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Break Free, il video ignorato da Adidas che ha emozionato il web

Per rendere grande un’azienda non basta un prodotto dalle qualità eccellenti, occorre passare da un’ottima strategia di comunicazione, ma, a volte, gli elementi che potrebbero contribuire in maniera decisa alle attività di branding vengono ignorati. È il caso del nuovo spot non ufficiale della Adidas. Infatti, nelle ultime ore sta spopolando sul web il video del giovane regista moldavo Eugen Merher il quale potrebbe essere la pubblicità perfetta per la casa dell’impossible is nothing che, tuttavia, non ha trovato ancora risposta.

Il video in questione riguarda un anziano ex atleta che vive in una casa di riposo. Sembra che non possa uscire e che quella vita lo renda apatico e malinconico. Questo stato d’animo viene accentuato ancor di più quando dalla finestra vede un giovane runner fare jogging. Le giornate sembrano tristi e interminabili, anche i compleanni sono avvolti da un alone di sconforto, l’unica cosa che sembra animarlo sono un paio di vecchie scarpe da ginnastica. Seduto sul letto, le guarda, le indossa e poi corre via per i corridoi verso la porta e… viene fermato dagli assistenti della casa di cura. Questa scena si ripete in loop finché gli vengono sequestrate le scarpe, un po’ come si fa con i bambini, ma non è tutto. I suoi compagni di “reclusione” trovano le sue adorate scarpe, lui le indossa per correre nuovamente acclamato dalla folla che gli spiana la strada per la libertà ostruendo il passaggio agli odiati infermieri.

Perché questo video è perfetto per Adidas?

 

Perché è uno storytelling che suscita forti emozioni perfettamente in linea con il target dell’azienda. Il video richiama la libertà e la sportività mettendo al centro le persone e non il brand. Quello che vuole comunicare sono i valori e le sensazioni che si possono provare utilizzando il prodotto, agisce sulla leva emotiva la quale è più diretta e reattiva di quella razionale.

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Donato Cerone
Freelance thinker. Adoro l'economia, ma la tradisco con la comunicazione ed il marketing. Amo il rap e l'hip hop culture, ma ho il vizio del rock.