Lowlow: tra Sugar, il rap, Ulisse e la scuola. Passato presente e futuro di un artista
Lowlow: tra Sugar, il rap, Ulisse e la scuola. Passato presente e futuro di un artista
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In questi giorni se ne è parlato molto: Lowlow è il primo rapper a firmare per la storica etichetta Sugar (che ha lanciato, tra gli altri, anche nomi come Elisa).
Venerdì è uscito il primo singolo di questa nuova avventura per il rapper romano, Ulisse, prodotta da Fausto Cogliati (i più mainstream di voi lo conosceranno per il lavoro con Fedez ad X-Factor).
Inutile dire che l’hype per questo nuovo progetto è altissimo e da quello che siamo riusciti a percepire le nostre attese non verranno disilluse; abbiamo raggiunto Lowlow per assicurarci un’intervista esclusiva con il nuovo membro del roster Sugar.
A dispetto di quello che si può pensare è un ragazzo molto disponibile e gentile, certo forse un po’ megalomane ma i risultati che sta conseguendo parlano per lui. Una cosa che mi ha colpito molto è che si è presentato come Giulio, anche se chiaramente era scontato che io sapessi chi fosse, ha voluto dirmi il suo nome di battesimo e non quello da artista; è proprio con questo spirito che dovreste prendere quest’intervista, perché oltre il rapper c’è di più.

Dunque Lowlow ho ascoltato il singolo, mi è piaciuto molto e mi ha sorpreso! Devo dire che non sono mai stato un tuo grande fan ma oggi qualcosa in me è cambiato. Sicuramente una cosa che ha influenzato tantissimo questo mio cambio di opinione è la produzione del singolo: ho sempre trovato che le basi su cui hai lavorato fossero un po’ limitanti per te e facessero fatica a stare dietro al tuo flow, questa volta però qualcosa è diverso, la tastiera sotto che da un tono quasi pop ti calza a pennello!

Santo Fausto!
Sono contentissimo di parlare della produzione perché secondo me è successo davvero un miracolo. Fausto è l’uomo della provvidenza. Io avevo un’idea molto particolare di questo disco e di Ulisse, volevo che in qualche modo riflettesse quello che sono io e che volevo fosse anche il disco. Volevo tenere il più puro possibile il discorso lirico del mio viaggio che è poi lo stesso dei super mc liricisti americani (Eminem, Andrè 3000, Kendrick Lamar ecc.) a cui io sono legatissimo e da cui io prendo moltissimo; però era una mia prerogativa quello di portare il disco e soprattutto Ulisse su un mondo che non fosse puramente e strettamente rap, quindi l’incontro con Fausto Cogliati è stato veramente importante perché lui ha da subito capito che le mie liriche e le mie metriche potevano andare ad interessare anche un pubblico che non fosse strettamente legato al contesto “yo yo pantaloni larghi”. Poi Fausto ha una personalità artistica pazzesca, è la persona più forte con cui io abbia mai lavorato e se io scrivo veloce lui produce più veloce ancora, ci vogliamo bene e ci prendiamo in giro, l’unione tra il mio mondo ed il suo mondo è stata davvero molto importante, abbiamo preso ognuno qualcosa dall’altro e credo che il risultato sia molto figo. Lavorando con Fausto mi sono reso conto che stando a livelli alti come quelli in cui è lui tutto il discorso di genere “faccio pop, faccio rap, faccio soul, riprendo da Eminem ecc.” passa in secondo piano perché qua ci stiamo esprimendo e una volta che sei forte e ti esprimi il messaggio arriva. È proprio questo che mi sta insegnando Fausto, oltre che a tantissime cose dal punto di vista tecnico.

Non avevi paura che il fatto che Fausto Cogliati lavori con Fedez a X-factor potesse far diventare la cosa un po’ troppo pop o troppo commerciale?

Sai cosa, a me la parola “commerciale” non piace tanto. La parola pop però mi piace; io non sono un tipo pop, però è l’idea di pop che piace, perché da fanatico della scrittura e dell’inseguire la perfezione mi piace questo concetto di scrivere qualcosa di forte, semplice e che possa arrivare a tante persone.
Devo dire che non sono mai stato spaventato da questo discorso pop/X-Factor di Fausto, però prima di andare a lavorare con lui mi sono andato a sentire le sue produzione più importanti come dei lavori con Fedez e ho notato che c’è molta forza in quelle cose, dal momento in cui tu fai un singolo o comunque ti esprimi con un progetto importante tu devi essere te stesso ma devi tener conto di tante cose, il che significa che devi dare il massimo per dire qualcosa di tuo che possa arrivare a tante persone. Io l’ho vista come una sfida a livello molto positivo.

Lowlow
Lowlow

Vorrei parlare proprio di Ulisse chiedendoti chi è Nico, se è un tuo alter ego e poi perché hai deciso di intitolare il brano proprio “Ulisse” come se fosse un viaggio, un’odissea.

Nico è un nome che francamente mi sono inventato. Ho capito subito che si sarebbe dovuto chiamare Nico, non so perché!
Vedila così, con una metafora divertente: Nico è quello che sarei io con più palle e più senso pratico in un mondo parallelo, dove non esiste il rap per sfogarsi.
Nico ha la mia parlantina, io mi alleno 24h su 24h a dire stronzate con il rap. Il discorso è che secondo me quello che rende speciale quello che faccio è la velocità mentale con cui lo faccio. Se uno mi taglia la strada in macchina io sono uno che gli tira le punch line “ti farò strisciare a terra come un millepiedi”, è una questione di velocità, cattiveria, cazzimma, è quello che sono io, nel vero senso della parola, ma potremmo essere tutti noi nei momenti in cui ci troviamo in difficoltà, che può anche essere una difficoltà del tipo quella di dover fare un disco che ti rappresenti, e tutte le tue paure diventano forza e tu diventi insensibile a tutti, non ti importa di nessuno se non di esprimerti e questo è un po’ il concetto di Nico. C’è anche tutto quel cinismo di fondo che a me fa ridere, passare da cose più elevate ad altre più dissacranti dice tanto di me.
Per quanto riguarda il titolo e la scelta di Ulisse, bè c’è un riferimento a Joyce, all’Ulisse di Joyce che è la giornata di un irlandese, io ho fatto la giornata di un ragazzo del ’93 che si sente molto alienato e ha bisogno di lasciare un segno, indipendentemente da quello che sia, perché noi siamo uomini d’azione e di fede.

“sento queste voci, mi partono queste fisse un giorno di vita di Nico, Ulisse.”

Il motivo di questa intervista è però il tuo ingresso nella storica etichetta Sugar: come ti senti? Pensi che sia un traguardo o una tappa?

Penso che sia un traguardo ma anche una genesi. Io mi sono un po’ allontanato dalla scena rap; ho sempre fatto rap come se fosse una Jihad per dimostrare il mio valore a tutto e tutti e quando tu fai rap come lo faccio io non è più passione ma ossessione, come il tennis per Agassi. Le cose mi sono sempre andate bene nell’underground e ho ottenuto grosse vittorie e grossi traguardi, questo mi ha portato alla Sugar! Questo però non è solo un traguardo ma anche un inizio perché io ho iniziato a fare rap facendo davvero solo quello da adolescente.
Quando uno è adolescente e fa dei video e li mette su youtube fa vedere un lato di se stesso che è il lato più forte e sicuro, questo non significa che non sia un adolescente che andava a scuola con problemi normali come “devi fare i compiti di matematica” e io mi sentivo offeso da questa cosa. Per fortuna e per bravura ora faccio questo lavoro a tutti gli effetti, lavoro con persone bravissime che credono molto in me e questo mi sta facendo capire per la prima volta cosa sia il gioco di squadra. Di conseguenza tutte quelle paure ed insicurezze che si riflettevano nel mio rap (indipendentemente da quanto io non volessi, perché ero un adolescente inparanoiato che sperava di fare questo e solo ed esclusivamente questo) adesso stanno cadendo ed io mi sento una persona più libera e meno tormentata da me stesso perché più capita dagli altri.
Di conseguenza questo per me è un grande traguardo, quello di far parte dell’etichetta indipendente più importante d’Italia, ma anche un inizio perché io sono uno che va molto fiero di quello che ha fatto fino ad ora, ma non è niente rispetto a quello che sto per fare.

A proposito di futuro, ho la tua stessa età e ti capisco e capisco che poter parlare di un disco di maturazione a 23 anni è quasi anacronistico, ma tu pensi che il disco che hai preparato possa considerarsi il tuo disco di maturazione?

Io non sono una persona matura ne ho molta voglia di esserlo, però sono una persona molto tormentata, lo sono sempre stata e credo lo sarò sempre, tuttavia come dicevo su Nico a volte i tuoi tormenti e le tue paure, in base a come le usi, possono diventare delle armi, delle cose in più perché spesso le persone intelligenti sono tormentate e più sensibili.
La verità è che io non penso mai alla mia maturazione personale, non mi sento una persona, mi sento un artista, preso in alcuni momenti posso essere una fonte di luce, ma per la maggior parte del tempo io non auguro a nessuno di incontrarmi per strada.
Io non so se adesso sono più maturo come persona, ma so che ora sono l’artista che sognavo di essere a tredici anni, quindi si, è un disco di maturazione.

Dal singolo che ho sentito e dal video che ho visto penso che il tuo disco possa fare da spartiacque e mettere un po’ di ordine nella scena rap di oggi tra trap, old school ecc.

Guarda io sono sempre stato molto informato sul rap italiano da cui ho sempre preso un sacco di ispirazioni, è anche vero che questo è un momento molto importante per me dove stanno cambiando molte cose e per scelta mi sono chiuso in una bolla concentrandomi sull’introspezione del mio lavoro e nel creare qualcosa di nuovo. Di conseguenza non sono molto informato su quello che c’è intorno a me perché credo che quello verrà con l’uscita di questo disco sarà qualcosa che servirà davvero a fare da spartiacque, quello che succederà dopo sarà da chiedere agli altri.

Te l’ho chiesto perché mi sembra che tutte le critiche che vengono mosse ai vari Sfera Ebbasta, Dark Polo Gang ecc. siano molto simili a quelle che venivamo mosse a te e NSP qualche anno fa.

Si è vero, è una riflessione intelligente e sono d’accordo.
Questo però non è un problema della scena ma è un problema del pubblico perché anche se in Italia stiamo andando fortissimo con il rap il pubblico, in particolar modo su internet, è fatto da milioni di rapper mancati. Io questa cosa l’ho già vissuta, ma la verità è che chiunque stia facendo una cosa nuova e si stia proponendo in modo nuovo subisce molte critiche da tutti quelli che vogliono dire la loro opinione ma che sono fuori da questo mondo e possono solo criticare. Io sono molto aperto di mentalità ed è una caratteristica che ritrovo nella DPG, che conosco, sono miei amici e ci vogliamo bene. Andavo a scuola dove andava Arturo (Dark Side ndr.) e anche se ascoltiamo e facciamo rap diverso siamo molto simili, siamo aperti a qualsiasi cosa, a qualsiasi nuovo stile e qualsiasi innovazione. Di conseguenza questi sono problemi di chi sta su Youtube a farsi le pippe.

Senti per preparare l’intervista ho letto anche qualche tua vecchia dichiarazione che avevi rilasciato, in alcune citi tra le tue influenze soprattutto Eminem e Kendrick Lamar, però in realtà c’è qualcosa di te che mi ricorda molto il buon vecchio Kanye West…

Kanye West? Wow. Dunque innanzitutto siamo due mitomani del cazzo, quindi si.
Mi vesto molto meglio io, e questo voglio che sia chiaro. Poi in realtà in questo senso ho una certa faida con A$ap Rocky che continua a copiarmi i vestiti, però per questo verremo presto ad una soluzione.

Aspetto il dissing allora.

Nono è lui che deve iniziare, io al massimo arti marziali!
A me piace molto l’ultimo disco di Kanye, ma lui è più un grande artista che un grande rapper.
Del disco nuovo mi piace moltissimo FML, quella con The Weeknd che trovo davvero molto figa, come anche è figo il suo modo di esprimersi nelle strofe rappate.
Sai cosa? Credo che come tutte le persone espressive è uno che con una frase semplice riesce a dire davvero tante cose, è la ricerca della semplicità per essere perfetti e puliti ed arrivare dritti al punto. Questa è una cosa molto figa di Kanye West che ho preso da lui come da molti altri artisti.
Poi è fichissima la strofa che ha fatto con Kendrick Lamar in No More Parties In L.A. dove prima del flow e della tecnica mette il suo personaggio, ma in una maniera strana e spinta “il mio psichiatra ha scritto dei libri che io ho ispirato”. Quindi sono molto contento di questo paragone, grazie.

Figurati, in realtà sono stato solo sincero, ed è proprio sulla sincerità che ho deciso di improntare tutta l’intervista. Tu sei sempre stato molto sincero come rapper e persona, a volte anche troppo: quanto pensi che possa averti aiutato e quanto, invece, frenato?

Mi ha aiutato tanto, però guarda il mondo del rap, anzi della musica, io ti dico una cosa oggi ma domani non si sa cosa potrà accadere e potrei dirtene un’altra. Mentre sono qui a parlare con te mi sento un miracolato, perché io ho sempre detto le cose come stavano e come le vedevo e trovarsi a 21, 22 anni a poter dire io sono il miglior rapper d’Italia e far parlare tutti, poi un anno dopo firmare un contratto come quello che ho firmato io, vuol dire che forse ci vedo lungo nel mio delirio di onnipotenza. Quello che voglio dire è che il mio senso di competizione è fortissimo, io mi sento competitivo nei confronti del mondo, il senso di dover dimostrare qualcosa e di dover distruggere qualunque cosa mi stia attorno è fortissimo in me, però è anche una competizione sana. Come dicevo prima io rispetto le persone e rispetto quelle che fanno qualcosa anche di innovativo, di diverso da me ma in maniera figa, qualcosa che io posso capire anche se non farei.

Quelli che credono in quello che fanno diciamo

Si ecco quelli che ci credono ma anche quelli che valgono, perché poi conta anche essere bravi. Sai cos’è? Che in Italia, nel rap italiano, c’è sempre stata questa cosa di dire “si quello là ok, non è niente di che però è amico mio e quindi gli faccio fare la strofa” ecco non c’è un amico mio a cui faccio fare una strofa. Cioè sticazzi di quanto sei simpatico e tutto, qua conta quanto meni, quanto sei bravo; questa è una cosa che io sono fierissimo di aver sempre detto e continuerò con questa linea, con il massimo della coerenza, anche perché non riesco a non dire le cose che mi vengono in mente

Lowlow
Lowlow

Questo tuo salto di qualità, questo contratto importante che hai firmato, pone in qualche modo fine al tuo sodalizio artistico con Mostro, Ser Travis, insomma NSP, oppure li ritroveremo nel tuo disco?

Aspetta, aspetta, non vorrei essermi fatto capire male: quello che voglio dire è che io ho collaborato con Mostro e Ser Travis perché li reputo forti, era una cosa che dava slancio sia a me che a loro ed era una collaborazione nata per un fine lavorativo di miglioramento. Poi si è instaurato un grande rapporto d’amicizia prima, durante e dopo ma il legame viene dal rap. Logico che ho un grande rapporto con loro due, siamo amici e anche se in questo momento non lavoriamo più assieme il rapporto resta. Però il rapporto lavorativo per me nasce sempre da un fine musicale comune, mai da una mentalità “volemose bene” io non sono per niente un tipo “volemose bene”. Detto questo non posso assolutamente dirti cosa c’è nel mio disco ma ti posso dire che è un disco incredibile!

Ho spesso trovato dei riferimenti cinematografici nei tuoi testi, questo mi fa presupporre che tu sia un grande amante di cinema.

Anche in Ulisse si vede tanto, secondo me, questo mio fare un po’ registico. A me piace molto il cinema, mi piace tanto e prendo anche tanta ispirazione dalle cose: per esempio ho appena finito di vedere The Young Pope e per due settimane ho parlato come Jude Law. Mi piacciono molto le storie semplici ed i film di vendetta come Kill Bill o Old Boy; mi piacciono i film coreani un po’ malati, però ti consiglio il mio film preferito (anche se un gradino sotto Scarface) che è Il Petroliere. (There Will Be Blood in lingua originale, un must che dovreste vedere tutti ndr.)

Ci salutiamo con le classiche domande di Hano.it
Angolo della puttHana, prostituisci il tuo disco:

Sono il più bel rapper italiano, il miglior rapper italiano. Questo disco cambierà tutto, dovete sentirlo per quello che faccio e quello che dico, perché ho qualcosa da dire al mondo.

Angolo MarzulliHano: fatti una domanda e datti una risposta

Come sei vestito in questo momento? Oggi ho delle scarpe alte bellissime, dei pantaloni da strage, una maglietta collo alto da mafioso russo e un giacchetto college che ho preso chissà dove a pochissimo, con le maniche di pelle tutto nero e viola.

Perfetto così A$ap Rocky ora ti può copiare…
Angolo della sHanpista: regalaci un pettegolezzo.

Dunque c’è questo personaggio della Sugar molto importante, di cui non non posso però fare il nome, che mette 4 zollette di zucchero nel tè del distributore, il che secondo me è una cosa criminale! Io sono indignato!

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto