Mistaman
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La nostra intervista a Mistaman

Mi è già successo, in passato, di realizzare delle interviste che fossero troppo lunghe o troppo personali per poterle semplicemente limitare al concetto di intervista in formato domanda-risposta.
L’altro giorno ho avuto modo di prendere un caffè con Mistaman, abbiamo parlato a lungo, io ho registrato ed il risultato lo trovate nelle righe qui sotto.
Abbiamo parlato del suo disco, Realtà Aumentata, ma anche di lui come persona, della sua vita, delle sue paure, dei social network e di quel viaggio a New York…

Realtà aumentata è un concept album? Lo chiedo in base a: i colori, le grafiche e le tematiche che sono legate alla società di oggi.

Più che un concept album è un album con un concept, nel senso che gli argomenti sono piuttosto vari, non ho voluto approcciarmi alla scrittura con dei paletti stretti anzi rispetto al solito mi sono lasciato andare un po’ di più. Ho cercato di non inserire testi che mi chiudessero tecnicamente a fare un trick, ci sono anche in questo disco dei brani che fanno questa cosa però un po’ meno. Ci tenevo però a chiudere il tutto e a fare un concept grafico con un’impronta chiara. Questa impronta chiara si può intuire dal fatto che anzitutto non mi faccio vedere in faccia nella copertina e i toni sono molto dark, e poi ci sono queste griglie energetiche che stanno un po’ sopra la realtà.
La mia idea era anzitutto quella di un rifiuto dell’immagine che sempre di più è associata all’Hip Hop e ai rapper di oggi, e poi incentrare l’attenzione su quello che io faccio e dico più che su di me e su questa visione che poi proietto sulla realtà.
Realtà aumentata non è intesa nel senso strettamente digitale ma come visione dell’artista che si sovrappone, descrive ed aumenta la realtà.

La canzone del disco che mi è piaciuta di più è Indelebile, l’ho trovata fresca e moderna anche a livello di produzione. Mantenere uno stile classico non risultando però mai vecchio è sempre stata una tua caratteristica, a tal proposito qual è il segreto della tua longevità?

Intanto ci tengo a dire che non è un procedimento indolore che mi viene in modo naturale. È un processo doloroso perché mettersi in discussione e riuscire a mollare dei pesi che ti porti sulle spalle è doloroso e ti fa analizzare tanto quello che hai fatto. Però penso anche che sia l’unico modo per me di continuare a farlo, perché mi pesa veramente tanto rifare cose che ho già fatto. Forse tutto questo è figlio anche di quella cosa che ti dicevo prima del sentirmi sempre in difetto rispetto alla musica e a ciò che posso raggiungere. Io poi, anche nel mio modo di autocelebrarmi nei pezzi, sembra che trasudi sicurezza e che mi senta intoccabile. In realtà tutto questo processo di rimettermi in discussione è doloroso e richiede una certa dose di umiltà. Ti ringrazio che tu mi chieda questo perché vuol dire che allora arriva fuori. Io mi sento sempre in ritardo rispetto alla velocità con cui dovrei cambiare.

Sempre stando su “Indelebile” ho trovato molto interessante il fatto che sia un metatesto, cioè parla di come tu scrivi le canzoni. Io amo molto scrivere e tu fai della scrittura il tuo punto forte, mi piacerebbe quindi approfondire questo argomento.

In questo processo di autoanalisi che è il disco sono giunto alla conclusione che quello che mi manca e mi è sempre mancato è prendere delle emozioni che provo e riuscire davvero a darle alla gente. So che questo comunque in qualche modo arriva, però mi sono chiuso sempre in dei concept molto stretti che magari sanno emozionarti tecnicamente però ti sacrificano dal punto di vista emozionale. In questo disco ho provato a recuperare un po’ questo mio aspetto sapendo che però era anche un pericolo, perché da me la gente si aspetta Paganini, cioè il virtuosismo tecnico. Quando rinuncio al tecnicismo corro magari il pericolo di deludere qualcuno.

Tra l’altro in questo disco c’è uno dei tuoi pochissimi pezzi d’amore, Noi

Si c’è un pezzo d’amore che non è slegato dalla realtà e parla di una storia vera, poi non è una delle solite canzoni d’amore mielose ma è un amore che nasce dalla disillusione e forse per questo è più reale!

Senti noi una volta ci siamo già incontrati, di fatto però questa è la prima volta che abbiamo modo di parlare seriamente e chiacchierare e sono molto sorpreso perché mi aspettavo una persona un po’ diversa.
C’è una doppia personalità Mistaman/Alessandro?

Intanto spero di non averti deluso troppo!
Mi viene spesso in mente questa metafora, non so se hai presente il film The Mask: penso che l’Hip Hop sia un po’ come la maschera di The Mask cioè prende una parte della tua personalità e la estremizza, quindi penso che grazie alla musica riesco ad esprimere una mia parte più aggressiva ed estrema che esiste ed è dentro di me, credo anzi che sia dentro ognuno di noi.
Forse è questo il motivo per cui non ho ancora ucciso nessuno.
Penso che sia un privilegio che ho quello di avere un canale che mi permette di dare sfogo a tratti di me che nella vita reale non possono esprimersi. Poi di mio sono abbastanza riflessivo, ai limiti dell’eccesso, quindi nella musica riesco sia a dare sfogo a questa mia cerebralità sia ad avere picchi di immediatezza e superficialità, di violenza fine a sè stessa che mi riequilibrano molto. Poi per vivere oltre alla musica ho anche un lavoro normale, faccio l’art director nell’ambito digital e lì sicuramente non ho modo di esprimere il mio lato più selvaggio.

Mistaman
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Vorrei parlare un po’ della canzone che apre il disco: Apocalypse Yao.
Ora che ho occasione di chiacchierare con te non posso non chiederti…. cazzo vuol dire Yao? Lo usi solo per aiutarti a stare a tempo o ha un significato particolare?

Diciamo che è una cosa che fanno in tanti, soprattutto in Jamaica.
Ci sta avere questa frasette per prendere il tempo, per entrare nel flow. Poi negli anni ho sempre avuto questa roba del “Yo”,”Hey”, ”M” e alla fine Yao è diventato un po’ un hashtag che mettevo nei post per dare un link con la mia musica.
Ti dirò poi la verità: prima mi è venuto in mente il titolo de pezzo che volevo usare assolutamente e poi mi sono chiesto “e adesso che pezzo faccio per dargli un titolo così?” Era un po’ che avevo in testa questa roba dell’apocalisse quindi mi son detto “o chiamo le altre tre persone a fare gli altri tre cavalieri o li faccio tutti io.”
La cosa in più che tecnicamente è stata sfidante è che l’inizio di ogni strofa, quando introduco il cavaliere faccio rime solo con il nome del cavaliere (carestia, pestilenza, guerra e morte).
Cerco sempre di dare un livello di profondità e di tecnica in più perché penso che sia anche una ricetta per far durare tanto i pezzi. Sono livelli di lettura che ad un primo ascolto magari non cogli, ma quando gli interiorizzi e chi gli ascolta se ne accorge si sente anche più legato perché è qualcosa che si è guadagnato.
Come un videogioco difficile in cui per arrivare al boss di fine livello hai smadonnato di più però negli anni te lo ricordi e lo associ ad un qualcosa di più profondo.

Mi fa piacere che tiri in ballo i videogiochi perché so che sei un grande appassionato, così come di film e serie tv.

Guarda una serie che mi ha ispirato moltissimo nella stesura del disco è Black Mirror che parla di questo rapporto con tecnologia e con i social che magari nel disco non è stato sviscerato tanto, ma che in parte sicuramente arriva come rifiuto del successo che deve essere proiettato nei social, della sostanza delle cose che poi va persa. La tecnologia, anche se è un aiuto, è un fatto imprescindibile della società di oggi. Credo che non abbia più nemmeno senso parlare di digitale perché noi stessi ormai siamo digitali. Però almeno criticarne i lati oscuri, quello si, si può ancora fare.
In generale ci sono anche alcuni videogiochi che ormai sono paragonabili al cinema a livello di trama come The Last of Us o The Witcher 3 ma potrei tirarti fuori qualche altra chicca.

Altri videogiochi per tutti i nostri nerd fan?

Ero estremamente vittima dell’hype attorno a No man’s sky che poi all’ultimo mi ha deluso. L’idea era buona e il fatto che ha creato tutta questa attesa farà sì che qualcuno creerà prima o poi qualcosa del genere ma migliore. Poi sai questo era fatto da uno studio indipendente… probabilmente dovrà uscire Mass Effect Andromeda, che è tutta un’altra roba però anche lì ci sarà il piacere di andare ad esplorare l’universo.

Parlando di cose più serie: hai iniziato a fare rap nel ’94, io sono nato nel ’93 (di conseguenza wow) cos’è cambiato in Mistaman in questi 22 anni?

Wow la mia musica è maggiorenne anche negli Stati Uniti!
Cos’è cambiato? Diciamo che la mia musica non può essere slegata da me stesso come persona e cambia come cambio io. Mi faccio dei props nel momento in cui vado a cantare un pezzo di quando avevo 20 anni dal vivo e non mi sento un coglione. O ero molto maturo allora o sono immaturo adesso, però andare a cantare un pezzo che ho scritto così tanti anni fa mi piace e mi fa capire che c’è una coerenza nel mio messaggio e nel mio percorso. La mia vita d’altro canto è cambiata tanto: la dove molte speranze si sono infrante, molta fotta fine a se stessa è stata incanalata in altro. Nel frattempo anche il mondo mi è cambiato attorno, però quello che mi piace di tutto questo percorso è trovare una coerenza e penso che il fatto che esista questa coerenza è perché all’inizio non è stato un approccio superficiale, un volersi a tutti costi un mettersi in mostra per diventare famosi, anzi nel bene o nel male era l’opposto di quello che volevamo fare noi. Eravamo veramente un po’ pazzi, eravamo l’anti mainstream, fanculo Eros Ramazzoti, fanculo chi vende i dischi, la roba che facciamo noi è fuori dal sistema, e non c’era nemmeno l’idea di “ci sostituiamo al sistema” o “diventiamo noi quelli che mangiano in testa a voi” era proprio un’energia che sentivamo e non potevamo fare a meno di ripeterla e di sfogarla. A ripensarci adesso sembra una cosa un po’ immatura, ma avevamo 20 anni e avevamo un approccio punk. Quando abbiamo iniziato era proprio un patto di sangue e semplicemente io già sapevo che non avrei mai smesso. A volte ricevo dei messaggi di ragazzi che iniziano e mi mandano il loro primo pezzo o il loro primo video, e spesso queste canzoni sono accompagnati dalla domanda “ho le capacità? Ho le skills? Vedi del buono in quello che faccio?”; mentre quando ho iniziato io sapevo che non avrei potuto fare a meno di farlo e non mi ponevo il problema se avevo le capacità o no o se ero abbastanza bravo o meno.

Mistaman
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Secondo te i ragazzi di oggi sono più bravi di te ai tuoi tempi?

Secondo me alcuni ragazzi di oggi sono ESTREMAMENTE più bravi di me! Poi ce ne sono alcuni bravi e altri no, però la qualità media di quelli che iniziano è pazzesca. Ce ne sono alcuni che iniziano e sono già precisi di metrica, di flow, il linguaggio è già stato rodato, digerito ed interiorizzato e arrivano già a buon punto. Se poi vogliamo andare a trovare qualcosa di negativo è che a volte si perde a ricerca del proprio stile, che è un imperativo.
Prima di rappare per somigliare a qualcuno, rappavamo con il piano di non somigliare a nessuno” dico nel disco: era proprio un imperativo degli anni 90’ quello di trovare un proprio stile, invece ora c’è un po’ l’idea del follow the leader, di etichettarsi. L’autotune sembra che sia complice di questa uniformizzazione, però può essere usato in tanti modi e sta facendo da spartiacque. I linguaggi musicali sono complessi e anche una roba semplice come l’hip hop ha miliardi di linguaggi diversi.
L’autotune è una cosa che chiunque capisce subito, lo senti subito e diventa la critica più facile ed evidente da fare. Non è che uno arriva sul video e ti dice “ascolta guarda che ho notato che nella seconda strofa sei partito terzinato e dopo mi sei tornato in battuta, come mai?” no; invece sentono autotune e “AH AH (detto come la quando La Signora in Giallo scopre l’assassino, e non come risata ndr.) adesso anche io posso dire la mia e sono un critico musicale”.

A proposito di commenti: come prendi le critiche negative che ti vengono poste? Lo chiedo a te perché ho notato che hai davvero pochissimi haters…

Ed è un male, ricordiamolo

Molti haters molto onore!

Secondo me non è naturale a livello di evoluzione dell’essere umano interagire con così tante persone. Ci siamo evoluti per milioni di anni interagendo con poche persone e già il fatto che oggi viviamo in città così grandi è una cosa quasi incompatibile per i nostri comportamenti sociali.
Internet ci fa mettere in contatto con una quantità di persone ingestibili a livello emotivo.
Ricevere commenti da tanta gente che ti da affetto o ti da odio non fa bene e ti mentirei se ti dicessi che non mi fanno effetto.
Ad un certo punto però bisogna mettere una sicura tipo salvavita e quando arriva troppa roba ti devi staccare. È un’azione che devi fare con molto autocontrollo perché anche tralasciando i commenti negativi, perchè tra tutti quelli che ti arrivano potresti trovare una critica costruttiva, forse quelli che ti fanno più male sono quelli positivi, perché potresti iniziare a crederci. Ad un certo punto però potrebbero non arrivare più e potresti averne bisogno come una droga, e allora inizi a postare le foto di te che fai colazione e a scrivere su twitter “Buongiorno! Kaffeè?”
Buongiorno cosa?
Io sono andato a ridurre sempre di più i miei post e sono andato a ridurre sempre di più proprio questi post casuali tipo “Raga è iniziata la primavera, ma allora?” o “Buon San Valentino!” perché credo che alla base ci sia solo un bisogno di feedback che poi cercano, non solo gli artisti a volte in misura quasi compulsiva, ma un po’ tutti.
È una droga che in misura maggiore o minore prendiamo tutti.
Figurati quando questa roba è moltiplicata. Posto una foto di me in vacanza e mi becco 1.000 like, sono 1000 persone che non è giusto che siano lì. Credo sia innaturale rispetto ad un normale vivere sociale.



Tu hai anche un profilo con un nome falso oltre alla tua pagina personale?

Allora ne avevo uno con il mio vero nome e cognome ma ho dovuto abbandonarlo.
Poi ne ho fatto un altro con lo scopo di interagire con le persone che conosco ma la verità è che non posto niente e non ne trovo il motivo. Le persone che conosco le vedo e le incontro.
Preferisco interagire con il web come Mistaman con una versione di me già socialmente digerita.
Non credo proprio sia giusto dare spazio a parti di me che non devono interessare alla gente. Ho bisogno di una mia socialità per non impazzire perché se io divento Mistaman metto le basi della mai futura infelicità: è una roba dopata, la gente mi dà feedback e mi vuole bene per quello che faccio. È una parte di quello che sono, ma non è tutto quello che sono.

In merito a questa cosa di affetto/critica: ti ricordi un complimento che ti ha fatto stare particolarmente bene o una critica che invece ti ha fatto del male?

Ultimamente stavo preparando il live e sono andato a riprendere pezzi vecchi e a vedere quali inserire in scaletta, tra questi c’è il pezzo M.I.S.T.A.M.A.N.  ed era da anni che non andavo a leggere i commenti e lì c’è un sacco di gente che dice “AH! Hai copiato Fabri Fibra dalla A alla Z” che è un pezzo che non c’entra proprio niente.
Mi sono girati un po’ i coglioni, insomma è tutto un altro pezzo.
Quello che mi fa più soffrire, in generale, è quando quello che faccio non viene colto nella sua essenza, oppure quando viene citata una mia rima sbagliata, e se citi una mia rima sbagliata si perde il gioco di parole che avevo fatto! Queste sono le cose che forse di più mi fanno innervosire, però è il prezzo da pagare per fare una roba più complicata.
Certo questo non è esattamente odio ma è una cosa che mi da parecchio fastidio.
A livello di odio ci sono quelli che mi dicono “Ah solita roba di mista” che è opposto all’altro commento di odio ovvero “Cazzo mista torna a fare la roba di una volta”.
D’altra parte a livello di complimenti me ne fanno fortunatamente molti.
Il lato buono della complessità della mia musica è quando viene colta, quando viene colto il trick in più e nei commenti vedo che si discute su quell’incastro piuttosto che su quella rima e magari vedo i fan che si prendono la briga di difendermi e fare i miei avvocati.

Ho letto che eri molto emozionato di lavorare con Marco Polo, mi ha stupito sapere che Mista McFly era il vostro primo pezzo assieme visto che gira comunque nel vostro ambiente da un po’!

Ero in vacanza a NewYork con Ghemon e lui è stato il gancio per lavorare con Marco Polo.
Siamo stati a cena da un amico italiano che vive lì da un po’ con anche Bassi e Dj Zeta, una bella cricca.
In uno dei giorni che eravamo lì a siamo stati nel suo studio a Brooklyn a sentire un po’ di beat.
Sentire dei beat lì, non so, ha un qualcosa di diverso, forse c’è qualcosa nell’elettricità che entra nel campionatore. Marco avrà messo venti beat uno più bello dell’altro e quando è partito il beat che abbiamo poi scelto per il disco abbiamo capito subito che poteva fare per me. Poi in generale è stato magico davvero tutto.
Una sera siamo stati a vedere Diamond D e Large Professor, due storici producer anni 90’, che suonavano con un 45 giri. Nella platea, tra il pubblico c’erano tutte leggende degli anni 90’ che erano lì ad ascoltare.
Per me è stato un po’ un cerchio che si è chiuso.
Di fatto io mi sono innamorato di questa cosa guardando i loro video e la prima sera a New York esco, vado in un locale e me li trovo tutti lì.
Consiglio a chiunque ami questa musica di andare a New York perché ne vale veramente la pena.
Di questa serata abbiamo scoperto grazie ad una locandina appesa in un negozio di dischi, chiaramente sapevamo chi loro fossero. Nello stesso negozio c’erano, tra l’altro, delle polaroid con tutti i producer newyorkesi che facevano digging tra quegli scaffali. È stato come verificare con mano che ciò di cui ti sei innamorato esiste davvero.

Angolo della sHanpista: regalaci un pettegolezzo

Sono dermografico, se mi scrivo sulla pelle con qualcosa di appuntito rimane scritto.

Angolo marzulliHano: fatti una domanda e datti una risposta

Cosa ne pensi della vittoria di Trump? Penso che l’unico aspetto positivo di questa vittoria sia che in una società in cui l’estetica e l’etica narrativa ha una certa importanza Trump possa essere un sintomo talmente evidente della malattia della società capitalista americana che potrebbe essere il catalizzatore di un cambiamento. So che è paradossale perché messo in una posizione di potere la repressione che può catalizzare è chiaramente negativa, però se serviva questo a svegliare le coscienze e a mettere l’America davanti alla dura verità speriamo nel side effect che potrebbe generare.

Angolo della puttHana: prostituisci il tuo disco

Siccome non ho fatto in-store perché non ho né tempo ne voglia di farli e mi piglia male girare l’Italia senza cantare, venite ai live e comprate lì il cd, supportatemi ma non preoccupatevi perché tanto un lavoro ce l’ho già.

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto