Gravità zero, verità molte (Chiacchierata a cuore aperto con Grido)
Gravità zero, verità molte (Chiacchierata a cuore aperto con Grido)

Erano anni che avevo in mente di incontrare Grido. Un po’ perché mi piacciono le storie controverse, un po’ perché amo molto chiacchierare con quelli della mia età con la possibilità di perdersi in infiniti aneddoti e ricordi di un passato che si è vissuto entrambi negli stessi luoghi ma da prospettive differenti. E anche per togliermi alcune curiosità che mi porto dietro da tempo. Finalmente il momento è arrivato, tra traslochi, figli, video e impegni riusciamo a trovare un giorno buono.

Nel preparare l’intervista avevo scelto di non toccare il tema Gemelli DiVersi, tantomeno il capitolo J-Ax, volevo raccontare il futuro. Il Grido di oggi. Ma è stato impossibile.

Impossibile farlo senza partire dal passato, perché non si può raccontare Grido senza passare lungo i 15 anni vissuti nella band (oltretutto caso vuole che il giorno che ci incontriamo sia anche quello dell’uscita del nuovo e inaspettato singolo firmato GDV “La Fiamma”) e impossibile parlare con Grido senza che si materializzi nell’aria la presenza del fratello grande, J-Ax. Ma non c’entra il lavoro o la musica, non è un pegno che il rapper di Cologno deve pagare. È proprio l’amore, quello fraterno, quello bello. È ammirazione e affetto verso il tuo primo e grande modello. Questo raccontano gli occhi di Grido.

Ci sediamo in un bar di Milano, il solito the caldo per me e un Campari col bianco per lui. “In realtà mi sono molto calmato, ma sai la famiglia è via e oggi pomeriggio mi sento un po’ in libera uscita!”. Mi ero imposto anche di non parlare della compagna e del bimbo, ma anche questo è impossibile. A partire dal primo singolo uscito, questa nuova condizione di vita è centrale nel racconto del Grido di oggi. Me ne accorgo subito.

Un piccolo disclaimer: Sellout è storicamente una rubrica lunga e densa di parole, perché più che interviste sono racconti e ritratti però stavolta è davvero lunghissimo. Mettete vicini un vecchio appassionato del rap con tanti dubbi e curiosità con un vecchio musicista del rap che tanto ha vissuto e che sta attraversando una fase nuova nella sua lunga e a tratti tormentata carriera. Ne viene fuori quasi una seduta dallo psicanalista. Dove entrambi sono il matto.

Partiamo da “Gravità Zero” il pezzo che hai fatto uscire quasi a sorpresa a inizio agosto. Mi dà un sacco di spunti a partire dal tema. Voglio dire, non è la prima volta che fai un pezzo d’amore però stavolta sembra davvero un amore maturo e consapevole e allora mi chiedevo: ma sei davvero maturato oppure soffri ancora della sindrome di Peter Pan?

Spero di essere cresciuto e maturato e che la cosa si ripercuota nella mia musica, ma ho sempre quella sindrome.. che però ora chiamo di Peter Papà. Chiaro, sono cambiato perchè ho avuto un figlio e questa cosa per forza di cose, se hai un minimo di sale in zucca, ti cambia. Poi sta a te mantenere il tuo spirito originario, quella fiamma di ragazzino, bulletto di periferia in cerca di rivalsa, e far si che continui a bruciare e ti faccia continuare a fare con lo spirito giusto quello che fai, che nel mio caso è il musicista. Ma vale in generale, chiaramente.

Restiamo sul cambiamento della musica. Dopo l’uscita di questo pezzo sono andato a leggermi i forum e alcuni commenti che ho trovato sono del tipo “Ma come dopo quell’EP fatto in un modo, ora mi esce con ‘sta roba fatta in un altro”…

Capisco un po’ il caos, proviamo a fare un po’ di chiarezza partendo da un attimo prima. L’EP mi è servito per comunicare che avevo lasciato i Gemelli DiVersi, volevo farlo con della musica e con un approccio lontano dal mainstream come era sempre stato fino a quel momento ed è così venuto fuori Happy Ep a testimonianza di uno stato d’animo. Nel frattempo sono passati un paio di anni e questo esperimento è finito. E lo chiamo esperimento perché è coinciso con una serie di cose come la fondazione di Newtopia e il crearsi di un gruppo di persone che cercavano la strada, poi quando la cosa si è assestata non ti nego che ora Newtopia è totalmente incentrata su i suoi fondatori (a parte il fenomeno Rovazzi) e così sarà fino all’uscita del disco di Ax e Fedez e al percorso del disco stesso. Questo ovviamente toglieva attenzione a un lavoro come il mio e il primo a notarlo e soffrirne era proprio Ax che viveva nel conflitto di non poter spingere la cosa come riteneva necessario, ma di volerlo fare. E così ho virato verso un’indipendenza totale, ma ovviamente l’appoggio di Ax c’è perché è chiaramente l’appoggio di un familiare che c’è sempre, ma non a prescindere.

Quindi ha sentito il disco e gli piace?

Ha sentito il disco e vuole rientrarci comunque in qualche modo, ma ha fatto comunque un passo indietro per poterne stare meglio. E tutto questo si ripercuote anche nel primo singolo dove sono stato io, come indipendente a proporlo alle radio, e sto avendo più riscontro di quanto avessero avuto i singoli dei Gemelli DiVersi nell’ultimo periodo.

Sì, ma Weedo?

Weedo fu un discorso a parte, sperimentale, più per la voglia di non chiudermi in me stesso dopo aver lasciato la band, ma facendo comunque della musica. Se uno ora googola il mio nome non trova come ultima cosa quello che ho fatto con i Gemelli DiVersi.

Silenzio

Anche se in realtà ora trova quello che stan facendo quelli che si fan chiamare Gemelli DiVersi!



Ma infatti io mi ero preparato un sacco di teorie e domande legate al fatto che i Gemelli avessero chiuso con quel famoso concerto a Milano, di cui tra l’altro ho già parlato nella rubrica, e invece venendo qui da te alla radio sento La Fiamma e mi si è sputtanata tutta la linea dell’intervista!

Anche a me!

Colpa tua che dovevamo vederci settimana scorsa!

Ma noooo!

Ma va bene, è divertente sta cosa.

Volevo tornare sul discorso del percorso perché io non sono d’accordo con quanto letto sui forum perché in realtà io non vedo grosse differenze tra quello che fai oggi e quello che hai sempre fatto e ti parlo anche del periodo precedente ai GDV quando hai cominciato con Strano nei Rima nel Cuore. Voglio dire quel gusto della melodia e di un certo tipo di sonorità lo si vede lungo tutto il tuo percorso. Gravità Zero è solo lo step più recente. Dico cazzate?

Ma sì, in un certo senso quella cosa ce la siamo inventata. Ora non voglio fare il discorso del vecchio tornando indietro agli anni ’90 e a tutta quella storia, che io e te conosciamo benissimo, alla realtà di Milano prima che fosse riempita di tag. In un certo modo siamo stati dei pionieri, io e Strano prima, ma allo stesso modo Thema e Thg e di conseguenza i Gemelli DiVersi. Ma soprattutto io e THG con la fotta dei tempi abbiamo creato un filone di rap interpretato in maniera diversa. Ascoltando quel poco che ci arrivava dall’America ma interpretandolo con il gusto e le situazioni nostre. Questa cosa è talmente radicata in me come persona e come musicista, come bboy, come writer, chiamala come vuoi, che poi è difficile toglierla quando mi metto su un foglio e rifletto sui miei pensieri. Poi la cosa la faccio senza una regola fissa e riflette anche il periodo. Per cui magari Happy EP è stato, passami il termine, rap più strafottente di quello che poteva essere un disco dei Gemelli DiVersi, ma per un orecchio attento a quella che può essere la mia discografia come può essere il tuo non è tanto diverso da quando il mio elemento all’interno dei Gemelli DiVersi andava a spingere in quella direzione. Prendi strofe come in “Quella cosa” sono scritte con lo stesso spirito che puoi trovare in Happy EP. Certo per chi non conosce la mia discografia, ma mi conosce solo attraverso i singoli dei GDV o un singolo dei GDV, questo processo non può coglierlo. Ma certo non ti puoi incazzare perché c’è qualcuno che non ti conosce, amen, io so bene chi sono, da dove vengo e cosa scrivo e non trovo una vera rivoluzione in quello che faccio. Cerco un’evoluzione, fare musica che non mi annoi e che mi piaccia sentire.

Senza seguire la moda del momento?

Esatto, senza ricalcare il suono va, anche perché son lentissimo a fare i dischi.

E finisce che quando esci sei già fuorimoda!

Succede eh. Soprattutto ora che le mode si sono accorciate. C’è gente che prepara un disco in un modo e quando esce si trova già nel passato.

Io sono fuori da questi meccanismi e racconto quello che vedo, mi piace e mi fa incazzare. E lo influenzo musicalmente, cerco un tappeto musicale e lo faccio mio, sperando col testo si crei il giusto mix che dia vita a un’emozione unica.

Grido
Grido

Ti riporto un’altra nota dai forum sotto il video di “Gravità Zero”: “Ma ora per fare successo nel rap bisogna fare come Nesli?”. A parte che non so quanto successo abbia fatto Nesli visto che ho saputo che a breve ce lo ritroviamo a Masterchef VIP e poi, se c’è un periodo storico in cui a vendere è proprio il rap in quanto rap è questo.

Guarda, secondo me é un commento un po’ fatto apposta per fare incazzare. Probabilmente l’ha fatto un fan di Nesli che vede delle somiglianze e vuole come marcarne la paternità. Io, come dicevo, non vedo una rivoluzione in quello che faccio, in questo pezzo forse canticchio un po’ di più, però lo faccio con delle metriche e una melodia che non mi ricorda quello che fa Nesli, non che ci trovi nulla di male, ma lo trovo un paragone un po’ buttato lì.

Comunque ricordo che una volta a Select su MTV vi paragonarono ai Five e ti incazzasti di brutto…

Ah ecco! Sì, ma quella penso fosse dettata dal look e poi continuavano a stuzzicarci per la storia della boyband. Oltretutto all’epoca eravamo più in alto dei Five in rotazione e la stampa si divertiva a paragonarci verso il basso. Oggi almeno se vogliono possono paragonarmi ad altri artisti rap che han fatto un percorso, pensa a Neffa, oltre a Nesli, oppure Raige che tra l’altro mi piace molto.

Comunque ti devo confessare che a me i pezzi dei Five mi piacevano, ma li ho visti anche dal vivo. Scarsi scarsi.

Qualcuna di quelle band sono state rivalutate poi, ma la maggior parte son finite in quella cantina polverosa piena di scheletri.

Parliamo del disco dai, che altrimenti due vecchietti come noi possono andare avanti ore a ricordare il passato…. so solo che si chiama “Segnali di fumo” e che esce nel 2017.

Sì, ma infatti mi devi promettere che poi ci rivediamo quando esce. Stai registrando per cui non puoi scappare.

Sì ci rivediamo, ma volevo sapere se puoi anticiparmi qualcosa. Gusto, sonorità, produttori…

Ho lavorato con più produttori. Da Roofio dei TwoFingerz, che è un amico di vecchia data, al team americano dei Beatfreaks. Poi Kermit, Mastermaind e sicuramente mi sto dimenticando qualcuno. Poi tramite Roofio e Marco Zangirolami ho dato una forma al tutto per dare un’identità precisa.

Collaborazioni?

Molte, diversamente dal solito. Sai, con i Gemelli era difficile ricavare lo spazio per un featuring invece per questo disco ho voluto sbizzarrirmi partendo dalle relazioni, non ci sono nomi scelti solo per fare hype. Ci sarà anche qualche emergente, che poi la parola emergente ha perso completamente senso perché magari son ragazzi con un video da migliaia di views su youtube ma il mercato non se n’è ancora accorto. Infatti in studio mi è capitato di stare con ragazzi di anche 10 anni meno di me e si creava quell’imbarazzo di loro che cercavano di capire come fare le cose, ma in realtà ero io che stavo imparando da loro.



Bella questa cosa.

È stato un disco, ricollegandomi, che mi è servito a crescere. Prima ero sempre legato nel produrre anche ad altre persone, amici, familiari, ma comunque dovevo fare una parte del lavoro. Questa volta invece è tutto concepito da me, è stato un viaggio. E infatti il titolo “Segnali di fumo” è un viaggio…

Eccallà lo sapevo fumo-viaggio…

Ma no! Intendo il viaggio da nativo americano, un viaggio mistico! E ho voluto giocare su quell’immaginario che mi ha sempre affascinato. E quindi i segnali di fumo come un linguaggio usato da una minoranza. Che puoi vedere chiari nel cielo ma devi saperli interpretare.

Lo vedi che sei cresciuto. Io mi ero fermato molto prima, anche conoscendoti eh…

Ma me la sono andata a cercare. Tornare a Grido, come nome, un po’ è per farmela perdonare da chi non ha mai digerito il cambio nonostante continuino a supportarmi però un po’ con l’idea che io avessi “rinnegato” Grido e non gli andava giù. Nella mia testa non è mai stato così, anche perché chi mi conosce da un po’ può capire che Weedo era soltanto una sfaccettatura un po’ più giocosa di Grido e ritornarci significa tenere quella costola impazzita dentro di me ma dandogli un’apparenza più seria se vogliamo.

Praticamente mi hai risposto a…

Sono logorroico lo so, rispondo a sei domande in una!

Hai davvero toccato tanti temi di cui ti volevo chiedere, ma senti questa questione del “rinnegare” era già venuta fuori col famoso video in cui dai fuoco a uno spaventapasseri truccato e vestito come te e con la felpa dei Gemelli DiVersi. Ovviamente ti han criticato in molti, ma io l’avevo interpretato non come uno sputare nel piatto in cui hai mangiato ma come un ragazzi non giudicatemi più, nel bene o nel male, sempre con quello che è stato il mio passato, le cose vanno avanti.

Esattamente. E al di là del giudizio è una cosa molto più nei riguardi di me stesso, era legata alla metafora della fenice che risorge dalle ceneri del proprio fuoco. Non l’ho inventata io, magari era molto forte la scritta Gemelli DiVersi sulla felpa, ma con lo spaventapasseri fatta in quel mondo io volevo richiamare l’attenzione su un certo immaginario mio, la cresta rossa, il look molto rap… che ormai era stantia. Volevo spiegare alla gente che mi aveva un po’ fossilizzato in quell’immaginario che in realtà la vita va avanti, la musica cambia e io volevo dare un taglio netto per chi mi vedeva solo come uno spaventapasseri. Ma da lì rinasceva qualcosa. Non era un “bruciare la bandiera”, ma alcune cose nella mia testa sono più semplici di come vengono interpretate. Sai una volta ho fatto “L’ha già fatto J.Ax” all’HipHhop TV…

C’ero.

Ho interpretato il condannato a morte e mi hanno massacrato perché erano usciti i primi video dell’ISIS e io avevo la tuta arancione. Ma chiaramente nella mia testa non era quello, non ci sarei mai arrivato e il pezzo l’avevamo preparato così mesi prima.

Grido e il Prof al Portello durante lo shooting per questo servizio
Grido e il Prof al Portello durante lo shooting per questo servizio

Toglimi una curiosità. Perché dopo Io Grido hai fatto un altro disco coi Gemelli? Mi è sembrata una forzatura. Io Grido poteva benissimo essere il tuo primo disco e via.

Ma perché in realtà Io Grido è nato mentre stavamo facendo il disco coi Gemelli, anzi mentre “cercavamo” il nuovo disco dei Gemelli e non ti nascondo che io e THG siam sempre stati la parte più creativa e sperimentale. E mentre mettevamo da parte le tracce ci siamo trovati con molti più pezzi per un ipotetico disco mio che per la band e da lì la voglia di farlo uscire è prevalsa sul calendario. Poi il disco dei Gemelli Diversi non doveva essere un disco che precedeva il mio allontanamento dalla band, doveva essere un tentativo, mio e di THG non lo nascondo, di raddrizzare il tiro. Di far andare le cose nella direzione che volevamo, infatti si chiama “Tutto da capo”, si riparte da zero, i tempi sono cambiati, etc. Ma questa cosa non ha funzionato, si è rotto quel meccanismo che ci rendeva tutti entusiasti di fare musica insieme.

E quindi chiusa lì.

Sì, beh io ho lasciato la band in maniera magari più plateale, pubblicamente. THG si è un po’ allontanato da quello che era il progetto e ha dato sfogo a quello che io conosco da sempre, ossia il suo desiderio di diventare un top producer e ci è riuscito. Ormai è una sorta di Re Mida e ne sono fiero di quello che fa, sia nel pop che nel rap. E mi son perso, di cosa stavamo parlando??

Del perché non hai considerato Io Grido il primo disco della nuova carriera…

Ah sì, perché essendo quattro amici e non quattro persone messe lì a tavolino, io e Thg, come abbiamo fatto spesso nella carriera dei Gemelli DiVersi, abbiamo cercato di fare forza comune e guidare. Abbiamo anche fatto una tournèe soldout, ma ci siam resi conto che non riuscivamo più a divertirci. Eravamo meno amici e più soci. Quando mi son reso conto di questa cosa ho perso totalmente lo stimolo e…

Hai ricominciato tutto da capo

Stavolta veramente però!

Ora però c’è un fuori programma… non era previsto ma a questo punto te lo devo chiedere: come vedi questo nuovo singolo dei Gemelli DiVersi uscito proprio in queste ore?

Aiuto.

Ti ha spiazzato?

Mi ha lasciato un po’… guarda, ti riporto quello che mi han detto alcuni fan: si chiama Gemelli DiVersi ma non mi sembra la stessa cosa. I Gemelli DiVersi era quando eravamo noi 4. Credo che senza il mio modo di scrivere e il filtro e la direzione artistica di THG, che tra l’altro è la persona che ha inventato il nome della band!, la cosa prende totalmente un’altra identità. Con questo non voglio screditarne il prodotto o la musica, anzi, io auguro successo e fortuna a quelli che ora si fanno chiamare Gemelli DiVersi, però ha un sapore diverso da quello che, per me, sono i Gemelli DiVersi. Non posso fare altro che vederla così. Un po’ da fan.



Va bene, mi sembra che sei stato onesto e sincero. Ora andiamo oltre.

Di te si è sempre detto, nella Scena ovviamente, che hai un sacco di potenzialità ma non ti applichi. Tu l’hai percepita questa cosa?

Sì l’ho percepita. il “Lui potrebbe se non fosse nei Gemelli”. Ho notato anche che poi questo discorso veniva dagli stessi che poi quando ho fatto altro non è che sono corsi a tessere lodi, ma sono andati a cercare il pelo nell’uovo comunque per cui magari lascia un po’ il tempo che trova, nel bene e nel male.

Ma tu invece cose pensi di te come rapper/scrittore/liricista?

Penso che potrei fare di più, ma è un modo critico e cinico con cui mi spingo a fare sempre meglio. Ma non penso di non applicarmi, me lo sento dire dai tempi della scuola, ma si scambia il mio cercare di fare quello che mi piace come voglia di non studiare.

Un’altra cosa che si dice di te è che sei attaccato alla gonna di tuo fratello. E adesso ti becchi un mio pensiero che solitamente faccio quando scrivo, in altri ambiti, sul discorso figli di papà: uno non decide come nascere, non può essere una colpa nascere ricco o “fratello di”, conta come uno prova, con onestà, a fare qualcosa nella condizione in cui si trova. Conosco un sacco di figli di che non han mai provato a fare un cazzo. Ma ci sono anche quelli che provano, riescono, falliscono, vivono. Sicuramente in partenza si hanno magari più occasioni, più scelte, più possibilità di sbagliare, ma se provi a fare il tuo sei comunque rispettabile. Ad esempio, per tornare a te, ricordo che quando è uscito il primo disco vostro, aprivate i concerti degli Articolo 31 nel Nessuno Tour ed è ovvio che quella era un’occasione pazzesca per mettersi in mostra davanti a 10 mila persone ogni sera e giù critiche tipo “Facile vendere i dischi quando hai un’esposizione tale”. Però, se fai cagare, l’esibirti davanti a un grande pubblico può costarti caro, ritorcerti contro e risultare più una mannaia che una fortuna.

È assolutamente quello il discorso. Ed è esattamente stato così. Ma se ci pensi, adesso con i Talent questa cosa è diventata la normalità. Hai subito un grande pubblico, però di quei 20/30 che partecipano a un talent, uno o due colgono l’occasione, gli altri rischiano di fare figure e di finire nel dimenticatoio, nonostante le pari opportunità. Io non nego che gli Articolo ci spinsero, ma certo, ma come ogni crew spingeva i suoi. Ma è grazie a una hit come è stata “Un attimo ancora” che la nostra carriera ha preso il volo ed è una cosa che ci ricavammo con le nostre forze. E per chiudere questo discorso mi autocito “Il destino di un fratello d’arte….” è complesso, ti danno del raccomandato a prescindere nonostante gli sforzi e questo rischia di diventare un freno, un complesso e alla fine è una battaglia in più da combattere. Ma non è insormontabile, io credo di aver sancito il momento di aver superato tutto questo proprio quando ho scritto “L’ha già fatto J.Ax”.

Senti e come sono i vostri rapporti ora? Professionalmente intendo. Lui continua a seguirti e consigliarti.

Assolutamente sì.

E tu ti rivolgi a lui come un fratello e un professionista?

Assolutamente sì. Sempre di più negli anni, anche perché matura il nostro rapporto come persone e cresce la nostra esperienza come musicisti. E sempre di più ci tengo al suo parere e ai suoi consigli. Io faccio questa cosa per me ma sfido chiunque a non trarre godimento dal sapere che quello che fai piace in famiglia.

Ti rende orgoglioso…

Esattamente. Il sentimento che io cerco in Ax è l’orgoglio per quello che faccio. E ci sono riuscito.

Tra l’altro volevo dirti che c’ero al forum quella prima volta con gli Articolo di cui abbiamo parlato, e anche al Pow Wow a Milano in quello che credo sia stato il primo vero live dei Gemelli DiVersi e spaccaste davvero tanto. Tuo fratello poi era infottatissimo ricordo che salì sul palco per fare freestyle e si ritrovò con due microfoni in mano. Ma soprattutto volevo dirti che c’ero anche quella volta al Palatrussardi quando eravate headliner a una festa punk e vi han tirato di tutto sul palco… ero li a soffrire con voi… la domande è: ma perché?

Quella volta accettammo l’invito degli organizzatori tra i primi, poi la cosa si trasformò in una sorta di contest punk con una line up totalmente punk (tra gli altri c’erano i Punkreas, i Vallansaska, ndr). E pensa che quella volta, dato che la gente si organizzava con cassette di frutta fuori dal palazzetto, gli organizzatori ci proposero di pagarci il cachet senza suonare. Ma noi avevamo preparato i nostri 20 minuti di show da non so quanto tempo e non vedevamo l’ora di suonare in quel posto e poi soprattutto c’erano duemila persone che avevano preso il biglietto per noi e dopo 5 ore erano finite lontano dal palco stremate. Quindi non abbiamo rinunciato a suonare.

I primi minuti sono stati difficili ricordo…

Abbiam dovuto schivare di tutto, da pasti cinesi completi, a seggiolini, al dispenser dei cessi, bottiglie piene in consolle, Thema si è preso un accendino in fronte e sanguinava, io avevo dribblato un po’ tutto. Ma in quei primi minuti c’è stata anche quella che io chiamo “la migrazione”, perchè è stato bellissimo vedere i nostri fan cercare di riconquistare la posizione sotto al palco. Lo ricordo come se fosse ieri quel concerto. Una figata.

Mi vien da chiederti, ma gli haters…

Ah, facciamo i discorsi da gggiovani adesso!

Tu, adesso, ci badi o cazzo te ne frega?

In realtà cerco di fregarmene, perchè sono dell’idea che più in alto vai più ti esponi all’odio delle persone. È l’altra faccia del successo. Chiaro, a volte ti fanno ridere, a volte incazzare. Diciamo che cerco di non andare a leggere i commenti sotto i video di Youtube se prima non mi sono fumato un paio di bombe e sono nello stato d’animo di poterci ridere sopra.

Ti faccio una domanda seria: io ricordo che, quando eravate usciti col primo disco, una rivista proponeva un confronto tra voi e i Colle der Fomento sull’annosa questione di cosa fosse commerciale cosa fosse hardcore, prendendo a esempio delle due categorie, se ricordo bene, “Un attimo ancora” vostro e “Quello che ti do” del Colle. E tu avevi risposto “Hardcore vuole dire nocciolo duro, per cui per me una cosa per essere hardcore deve venire da dentro, deve essere vera, per cui “”Un attimo ancora” è hardcore, c’è il ritornello chissenfrega” ovviamente quelli dall’altra parte dicevano “ma no cosa dici vade retro”…

Era Biz. Una rivista che è durata poco.

La domanda è: cosa pensi di questa polemica che è vecchia come il rap, ma che poi in realtà negli ultimi anni è un po’ sfumata perché  tutto si è un po’ mischiato.

Sicuramente con quella dichiarazione volevo provocare al tempo. E quella provocazione arrivava dal fatto che, oggi come allora, alcuni parlano di determinate tematiche o usano particolari formule perché sanno che poi funziona, ma in realtà non lo vivono davvero. Ma quello che io dicevo, già negli anni 90, in questa finzione che è il gioco del rap, la cosa veramente hardcore è essere vero, è non vestirsi da quello dei quartiere, delle buste, perché così fa figo e sai che funziona, quando non lo sei. Io non lo sono. Ho visto quella realtà, ma grazie alla musica me ne sono tirato fuori e quindi ti parlo dei miei sentimenti e delle mie emozioni. All’epoca ero l’unico a farlo, per cui sono vero, sono hardcore, “Un attimo ancora” è hardcore.

E hai chiuso il teorema.

Cosa pensi della Scena oggi?

Vedo le nuove leve fare in un mese quello che noi facevamo in un anno. Tutto va molto velocemente. Poi cosa posso dirti, non sono un super fan di questo avvento della trap, ma perchè non mi piace nemmeno quella originale, anche se noto che da noi si sta dando un’identità italiana e questo è bello.

Ora ti faccio una domanda magari un po’ bizzarra su un aspetto che un po’ ci accomuna anche: tu sei sempre stato il giovane della situazione, il più piccolo della band, il fratello minore, etc… poi lasciata la band, improvvisamente, ti sei ritrovato adulto in una scena di ragazzini. A me è successa la stessa cosa quando dopo dieci anni in cui ho insegnato in Università dove per forza di cose ero tra i docenti più giovani, andandomene mi sono ritrovato nel mondo del lavoro dove ero un vecchio rispetto alle nuove leve. Tu come l’hai vissuta? Traumatico?

Quando diventa traumatico si chiama crisi di mezz’età! (ride)

Indotta però!

Comunque un po’ sì. L’ho percepita anche io questa sensazione. Soprattutto perché continuando a fare musica mi son reso conto che quelli della mia età o smettevano o si mettevano a fare un’altra cosa. E quindi per forza di cose mi son ritrovato con persone più giovani. E anche nel rap son passato dall’essere il fratellino di J.Ax a quello vecchia scuola. Però son sempre qui a gridare che esisto, per cui non è finita qua. Prima magari ho avuto un periodo di carriera che potevo affrontare giocando, ora sono nel mondo degli adulti.

Poi vediamo quanti dei ragazzini ci saranno ancora, facciano pure il giro che ho già fatto! Citando ancora Ax “Facile a 20 anni, prova a farlo a 40”

Grido col Prof durante l'intervista. Sembra che il Prof abbia bevuto davvero uno Campari col bianco...
Grido col Prof durante l’intervista. Sembra che il Prof abbia bevuto davvero uno Campari col bianco…

Ordiniamo il terzo campari col bianco, avete letto bene, Grido è riuscito laddove tutti hanno fallito. Al posto del solito the caldo mi son convinto a prendere un alcolico. Il problema è che dopo 4 minuti non capisco già più nulla. Ma siamo lo stesso andati avanti ore a parlare di tutto, del fatto che ogni tanto accompagna ancora gli amici a dipingere, di robottini hi tech personalizzati, di Tormento che più invecchia più diventa bello, di Fibra, di live, di pollo fritto. Di come il pezzo “Gravità Zero” stia funzionando perchè i programmatori si sono innamorati della canzone senza che dietro ci fosse una particolare spinta commerciale. “Deejay mi passa, mentre i Gemelli non li passava mai. Quando l’ho sentita in radio ho avuto un brivido, come 20 anni fa con “Un attimo ancora””. Mi parla del prossimo video, che uscirà tra poco ma non mi ha voluto dire nulla di più. Mi aspetto sorprese e aspetto il disco.

Usciamo dal bar, andiamo a fare le foto per questo servizio in zona Portello e mi chiedo se questa chiacchierata ci ha fatto bene. Se io mi son tolto le mie curiosità e se lui abbia potuto chiarire punti rimasti aperti per troppo tempo. Per chiudere e ripartire. Senza menate, a gravità zero. E chissà se ora è chiaro chi dei due sia il matto. Io forse, ma più che matto ormai sono ubriaco. Mannaggia a te Grido! Grido invece sicuramente ha ancora una dose di follia, e meno male, ma ha ben chiaro in testa cosa vuole e dove andare. Noi, ci rivediamo nel 2017. È promesso.

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Matteo Prof. Fini
Nella vita reale mi occupo di ricerca, didattica e formazione in Università e nel privato. Laureato in Scienze Politiche e Dottore di Ricerca in Statistica mi piace giocare coi numeri e le parole così nel 2010 ho pubblicato "Non è un Paese per bamboccioni" per CairoEditore. Seguo l’Hip Hop da sempre e dal 2013 firmo pezzi per Hano curando la rubrica Sellout e portando la mia particolare visione nel panorama italiano