Intervista a
Intervista a "Quel bravo ragazzo" di Herbert Ballerina
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Quando ho saputo che avrei avuto la possibilità di intervistare Herbert, in occasione dell’uscita del suo primo film da protagonista “Quel bravo ragazzo”, ho sussultato. Un pò come quando avevi 12 anni e la figa del paese ti rispondeva allo squillo. Herbert Ballerina è la figa del paese anzi, molto di più. Confesso di essere stato al tempo stesso anche un pò preoccupato. In passato avevo già avuto modo di constatare come comici, divertentissimi sul palcoscenico, fossero dei perfetti stronzi nella vita quotidiana. Avevo quindi paura di doverlo declassare, anche solo minimamente, da quella posizione idilliaca che Herbert occupa nel mio cuore. Un olimpo che, se solo sapesse, avrebbe il piacere di condividere con i Jalisse, Mauro Marin e Steven Bradbury.

Nulla di tutto questo. Come leggerete tra poco, Herbert è esilarante sempre e comunque. Anche perchè già il definirlo come semplice “comico” sarebbe assolutamente riduttivo. E’ molto di più. Ballerina, come l’indimenticabile e mai domo ex terzino dell’Inter è DIVINO. Prendetene e mangiatene tutti, Amen.

Ciao Herbert, piacere di conoscerti. Siamo onorati e anche un pò odorati che tu abbia trovato tempo per un branco di ritardati come noi di Hano.

(Ride)Piacere mio. Dal nome del vostro sito ho già capito tutto.

Come sta andando il film? La gente sta andando al cinema? Io ho visto il trailer qui da L’Hondon (citazione per uomini veri) e sono cascato dalla sedia dalle risate.

Guarda il film, soprattutto in rapporto alla situazione del cinema italiano in questo momento, sta andando bene. Sai in media le persone che scelgono di andare al cinema, che già non sono moltissime, molto spesso è più facile optino per un film straniero. Ci sono eccezioni ma funziona così generalmente. Guardando i numeri però mi sto difendendo bene, considerando anche il fatto che questo film è stato comunque anche un azzardo; io il protagonista non l’avevo mai fatto. Non era neanche scontato che andasse bene. Medusa (produzione) è contenta, io sono contento…

Soprattutto la gente mi ferma per strada e dice che ride.

Come è nato il film? Hai partecipato attivamente alla caratterizzazione del personaggio?

L’idea è nata con Marco Belardi (produttore) dopo “Italiano Medio”. C’era la volontà di utilizzare il mio personaggio come protagonista all’interno di un contesto di commedia più tradizionale. Meno “sui generis” rispetto agli standard delle nostre produzioni cinematografiche e non. Con Maccio, come penso avrai notato, facciamo sempre cose molto strane, satiriche o grottesche. Qui c’era la volontà di provare a creare qualcosa di più accessibile. Io avevo voglia di mettermi in gioco,  la produzione aveva voglia, Maccio anche aveva voglia… eravamo molto vogliosi ecco.

La sceneggiatura è stata scritta da Gianluca Ansanello e Andrea Agnello. Io ho partecipato scrivendo le parti che riguardavano il mio personaggio. La regia è di Enrico Lando invece.

Mi interessava sapere poi, dal tuo punto di vista personale invece, come avevi vissuto il passaggio da fantastica “spalla”, con il vantaggio di non avere sulle (s)palle il peso delle sorti della produzione, a protagonista? Come hai affrontato gli “attacchi di pane”?

(Ride) Guarda gli attacchi di pane li sto avendo più adesso che il film è nei cinema pensando ai risultati. Sul set ero molto tranquillo e non mi è pesato assolutamente. Diciamo che con Maccio, girando tutti i giorni da ormai dieci anni, ho fatto un ottima palestra. Poi anche il fatto che interpretassi un personaggio che era stato “cucito” su di me ha sicuramente aiutato.

Non è che mi sono messo nei panni di un avvocato che divorzia perchè ha una storia con un uomo, per dire. Ero nella zona di confort.

La vostra comicità, tua e di Maccio, rappresenta un “unicum” in Italia. Mi vengono in mente altre persone che fanno ridere ma non mi vengono in mente personaggi che si servono dei vostro linguaggio surreale e grottesco. Leggo che vi siete incontrati alcuni anni fa e mi sono chiesto: eravate già così perfettamente compatibili o la comicità di qualcuno si è dovuta “adattare” a quella altrui?

Guarda ti devo dire la verità, è stato, anche se mi secca dirlo (ride), lui a trovare me. Ripeto mi secca dirlo, ma quando l’ho incontrato non avevo la benché minima idea di cosa volessi fare da grande. Ci siamo prima conosciuti e poi ho iniziato a collaborare con la “Shortcut” che è la casa di produzione che Maccio ha con il grande Ivo Avido. La collaborazione ha funzionato così bene che poi abbiamo iniziato a scrivere insieme fino a che è arrivato il momento del mio esordio. La prima cosa a cui ho collaborato attivamente è stata “Fernandello” della serie Mariottide. E’ partito tutto da lì.

Spostiamoci in zona Hanale. Ti piace il rap italiano? E, nel caso in cui, invece, ti faccia comprensibilmente schifo, cosa ascolta Herbert Ballerina?

Io, sia nella vita che in ambito musicale, sono una persona molto “old school”. Specialmente nel rap. Sono cresciuto ascoltando i “Sanguemisto” e Joe Cassano per intenderci…

Qui tutta la “fan base” più old school del sito se ne verrà direttamente nei pantaloni.

Adesso comunque ci sono cose che mi piace ascoltare, ovviamente non tutto quello che passa in radio, ma alcune si. Penso a Salmo e a Noyz Narcos in particolare tra i contemporanei. Mi piacciono perchè sono forti ma sono comunque al di fuori di certe logiche “mainstream” che rendono difficile la produzione di qualcosa di davvero interessante. Io poi comunque ascolto anche altre cose, prevalentemente crossover… per intenderci gli “Incubus” sono il mio gruppo preferito.

Domanda per cercare di infondere un pò di fiducia in mia madre: Ho visto, se corretto, che hai fatto il Dams. Dato che l’ho fatto pure io, avverti il peso di essere uno dei pochi ad avere un lavoro? Ce la si può fare quindi?

(Risata collettiva) Io e te sappiamo entrambi che il Dams rapisce prevalentemente per il suo aspetto ricreativo. E’ una scelta quasi filosofica. Scherzi a parte però, Io, venendo da Campobasso senza alcun tipo di esperienza, il Dams mi ha aperto molto gli occhi e la testa, sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista più prettamente cinematografico. Anche il solo andare a parlare con i professori, perchè il Dams di Bologna ne ha alcuni incredibili, è stata una grossissima esperienza per me che rifarei. Ovviamente non stai andando a fare medicina che il giorno dopo la laurea sei medico però, dal mio punto di vista, ne vale la pena.

Come si vive in mezzo alla gente che ogni due per tre credo ti chieda di dire “come una catapulta?”. Io, ti incontrassi, non farei altro.

Infatti io esco una volta ogni due settimane (ride). No scherzo, ovviamente mi fa piacere. Come dicono tutti è sintomatico del fatto che la mia carriera sta andando bene e che quindi la gente si ricorda di me. E’ una sorta di termometro che ti aiuta a constatare l’efficacia delle tue battute o trovate. Certo magari se evitate di chiedermelo al pub mentre mangio le patatine magari è meglio. Anche se si chiude un occhio e lo faccio lo stesso.

Credo che il successo di tante delle trovate tue e di Maccio sia dovuto al fatto di come queste siano strettamente legate ad una visione, distorta si, ma molto realistica della quotidianità. Una sorta di neo realismo demenziale. La gente non può che ritrovarsi nel vecchio del paese che “ha visto tutto” poiché, bene o male, un soggetto del genere lo conosciamo tutti.

Senti Herbert, il livello della conversazione è stato basso ma cerco di abbassarlo ulteriormente con le domande Hanali. Sei pronto?

Si

“L’angolo della puttHana”. Prostituisciti quindi. Direi che, avendo tu un film nelle sale, potresti cercare di convincere qualcuno ad andare al cinema offrendo qualsiasi tipo di prestazione in cambio. Cosa offriresti? Come convinci gli indecisi?

Mmm…fammici pensare. Ci sono. Una gita al bagno di casa mia. Dicono sia molto confortevole. Poi non lo so, così si dice.

Perfetto ne sei uscito da campione. Passiamo all’angolo della “sHanpista”. Raccontaci un pettegolezzo di cui sei venuto a conoscenza.

Ho sentito che la mia vicina di casa ha perso la testa per un Dobermann. Mi è arrivata così come notizia anche se devo dirti che non ci credo molto. Il marito pare sia disperato.

Concludiamo con una domanda MarzulliHana. Una domanda discendente della famosa “si faccia una domanda e si dia una risposta”. Qual’è la domanda che vorresti sempre ti facessero e che nessuno ti ha mai fatto?

Se ho mai fatto snorkeling. La risposta è NO. L’aspetto ogni volta ma niente da fare.

Che dire? Difficile aggiungere qualcosa a questa intervista che non ha deluso minimamente le aspettative. Herbert Ballerina si conferma un eroe dei nostri tempi.

Il mio suggerimento, dato che il film è ancora nelle sale italiane, è quello di fiondarvi al cinema come… come…

COME UNA CATAPULTA!

#Tavorsullasabbia

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo.