domino”, nel senso, tanto se fai il fenomeno, dopo arriva il ragazzino che è più fenomeno di te e sei meno figo tu, quindi, se ti concentri solo su cose che non hanno contenuto, ma sono effimere, è ovvio che domani cadi. Ma se ti concentri sulla tua etica, sei sempre a testa alta ed è questa la cosa più importante. Indipendentemente dai rapporti tra me e Fibra, lui è uno che c’è da una vita, me lo ascoltavo quando ero bambino, sono cresciuto con i suoi pezzi, poi abbiamo avuto il nostro periodo insieme, le nostre cose positive o negative che siano state, ma sono cazzi nostri, non c’entrano niente con la musica, riguarda solo noi come esseri umani”.

Infatti tu non ti metti in mezzo neanche nei famosi dissing social…

“Minchia che ridere, ero in Messico quando è successo tutto, mi tremavano le mani perché volevo dire la mia ma poi ho detto no mi trattengo, mi faccio i cavoli miei perché la strategia di molti è stata “prendiamola sul ridere facciamola tra di noi” però sotto sotto c’era “prendiamo il treno di questa cosa che facciamo visibilità” , però il problema è che, oggi, di queste cose la gente se ne accorge. È inutile che stiamo a vendere cose che non sono. Prima uno mi ha chiesto “le date del tour?” e gli ho risposto “prima ti avrei detto: adesso siamo in giro in tutta Italia, ora ti dico: oh ma date del tour cosa? È uscito ora l’album, questo serve per farmi lavorare, date del tour ora non ne ho, spero che qualcuno mi chiami”.

Tu che rapporti hai con la scena rap di adesso? Come la vedi?

“Non la vedo perché ho smesso di seguire tutti, sui social seguo Marracash e Guè Pequeno perché sono amici, poi tutto quello che succede, tutti questi meccanismi mi stanno sul cazzo, ma non le persone, i meccanismi e l’importanza mediatica. Ci sono delle cose che non sopporto e non riesco più a fare buon viso a cattivo gioco”.

Cosa ti aspetti da Purple Haze?

“Mi aspetto che la gente smetta di dire “Entics è un babbo perché ha fatto Quanto sei bella e perché l’ha dissato Mondo Marcio”, spero che la gente si renda conto che sono un essere umano pensante e che forse ho più cose da dire di quello che si aspettano. Spero che possa riposizionarmi a livello umano”.

Come lo collochi nella tua carriera?

“Lo colloco come una ripartenza, è un secondo momento della mia carriera. È un nuovo inizio. È il mio undicesimo album contando anche i mixtape e ho ancora molte cose da dire e voglio continuare a farlo e spero che piaccia, è ovvio, sarei ipocrtita a dire il contrario”.

Ti faccio l’ultima domanda di Carlito, non ti senti il Justin Bieber italiano?

“Sì e sai perché? Perché sono quello che dopo che tutti l’hanno preso per il culo, tornerò con una roba figa che piacerà a tutti. Quindi sì, se sarò il Justin Bieber italiano, mi farò anche il ciuffo come quello che aveva lui prima. Perché alla fine sai che c’è? Justin Bieber me lo ascolto pure io perché ha dei pezzi che fanno paura e l’ho preso per il culo una vita. Ma adesso cosa gli devi dire? Spacca tutto. Se questo deve essere il passaggio, bella Justin Bieber! Nessuno si infama, chiunque si mette in gioco e fa la sua musica è meritevole di rispetto, di sicuro molto di più di chi sta dietro al vetro a giudicarlo”.

L’angolo della PuttHana. Vendici Purple Haze.

“Allora farò una citazione super italiana, alla Lino Banfi, compra il mio album perché è bello bello bello veramente”.

L’angolo della SHanpista. Dicci un pettegolezzo.

“La verità è che le grafiche non ce le avevamo il giorno che dovevamo consegnare, quindi abbiamo consegnato il booklet in bianco e questo fa super anni ’90, fa proprio Rosa Luxemburg.
Poi ci siamo rotti di fare i video con una super produzione, ora andiamo in giro, mi metto un solo outfit e da oggi ci sarò io che cammino e basta nei video. Basta super produzioni e film, beccatevi la musica perché quello è. Punto.
Un altro pettegolezzo, non avevo voglia di fare la tracklist e quindi le canzoni sono in ordine alfabetico”.

L’angolo MarzulliHano. Fatti una domanda e datti una risposta.

“Non so cosa dirti, sono quelle domande di Hano.it di Carlito a cui non ho mai voluto rispondere, è come quando a scuola da ragazzino ti chiedevano il tema libero e ti fregavi da solo”.

Avete già le date degli instore?

“Sì, ne faccio due Roma e Milano. Quindi non scrivetemi “quando vieni a Coccomaro? Quando mi vieni a citofonare a casa?”, faccio solo queste due città quindi se volete venire a conoscermi e comprarvi il disco sono lì.
Il 24 marzo sarò a Roma alla Discoteca Laziale e il 25 a Milano alla Mondadori in Via Marghera.

Entics
Entics

Questo è Entics, questo è il suo Purple Haze, questa è la sua musica senza compromessi, questo è Cristiano, un ragazzo di 32 anni che si diverte a fare musica e che la fa, oggi, nel 2017, in vero stile hip-hop, quello stile e quella genuinità che forse, oggi, a causa dei meccanismi mediatici e social, si è un po’ perso.

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Valeria Balestrieri
Classe '81, ascolto il rap da quando nell'89 ho abbandonato Cristina D'Avena per la prima cassetta di Jovanotti "La mia moto" e da lì non ho più smesso. Lavoro nella moda da sempre ma non sono una fashion victim.