Ernia
Ernia
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Quando nel gennaio scorso ho visto comparire sulla mia bacheca il video di Vuoto, nuovo pezzo di Ernia prodotto da Chris Nolan e firmato da Alessandro Murdaca, mi sono fatto un sacco di domande. Ma il bello di questo lavoro è che spesso le domande che ti tormentano puoi farle direttamente agli artisti. Che è anche più comodo.

Ma non questa volta. Un po’ perché Ernia è storicamente un personaggio chiuso e introverso e un po’ perché non riuscivamo a contattare Thaurus sta di fatto che beccare il rapper di QT8 sembrava un’impresa infattibile per me.

Peccato, perché il ragazzo mi ha sempre incuriosito, la storia travagliata del suo primo stint nella scena la conosciamo tutti e il suo ritorno mi lasciava, come detto, con molte domande sospese. E poi, ok lo dico, a me la roba della Troupe D’Elite mi piaceva. Outing. Tutto quell’immaginario, i pezzi party, lo swag. Sarà che sono un po’ tamarro o che. E poi i ragazzi sapevano rappare. Giovani, ok, ma capaci.

Intanto che continuo a far girare le domande nella mia testa escono altri pezzi, Tutto bene, Venere, fino a No hooks, l’EP. Ho quasi perso le speranze di incontrare il ragazzo quando succede l’impensabile. In redazione arriva una nuova collaboratrice, giovanissima, tanto giovane che l’abbiamo ribattezzata la Mascotte di Hano, ma sta di fatto che, sarà la fortuna del principiante, sarà la sfrontatezza tipica dei ventenni, sarà la primavera, ma sta di fatto che lei torna dal suo primo compito, partecipare a una serata organizzata dalla Thaurus, col numero e il contatto di Ernia.

Cover di No Hooks, ultimo lavoro del rapper
Cover di No Hooks, ultimo lavoro del rapper

Come hai fatto Manu?

Stavo uscendo a fumare, mi sono persa e mi son ritrovata nel backstage.

E Ernia?

L’ho beccato al cesso.

Tornata in redazione tra lo stupore generale e gli applausi della curva, mi consegna tutto con religiosa deferenza al grido di “Questa intervista è tua”. No, Manu, te la sei procacciata sul campo quindi vieni anche tu.

Ernia Manu
La nostra Mascotte non riesce a smettere di ridere durante lo shoot. Ernia deve averne detta una delle sue…

Incontriamo Ernia a QT8, quartiere di Milano tra Piazzale Lotto, il Gallaratese, Bonola e il nuovo Portello. Un quartiere residenziale vicino a San Siro che ospita comunità di tutti i tipi come ci spiega subito Ernia mentre ci offre un caffè al baracchino nel parco. Ci tiene a raccontarci dove siamo e come queste zone sono state per lui un punto di riferimento ma anche un punto di fuga. Come l’hanno visto crescere, per andarsene e poi ritornare. Come le persone che lo vivono lo ispirano o lo seguono e, come vedremo, in alcuni casi, lo aiutano e lo spronano.

“A gennaio esce il nuovo pezzo, gli ho dato il nome del quartiere anche se non è proprio sul tema quartiere perché non sono mai stato il tipo che ha fatto pezzi particolarmente incentrati sulla strada, non me n’è mai fregato molto.  Preferisco inserire avvenimenti, come in Neve per esempio, in cui racconto l’episodio dell’arresto a 14 anni, il motorino, sai il periodo in cui in realtà non sai cosa stai facendo, fai le cazzate senza rendertene conto.”

Ci dice subito, e quella del motorino è solo una delle mille storie di un’adolescenza passata a destreggiarsi tra la voglia di fare, la noia tipica dell’età, i casini, gli amici, la famiglia. Poi arriveranno le mazze, le denunce, i processi, l’archiviazione. Tutto tranquillo, solo tempo perso per nulla, ma questa è un’altra storia. Anche perché Ernia parla molto, sembra che abbia proprio voglia di raccontare, anzi di farsi capire. Mentre registriamo penso che molte cose non le inseriremo nel pezzo e invece poi ci rendiamo conto che fanno parte di Ernia tanto quanto la sua musica. Cominciamo a camminare per il quartiere, campo da basket, scuola, montagnetta di San Siro, e ritorno e poi di nuovo.

Sei tornato per restare quindi?

Beh, sì, speriamo di sì. Non si può mai sapere, può essere che domani il mondo si dimentica di me ed io mi dimentico di farmi ricordare. Penso che chiunque torni lo faccia per restare o essere ricordato. Se uno è bravo, è capace, trova un modo, serve tanta originalità a parer mio.

Lo dici come per sottolineare che non ce ne sia poi molta… è così?

Io vedo tanti ragazzini, e anche tanti grossi, che cercano di rilanciarsi e cantano come Sfera. Magari spacca anche come roba, ma tu canti come Sfera ed io Sfera ce l’ho già. Lo vedo soprattutto con lui questa cosa qua. Anche perché gli altri sono molto personali, molto particolari. Come Izi per esempio, lui è particolare, nonostante l’abbia sentito scopiazzato in giro. Mentre invece Rkomi e Tedua sono troppo particolari. Sfera ha uno stile molto preciso e la gente, l’ambiente, ha visto la sua ascesa così rapida e tutti hanno cercato di emularlo in qualche modo. I ragazzini sbagliando, però io mi ricordo che anche ai miei tempi succedeva, con i Dogo.

I ragazzini… e i grandi?

I grossi, per modo di dire, quelli un po’ più grandi anche d’età o con un nome un po’ più affermato, l’hanno emulato sperando di stare al passo coi tempi, ma non è così. Non raggiungi niente, non proponi niente di nuovo.

Quello che fai tu pensi sia nuovo?

No, non è che sia nuovo. Io ho deciso di fare quello che salta in testa a me. Ogni pezzo fino ad adesso è stato fondamentalmente diverso da quello prima e quindi se io domani mi sveglio e dico che voglio fare una roba con la cornamusa nell’intro io lo faccio. Poi può piacere o non piacere. A me negli ultimi due mesi sta girando bene, poi non si sa mai. Fino a giugno avevo questo punto di domanda di dire “ma mi dovrei piegare?”. Me ne sono sbattuto e ho tirato avanti e ho continuato a fare quello che piaceva a me e che sentivo di fare.

Senti, chi ti segue lo sa perché tu ti racconti online ed è un paradosso per un chiuso introverso come te, però visto che stiamo passando proprio da qui, da via Cimabue, ci racconti da dove deriva il “Mostro di Cimabue” che poi oggi è anche una maglietta?

Il mostro di Cimabue è preso da, sai tipo i titoli dei giornali che parlano di serial killer, Olindo e Rosa Bazzi di Erba, il mostro di Firenze, l’orco di? Non viene dal mio passato di ragazzino agitato che non riusciva ad inserirsi. Viene dal fatto che quando siamo insieme, in feste e vacanze, ne combiniamo di tutti i colori e non si sa perché è sempre capitato che io la combinassi più grossa degli altri. Anche se poi non è così, spesso ci siamo trovati in situazioni particolari non per colpa mia. Nel quartiere siamo solo noi, annata 91-92-93, c’è solo la nostra compagnia, il QT siamo solo noi. Il titolo di mostro è affibbiato dalla nostra piccola comunità. Come la storia della Croazia, a Zrce, la più brutta isola in assoluto, isola di merda, dove tutti vanno a ballare, paghi ed entri nel priveè, senza filtro basta pagare, e se vuoi poi ti fai il tavolo, compri bottiglia. Cafonissimi, iniziamo a prendere alcool, Lorenzo, ribattezzato il Principe di Pag, ruba una bottiglia da 6 litri. Marcissimo guida lui e all’incrocio svoltando prende in pieno la macchina della security. Scendiamo con le mani in alto credendo fosse polizia. Invece escono 5 buttafuori imbruttiti, là sono proprio hardcore, tizi che si sono visti la guerra in Croazia degli anni 90. Picchiano molto più duro di noi, sono proprio cattivi.  Noi usciamo con l’intento di tirar fuori l’assicurazione, ma a loro non frega un cazzo e quindi in un mix di inglese, italiano e croato chiedono 4000 cune per non chiamare la polizia e lì se sei positivo al test dell’alcool vai in carcere e la multa è di 10.000 cune (sono stato anche io pischello in Croazia e per fortuna che non bevo, ma per molto meno dal confine mi hanno rispedito a Fiume a chiedere dei documenti e mettere a posto alcune carte… per cui direi che la storia regge! n.d.r.). Alla maniera italiana gli diciamo che li avremmo seguiti…

Per poi scappare velocissimi immagino…?

Esatto… ma sapendo che gente potevamo essere ci dicono “due dei nostri vengono con due di voi nella vostra macchina, uno di voi viene con noi”. Loro erano in 8. Il fortunato a subire questa sorta di sequestro sono stato ovviamente io. Entrato in macchina ho sparato un sacco di stronzate, che tipo mia mamma è di quelle zone, istriana (che poi è vero, n.d.r.). A loro però non fregava un cazzo che io potessi essere di lì. Cercano un bancomat, perché non avevamo cash, e cominciano a guidare fino fuori città. Io avevo quella paura che ti dice “vai, corri, cazzo te ne frega, liberati, lascia qui i tuoi amici e salvati la vita”. Fuori dal paese c’era il nulla e io pensavo già di essere preso a botte tra i sassi croati. Poi abbiamo trovato un bancomat nel nulla ma non siamo riusciti a prelevare. Abbiamo chiamato un nostro amico che, non so come, in quel momento ha avuto estrema lucidità nel capire la situazione. Arriva con i 600 euro e ci fa liberare. Aneddoto delle mostruosità che vengono combinate. Ce ne sono mille. Negli ultimi anni no, prima di stabilirmi qui ero sempre in giro, c’era Troupe d’Elite quindi spesso ero con gli altri, però con loro ne ho combinate di tutti i colori.

Ernia e Prof che camminano di schiena
Abbiamo fatto l’intera intervista camminando dentro e intorno al quartiere per oltre due ore. Dimenticandoci che il nostro Prof ha una certa età…

Senti, parliamo un po’ ora di quando e come hai cominciato col rap

Ho iniziato che eravamo io e Tedua, abitava qui di fronte a casa mia, ci urlavamo dalla finestra quando dovevamo scendere di casa. 2005-2006, erano i tempi delle medie. Eravamo proprio io e Mario e un altro gruppetto di ragazzini che non hanno continuato dopo che Mario se n’è andato. Un paio d’anni dopo, quando io ero in primo liceo e lui in terza media si è trasferito a Genova perché gli è finito il periodo di affido ed è tornato da sua madre. E sai, quando sei piccolo, Genova è un posto lontanissimo, credevo proprio di non beccarlo più. I telefoni non si usavano come adesso, non c’era whatsapp, non c’era internet. Lui non aveva il computer, io avevo un telefono bruttissimo, più brutto di quello degli altri. Un Sagem. Marca da anziani. Le mie finanze mi permettevano solo quello. Poi è tornato a salutare Elena, la signora di qui che lo teneva. Io, nel frattempo, tra la prima e la seconda liceo sono entrato nel crew Bonola Family. Kappa abita in fondo alla mia via. Il resto era di Bonola. Ai tempi c’era Galbio, il Sotto e c’era Zodiac. Era abbastanza forte come crew. Anche perché Bonola non è che abbia generato tanti rapper. Quando parlo di Bonola parlo anche di QT8, che è talmente piccolo che si associa con Bonola, Gallaratese. Quindi per forza di cose siamo sempre insieme, abbiamo fatto la scuola insieme, giriamo nelle stesse piazze. Bonola Family era abbastanza forte perché non c’erano neanche tanti concorrenti. Kappa era considerato fortissimo ai tempi. Quindi faccio un paio di anni e verso la terza liceo mollo la Family, ho fatto qualche mese da solo e sono entrato in Razza a Parte. Loro erano molto più grandi di me, mi ricordo che avevo 15 anni e loro 22-23. Ho fatto 2 o 3 anni con loro e poi ho mollato. Forse perché mi sono reso conto che erano davvero molto più grandi di me, avevano modi di pensare diversi. Sono sempre stato trattato benissimo da loro eh. Mi hanno insegnato un sacco. Ho fatto un bel po’ di palchi qui a Milano e in provincia con loro. Però, sai, ho mollato perché io ero al liceo e loro lavoravano, facevano le loro vite. E non so, ricordo che mollai.

E quando arriva Ghali?

Dopo un annetto. Io e lui avevamo avuto una grossa discussione, ci eravamo anche menati. C’era Maite, la migliore amica della mia ex storica, e le avevo proposto di collaborare insieme visto che anche lei cantava. E avevo risentito Ghali per tirarlo in mezzo nel progetto, per fare appunto Troupe d’Elite.

Senti a proposito dei Troupe d’Elite ti dico il mio pensiero. A me piaceva, mi piaceva il progetto come viaggio e sonorità. E tu e Ghali tecnicamente non eravate scarsi come la gente voleva far credere, anzi, considerando anche l’età al tempo. Però sappiamo bene tutto l’odio che avete generato e allora ti voglio chiedere: secondo te questa cosa è andata così perché non piacevate voi o per il fatto che siete stati spinti molto e subito e quindi giudicati come “arrivati” o “raccomandati”?

Noi siamo stati visti male secondo me perché siamo stati spinti subito improvvisamente. In Italia allora si era ancora chiusi, ora invece se ne sono viste così tante che non puoi non essere aperto. Qualcuno ti dovrà pur piacere e se non ti piace nessuno sei proprio uno stronzo. Però appunto prima si era più chiusi, la rappata doveva essere classica, il sound anche. I più innovativi era appunto la Dogo Gang. I singoli che avevamo fatto prima di Non capisco una mazza erano andati bene, avevamo fatto tante views, eravamo piaciuti. Avevamo una bella fanbase. Ai tempi era grossa, adesso siamo tutti su youtube. Allora fare 50.000 views in un mese era un buon risultato per un emergente, significa che stavi andando molto bene. Poi c’è stato Non capisco una mazza, di cui non ricordo nemmeno il video, ma so che nelle descrizioni c’era scritto che era finanziato da Sony e all’inizio del video c’era “Tanta Roba”. Il messaggio era “Voi vi dovete mangiare ‘sta roba adesso” ed è stato visto male dall’ambiente del rap un po’ più classico per due motivi: uno, per il motivo di “ma chi cazzo sono questi?”. Per una questione meritocratica. “Vengono finanziati da Sony, sì, ma che cosa hanno fatto questi? Qual è la loro storia?” E per quello ti posso dire che, sì, capisco che il tuo pensiero sia questo. Però mi viene anche da dire “scusa e se domani esce un fenomeno che fa il primo pezzo e riesce a battere tutti, non devo riconoscergli quel che merita?”. Magari ha fatto più di te che sei qui da dieci anni. O magari esce fuori il ragazzino di 16 anni che mi fa un culo così sullo stile e sulle tematiche e cosa devo dire io? Mi roderebbe sì, perché dico “io cazzo sono qui da dieci anni che faccio avanti e dietro”. L’altro motivo per il quale secondo me c’è stato tanto odio è che molti legati alla vecchia si sono spaventati. Hanno detto “qua c’è un cambiamento”. Se noi non teniamo il passo finisce che qualcuno ci mangia in testa. È come quando è uscito Tyga o Lil Wayne in America, un MethodMan non ha di certo detto “dai sì vai, arrivano questi, tutti si ascoltano loro!”. Quindi secondo me il loro è stato un dire “cazzo, potrebbe cambiar qualcosa se non teniamo il passo”. Non dico dei grossi, un Marracash era già a posto, indipendentemente dalla nostra presenza. Parlo della fascia media, quella che magari potrebbe fare il salto per affermarsi. Noi abbiamo avuto un odio addosso fomentato anche da alcuni di questi personaggi. Io mi ricordo un paio di status sulle pagine fan di questi personaggi di 30-35 anni che se la prendono gratuitamente con dei 18enni e poi magari nei pezzi dicono robe come “io sono vero, io sono maturo”. E lì tu dici “sei qua che stai insultando un gruppo di 18enni che possono piacere o non piacere. Ma se io ora ascoltassi un 18enne che canta me ne sbatto il cazzo, penso che si sta solo divertendo”. Io mi ricordo uno stato di Lucci, proprio cattivissimo, tipo “se venite a Roma vi aspettiamo con le buste di piscio”. Capito? Quanti anni aveva Lucci, 30? Poi per carità, Lucci è uno di quei personaggi su cui non si può dir niente nel rap italiano, però invece a me vien da dire qualcosa. Mi perdoni l’ambiente del rap ma qualcosa mi vien da dire, se il capo del mondo è apprezzato da tutti e dice una stronzata? Non c’è spirito critico.

Che poi io penso sempre, e ho fatto un discorso simile anche poche settimane fa con Grido, che essere spinti o avere subito una forte esposizione è sicuramente un vantaggio, se uno è capace e sa farlo fruttare, ma se uno è scarso rischia solo di fare una caduta più rumorosa.

Per forza di cose, se non vendo non vendo. Non comprare il mio disco, non guardarmi. È stata fatta la cosa al contrario. Siamo stati spinti perché ritenuti meritevoli e poiché un gruppo ha deciso che non lo eravamo siamo dovuti crollare. Anche perché poi si è schierato dalla parte di questo gruppo il nostro manager perché è lui poi che non ci ha fatto più uscire. Se noi fossimo usciti subito dopo le critiche con quel disco avremmo dimostrato che sapevamo fare qualcosa, abbiamo avuto un disco pronto per due anni. E il disco a me non sembra male.

Io ho aspettato il disco in quei due anni. Secondo me ci sono tre, quattro, cinque pezzi belli, puliti, precisi dall’inizio alla fine, e poi un’altra parte più buttata lì, magari perché avete smesso di lavorarci.

Abbiamo smesso di lavorarci e riconosco anch’io che alcune tracce erano molto immature, perché sai abbiamo scritto il disco che avevamo 17 anni. Io mi ricordo una traccia, Noritaka, un pezzo auto-celebrativo un po’ più spinto, non è che mi gasasse più di tanto. Mentre invece poi le tracce che fanno ancora views su youtube, perché sono state ricaricate, come per esempio Senza pioggia non verrà, In mano ai miei, Maria sono ben strutturate. E, probabilmente, se fossimo usciti avremmo dimostrato a una buona fetta di quelli che ci hanno dato contro gratuitamente che noi sapevamo farlo.

Perché io penso sempre che poi alla base di tutto ci devono essere le rime per cui quello va criticato. Certo, poi uno può vestirsi colorato, può far quello che vuole, fa parte dell’attitudine, ci sta anche quello.

Sì a me piace vestirmi così e sono stronzo per questo? Perché la mia base non fa bum bum cha ma alla fine c’è, che cazzo ne so, la dubstep, allora devo essere ucciso? Non sono di questa idea qua

Invece ti faccio una domanda cattiva. Tu sei ritornato a Febbraio, sei tornato perché era il momento di tornare o perché hai visto questa nuova ondata che stava ottenendo visibilità e risultati?

Io so che l’ambiente l’ha visto come “Ernia è tornato per attaccarsi al carro del vincente”, anche perché è tornato con la loro formula. Video di Murdaca, beat di Chris Nolan, un po’ più trappeggiante anche se ho cercato di mantenere la mia impronta. E quindi io so che l’ambiente ha pensato questo. In realtà io sono tornato perché Simone e Lorenzo mi hanno rotto il cazzo all’infinito dicendomi che sono bravo, che ce l’avrei fatta e che avremmo fatto qualcosa di figo. Finché ho ceduto e mi son detto “bene, facciamo qualche pezzo, vediamo come va e se tra 5 o 6 pezzi non concludiamo un cazzo ci salutiamo, torno nel mio anonimato e vaffanculo”. È andata un po’ così, infatti a me Vuoto non piace come traccia, la odio e non la faccio nemmeno ai live. Anche se è sentita, però Vuoto è stata un po’ una scommessa, ho detto “va beh dai facciamola”, è stata una roba un po’ forzata. Poi da Tutto bene in poi è stata una roba per concludere qualcosa di figo.

Comunque non sei proprio ripartito da zero

Sì avevo già qualcuno che si ricordava di me, nell’ambiente assolutamente così come nel pubblico. Da zero zero no, non ho dovuto ricostruire tutto da capo. Non è che in un anno d’assenza ho perso tutto. Non lo so, Instagram l’avevo eliminato, la mia pagina Facebook non la utilizzavo più e quindi, ecco, far girare è stato il problema, spingere. Perché io sui social ero fondamentalmente morto.

E come sei arrivato alla Thaurus?

Simone abita là, andavamo all’oratorio insieme. E quindi lui mi ha detto “vai vai vai” poi se fai roba figa e a noi piace, vediamo di darti una mano. La mano è arrivata ora. Poi ovviamente c’è sempre stato l’occhio vigilissimo di Shablo, di Ciro, che è un altro di Thaurus, già sui progetti prima. Mi hanno sempre inserito all’interno dei live, ho fatto un po’ di aperture ad Izi ovviamente per spingere. Adesso Thaurus mi sta dando una mano anche per l’organizzazione dei video, per i contatti. All’inizio è stato più Simone che Thaurus se devo essere proprio sincerissimo, ma adesso è subentrata Thaurus a tutti gli effetti sempre con Simone.

Io una volta ti ho incontrato in metropolitana, ma ti parlo di almeno 3 anni fa in pieno Tour d’Elite, ma quando c’era già casino e non si capiva bene. È stato proprio un incrocio e l’idea che ho avuto di te, il flash, è che eri esattamente quello che cantavi, non so come dire, ma in maniera positiva. Eri vero.

In realtà so che si pensa ancora questa cosa, che Ernia canta quello ma in realtà Ernia se la mena. In realtà è perché io sono proprio nel mio mondo, se non ci conosciamo abbastanza non sono uno che ti parla troppo, sono proprio per i cazzi miei e anche nei backstage io sono sempre nei cazzi miei (infatti Manu la Mascotte lo ha incrociato per caso in bagno altrimenti questa intervista non sarebbe mai esistita… N.d.r.). Chi vuole venirmi a parlare è il benvenuto ma se no io zero. Quindi so che può sembrare che io viva trattando il mondo con sufficienza, invece non è così. Sono solo io che ho la testa nella merda. Ancora oggi se uno non mi conosce magari pensa “quel ragazzo canta in Troupe d’Elite e non canta quello che sta cantando adesso, quello non canta in pezzi come Neve ma canta Non capisco una mazza”.

Io invece per come ti sto conoscendo, come ti sto seguendo, io ti ritrovo. Anche come ragazzo nei pezzi che stai facendo oggi, e mi chiedevo se ti senti un po’ cambiato o se è stata solo una crescita naturale.

Io sono cresciuto umanamente. Poi magari c’è da dire anche che quando facevamo la Troupe eravamo piccoli. E da ragazzini si è più cazzuti no? Più arroganti, si esprime di più la voglia di spaccare. Poi c’è stato tutto l’odio per Troupe d’Elite che ha portato me e Ghali a sembrare un po’ più altezzosi per diffidenza e protezione, a me in particolare. Adesso in realtà io ho ricominciato, non ho più l’odio addosso anzi, a me pare di essere abbastanza apprezzato dal giro e dal pubblico e quindi non ho bisogno ora di farmi lo scudo intorno, la corazza, di essere diffidente. La cosa che non è cambiata è che appunto io sono uno abbastanza per i cazzi suoi, non sono il re della festa ecco.

Che sei un po’ introverso si vede, si sente. Però con qualcuno ci devi pur lavorare eh

No, no, ma certo, ci sono dei momenti in cui io sono nella mia confort zone e mi ritrovo, e sono tranquillissimo. Poi ci sono altri momenti, tipo nel backstage, io non è che sono al centro della stanza e faccio il discorso motivazionale verso tutti. No, sto nel mio, parlo con i miei quattro amici e basta. Invece al di fuori del mondo rap, andando in università, lavoricchiando, facendo le cose mie, non parlo mai del discorso del rap. Non dico mai che io lo faccio. E questa è una cosa che penso mi sia rimasta da Troupe d’Elite. Non dicendolo, sto evitando l’odio. Anche se magari non c’è. Io nel dubbio non lo dico, così evito tutto lo sbattimento. Evito che magari qualcuno pensi che me la meno. Perché poi magari se andassi in università dicendo “sì, ma io faccio il rapper” e un giorno mando affanculo uno, il commento della gente sarebbe “eccolo il rapper, gli ha detto vaffanculo perché se la sente lui” e invece no, io ti mando affanculo perché ti mando affanculo. Dico che sei uno stronzo perché sei uno stronzo.

Cosa ci dobbiamo aspettare?

Io ne ho un paio pronti.

Comunque sempre pezzi?

Sì però stavo pensando di raggrupparli questa volta, quindi uscirò probabilmente con dei singoli da gennaio in poi, che andranno a far parte di un altro progetto. Non un EP ma neanche un album a tutti gli effetti perché in questo momento non è il caso, anche per le finanze. Non ho né i soldi né il tempo, non è che mi metto giù e faccio un album da 12 tracce. Non potrei farlo ora. Però qualche tracce perché no. Ora ce ne sono due, vediamo di farne altre. Una è molto banger, picchia, è figa, c’è un qualcosa di chatcy, c’è qualche provocazione, qualche messaggino. Un po’ come avevo fatto in Venere. Venere non è piaciuta, però secondo me Venere è il mio picco più alto.

L’Albachiara di Ernia?

L’Albachiara di Ernia per ora è Neve, è piaciuta un sacco. Se mi chiedi qual è il pezzo che mi è venuto meglio, io ti dico Venere, a livello di flow, di scrittura, di beat. Grazie a Marz ovviamente. Però non è andata come le altre, non mi hanno capito. Ma perché penso che Venere sia un po’ più pesante. Ti faccio questo paragone per farti capire cosa intendo per pesante: ci sono dei pezzi in “Status” di Marracash che non sono andati ma che sono clamorosi, 20 anni (Peso) per esempio. Per me quel pezzo è qualcosa di wow, genio, Status è fortissimo. Eppure non tutti hanno afferrato quella roba là. I ragazzini non parlano di Status nei forum perché è roba che non acchiappa i ragazzini quella.

Ma tu li leggi i forum?

Sì, ma io sono anche dentro i forum.

Allora leggerai anche che ti hanno rivalutato…

Sì, vero. Ma c’è ancora qualcuno che è ben fermo su Ernia-Troupe d’Elite e che mi odia, ancora non si fidano.

“Ce la sta facendo credere ma tra un po’ ce la butta in culo!”

Sì, sì esatto, sta facendo questo per farci ricredere ma in realtà tra poco ci ripropone “Non capisco una mazza 2”, sta ancora insieme a Ghali ed è stato tutto un tranello. (risate di tutti)

Io leggo tantissimo i forum, un po’ per piacere e un po’ per dovere, e ti posso dire che tutta la vecchia ondata si è ripulita e tu sei sicuramente visto come quello più serio. Anche un Ghali è stato rivalutato moltissimo.

Sì, Ghali ha cambiato proprio il pubblico, il suo pubblico sono i nuovissimi. I più giovani. Ed è un pubblico che io invece faccio molta fatica a colpire. Ghali rappa ad hashtag, io no. Ovviamente la sua rappata ti rimane molto di più. Io ascolto una volta un pezzo di Ghali e già so come fa, già me lo ricordo. Perché sono hashtag, parole chiave. È fortissima come rappata. Quindi uno che si avvicina per la prima volta al genere viene più colpito da Ghali che da me perché gli rimane di più. La melodia aiuta tantissimo a ricordare e c’è appunto l’hashtag. È tutto hashtag. Quindi sì, Ghali ha tutta la nuova ondata quindi ha tutto un nuovo pubblico. Io invece un po’ ho ripulito il pubblico che avevo prima con i nuovi pezzi. Secondo me lo sparire alla fine si è mostrato il mio punto di forza. Sono stato dimenticato da alcuni, da altri no, ma chi mi ha dimenticato mi ha riscoperto dopo e si è ricreduto. Ghali invece ha tarellato finchè non è riuscito a beccarsi il pubblico dopo, la generazione dopo.

E, visto che sei stato via, tra l’altro oggi ho scoperto che studi lingue quindi metto insieme altri pezzi del puzzle che mi ero fatto su di te, volevo sapere se l’andare via, vedere le cose da fuori, vivere in un altro paese ti ha aiutato.

Anche lo stare solo, molto solo. Infatti questa è una formula che cercherò di ripetere il più possibile. Stare fuori è come stare al di sopra di tutto. Io poi mi ero levato dai social quindi figurati. Quello che stava succedendo mi arrivava come un eco lontano. Ogni tanto qualcuno mi scriveva dicendo che stava succedendo questo e quest’altro. Era una roba che mi faceva pensare “e chi se ne frega, e allora?”. È stato un ripulire anche la mia testa, capito? E stare tanto solo penso che mi abbia aiutato molto. Tutti vanno a Londra, fanno feste, conoscono un sacco di gente. Io non ho conosciuto un cazzo di nessuno!

Dai, fai il bravo…

No vabbeh qualcuno l’ho conosciuto… (risate). Ero in Zona 2, avevo trovato una camera grande, bagno in comune con questa sciura croata che si era presa benissimo con me. Il contro era che lei era matta come un cavallo….

Senti ma quindi hai un piano B?

No, in realtà non saprei cosa fare. Come tanti della mia età. Io ho studiato, prima facevo inglese e russo. Poi Londra, quando sono tornato ho fatto reception all’Istituto Oncologico. Poi dopo qualche mese ho lasciato e mi sono re-iscritto in università. Ma no, diciamo che un piano B vero e sicuro non ce l’ho.

A me, che mi chiamano Prof, non può che far piacere sentire queste parole da un ragazzo giovane che potrebbe seguire la via luccicante e invece si cura di non perdere il contatto con la realtà e le cose del mondo. Studiare ti salva la vita e sono certo che Ernia l’abbia capito, ma sono anche certo che se esiste una giustizia a questo mondo non sarà lui a pagare per tutti e si toglierà molte soddisfazioni nel mondo del rap. Lo meritava cinque anni fa e lo merita tuttora. I suoi pezzi nuovi parlano per lui e questa camminata infinita intorno a Monte Stella non ha fatto che confermarmelo. Il tempo ci dirà, nel frattempo la strada è tracciata e dipende da lui.

Ormai è buio, queste strade sono segnate dalle nostre scarpe, abbiamo girato il quartiere in lungo e in largo più volte per quasi 2 ore. Dobbiamo ancora fare le foto che infatti verranno tutte scure, cupe, ma rintrano perfettamente nel mood di Ernia. Introspettive. Manu è stanca e non sa ancora cosa l’aspetta, sbobinare due ore di intervista è dura come prova. Ma la ragazza è giovane e si farà. E poi è tutto merito suo, senza la sua intraprendenza questo pezzo non l’avreste mai letto.

Ernia e Prof seduti
Ernia e il Prof in QT8
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