Vegas Jones con la sua gente a Cinisello
Vegas Jones con la sua gente a Cinisello
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Ho appuntamento a Cinisello Balsamo con Vegas Jones. Arrivo e mi aspettano in cinquanta.

È normale, il ragazzo ci tiene a farmi conoscere la sua realtà, fatta di persone, amici, quartiere. Mi porta in giro per questa città alle porte di Milano raccontando e spiegandomi la forza che questi luoghi e queste persone gli danno.

Facciamo delle foto per il servizio, lui vuole tutti dentro e tutti vogliono partecipare. “Scusami devo andare adesso, ho il lavoro” si rammarica un ragazzo. “Di nulla frate, grazie di essere passato”. Ci addentriamo in un complesso di case, si chiama Bramante, ci han girato anche un video. Entriamo, il complesso è bello, delle signore ci salutano, altre guardano curiose dalla finestra le pose di Vegas mentre scattiamo le foto. Arriviamo al campetto in fondo al complesso, dei bimbi stan giocando, si fermano tutti. “Ma tu sei Vegas Jones? Mi fai del rap?!”. Uno ha la maglia di Shevchenko. Teneri. Ci sediamo su una panchina, l’intervista durerà due ore. Alla fine questi ragazzini saranno ancora tutti qui a guardarci.

Noi ci siamo conosciuti durante la registrazione della tua partecipazione a Real Talk, la web serie di Bosca, poiché casualmente io ero in studio e devo dire che mi hai davvero colpito. Partirei da questo aneddoto perché vederti in quel contesto mi ha lasciato parecchi spunti. Innanzitutto ho notato la tua attitudine: entro, faccio la mia cosa, esco. Preciso, pulito, sicuro. Mi chiedo, questa sicurezza che mostri nel fare il rap è vera o di facciata?

Assolutamente vera. Io lo so che so rappare però mi ha aiutato molto anche l’esperienza. Da quando sono uscito da Honiro, un’etichetta con cui non ho avuto problemi ma faceva delle robe che non erano le mie robe, ho deciso di chiamare a lavorare con me delle persone di cui mi fidassi per costruire qualcosa insieme. In Honiro ero totalmente da solo, non mi curava nessuno. Abbiamo cominciato a fare video su video e vedendo i risultati arrivare è chiaro che cresce la sicurezza in quello che fai, che è fondamentale in questo lavoro. E anche la gente lo percepisce. Sviluppi un istinto per fare la cosa giusta nel momento giusto. Io lo so che so rappare però lo devi fare vedere a tutti.

Infatti quel giorno a Brescia ho notato anche questa cosa del Team. Non sei solo, siete una squadra che lavora nella stessa direzione dove ognuno conosce il proprio ruolo e sa cosa fare. E ho notato anche che l’attitudine sicura è mixata alla consapevolezza di sapere che per arrivare bisogna lavorare e lavorare sodo. Senza adagiarsi sugli allori.

Esattamente. Già dal primo giorno siamo partiti con le idee chiare col team: dobbiamo fare i singoli. Dopo aver ascoltato tutti i pezzi che avevamo loro mi han detto subito “non ci siamo dobbiamo cambiare marcia”, così ho scritto Prego e scrivendo questa traccia ho capito tantissime cose.

Che poi sta roba dei freestyle…

Sì, abbiamo lanciato il culto. Da lì li han fatti tutti, prima camminati, poi non camminati. Ma io son molto contento se la gente viene dietro le mie idee.

Mi dicevi che hai capito tante cose…

Sì, ho raccontato la mia vita e volevo mettere un punto su quello che sono e quello che voglio fare. Da quel giorno abbiamo tirato fuori almeno due cose al mese, tra pezzi e collaborazioni, senza fermarci mai.

E adesso cosa ci dobbiamo aspettare, dopo aver scaricato Gratta e vinci? Un disco?

Gratta e vinci raccoglie tutti i freestyle perchè ho visto che piacevano. Punto e a capo.

Sicuramente ora c’è da aspettarsi un lavoro un po’ più concreto. Ho 30 tracce da parte, ho un mixtape in ballo da un po’ di tempo. E altre figate che abbiamo in mente. Posso assicurare che la roba è di un altro livello. Visto che mi chiedevi della sicurezza… (ride..)

Però non c’è adesso l’idea di un disco ufficiale?

No ancora no, non è il momento. Perchè io un album lo considero un album, una roba che tra dieci anni la senti e dici “minchia questo è il primo album”. Non è ancora il momento. Ma tanto la carriera è lunga, si spera (ride..).

Tu dici “io so rappare”, ma com’è il tuo rap? A cosa dai importanza, alla metrica, al tema, al flow?

Bella domanda, molto. A volte faccio le cose senza pensarci. Ma è bello che me lo chiedi. Provo a rispondere: io ho iniziato con la old school, non ho ascoltato Rick Ross fino a quando non è arrivato Lazza e mi ha piazzato il disco di French Montana in macchina. Io non ascoltavo roba con l’autotune, mi faceva schifo.

Rappando su basi old school devi essere super tecnico altrimenti non vai da nessuna parte e andando in giro per i contest mi sono accorto che alla gente interessava che tu fossi forte con le rime, non importava che suonasse bene, dovevi sparare delle cartelle. E vincevo. E comunque quando poi ho cominciato a usare beat più trap questa cosa l’ho tenuta, magari inserendo sì la melodia, che prima non c’era, ma non perdendo in tecnica. Ora ho il sound che mi piace. Per risponderti: flow e metrica. Mi piacciono gli incastri, quelli interni, quattro rime in una rima, quelle robe lì.

Te l’ho chiesto ma sapevo già la risposta.

Mi fa piacere.

Io sono un fanatico della roba pulita che scorre.

Ma meno male! Questa è una cosa che mi fa strapiacere, la gente che se ne intende che dice che va bene e piace.

È una battaglia infinita…

Non finirà mai!

Lo ripetiamo spesso, se devi andare fuori tempo per occuparti del testo allora fai il mio lavoro, senza musica e scrivi quello che vuoi. Fai il giornalista non il cantante.

O il poeta. Scrivi in prosa e vai sereno.

Qui con noi a fare l’intervista ci sono anche Boston George e Kid Caesar della Dogozilla Empire che lavorano con Vegas e questo mi stimola un paio di domande sulle produzioni.

Vegas Jones tra Boston George e Kid Caesar
Vegas Jones tra Majestic, Kid Caesar e Boston George

Visto che ci sono i ragazzi voglio parlare un po’ delle produzioni anche se ho sempre paura perchè non ne capisco poi molto. Magari è una cazzata, ma ho una teoria. Ora va molto la roba francese, europea. Ma tu mi suoni più americano, non so come dire.

È arrivato il concetto (interviene Kid Caesar).

Prosegue Vegas: Sì, è arrivata un’ondata di Francia. Ma l’obiettivo è far tornare la gente a rappare. I beat francesi sono mega lenti, le batterie non sono incalzanti, quello che è uscito in Italia si ispira alla Francia ma fatto all’italiana. Noi volevamo prendere uno stampo americano, io ascolto solo americano, anche perché in francese non capisco un cazzo, l’americano almeno un po’ mi torna. Tant’è che ogni volta che chiudo una traccia poi metto sempre a seguire un pezzo americano per vedere se può reggere il livello. Ancora non ci siamo, ma ci avviciniamo sempre un po’ . Non bisogna smettere di lavorare.

E poi, possiamo dirlo? (Vegas si gira verso tutti chiedendo conferma con lo sguardo). Verifica il beat di Traphouse, il pezzo di Tory Lanez che l’ha lanciato… il beat è un beat di Boston George.

Firmato da altri (interviene Boston).

Vegas: E comunque la gente là ci riconosce e comincia a chiamarci, soprattutto loro, i produttori, vengono contattati e sanno quello che stiamo facendo.

Dal punto di vista delle produzioni come lavori? Ne discuti o prendi quel che ti danno?

Lavoriamo di squadra. Mi capita che Boston tiri fuori una melodia a voce e da lì nasce l’idea… io rappo ma se un mio amico ha una buona idea non me la lascio sfuggire. Papi papi è venuto fuori parlando con gli amici.

Comunque, soprattutto per i singoli, ci troviamo in studio e pensiamo tutto nei particolari: struttura, melodia, cantato, etc. C’è l’apporto di tutti. A volte, sì, sento il beat e ho subito tutto chiaro in testa, altre ci vuole un po’ più di tempo e i consigli fan sempre piacere.

Una cosa che mi colpisce ogni volta che parlo con qualcuno di quella che chiamiamo la nuova generazione è che voi avete molto più chiaro l’insieme del tutto. Vent’anni fa era molto più tutto allo sbaraglio. Non si aveva chiaro come si lavora con un producer, con un manager, etc. Si vede che avete la testa e che così arrivano i risultati.

Sì me l’han detto in molti. Anche per le proposte che mi arrivano io dico sempre “se prendi me prendi il pacchetto” io non sono un’entità singola e così funziona. Lavoriamo insieme e la cosa è fica proprio per questo. Ognuno fa il suo.

Anche perchè una volta non esisteva tutta una realtà, chiamiamola, digitale. Ora devi avere chi ti fa il video, chi le grafiche, chi ti fa la foto, te la pubblica… Una volta facevi il pezzo, lo portavi all’etichetta, due editoriali, e poi ti mettevi a sperare. Ora te la devi (e puoi, ndr) costruire, parti da zero e vedi dove arrivi.

Live come va? Come suonano i pezzi e come risponde il pubblico?

Live va una bomba. è sempre stato il mio punto di forza. Faccio i palchi da 3 anni. Certo, prima di entrare in Honiro mi son capitate le situazioni che al concerto c’era una persona sotto al palco, al telefono per giunta. Ma è lì che impari. Perchè poi quando ne hai un milione sotto sei solo contento, non hai paura e dici “finalmente!”. Mi capitava di suonare, chennesò, a Desio e anche quando la serata era una seratona da locale pieno potevano esserci 30 persone, ma devi tirare in mezzo anche quelle persone lì ed è sempre andata bene. Poi, girando con LowLow e Mostro ho cominciato a capire come funzionava, la gente non mi conosceva, ne ero consapevole, ma facevo i miei pezzi tecnici e succedeva che poi andava a casa e si ascoltava le mie robe. Ora se porto i freestyle nei locali son perfetti. Rappo sopra la traccia, perchè a me piace rappare sempre, anche se è un Dj set, e la gente vede che ti stai dando, sudo un sacco infatti, ma prende bene, il pubblico ti segue e quando stai per chiudere un barra esplode. Sì, live va una bomba, c’è grande riscontro di pubblico. Ce lo dicono tutti e fa piacere.

Ora voglio farti una domanda seria: voi avete ben chiaro in testa quello che state facendo, ma il pubblico è pronto a capire l’artista oppure vede la moda del rap? Va educato all’ascolto? Riconosce Vegas Jones, la tecnica, lo sforzo che c’è dietro, o vede la moda e segue comunque chiunque? Non so se mi sono spiegato.

Benissimo ti sei spiegato. Di norma è un periodo che il rap va di moda, hai visto anche qui. E meno male direi. Alla fine il rap oggi è l’unica forma di musica cantautoriale che arriva a un bel numero di persone. Il ragazzino non dirà più “voglio il disco di Laura Pausini”, ma vorrà il disco rap che va adesso. Ma ci sono anche tantissimi che ti seguono consapevoli, e lo scopri ai live perché finché sei sui social o youtube non lo capisci.

Magari fai migliaia di views e poi al live arrivano in 3…

Esatto. Le views contano, ma non son tutto. Ad esempio, all’ultimo live a Torino c’era tanta gente e molti mi han detto “si vede che c’è qualcosa di diverso in te e nella tua musica”, sono affezionati, “la tua musica mi fa affrontare meglio alcune situazioni”. Se un giorno fai un pezzo commerciale, che non racconta più realmente chi sei tu, la gente ti sgama subito.

Altra domanda seria (anche banale in realtà): esce tantissima roba, è facilissimo produrre (mentre pronuncio questa frase guardo timoroso Boston e Kid… ma sono certo che capiscano cosa intendo dire), è facilissimo pubblicare e veicolare. Secondo te questa cosa è un problema, perché crea un mare di roba scadente, oppure chissenefrega tanto quello che deve emergere emerge comunque?

La seconda, chiaramente la seconda. Più gente che fa musica c’è in giro e meglio è.

Poi bisogna vedere chi rimane.

Sì, ma non è neanche un discorso di qualità, magari sei pure bravo, ma dipende tutto dal “vuoi fare questa cosa veramente? Vuoi sacrificarti? Vuoi impegnarti davvero?”. Quello determina se rimarrai nel tempo tanto quanto la qualità della tua musica.

In settimana ho visto una foto con Emis Killa, c’è qualcosa che dobbiamo sapere?

È un pazzo lui, innanzitutto. Evergreen, incredibile. Io non ascolto tanto rap italiano però c’è stato il periodo in cui era uscito Champagne e Spine, ero piccolo e anche io lo ascoltavo, come tutti del resto.

Gran disco oltretutto.

Gran figata. Poi mi dicevo “cazzo questo ha dentro tutti, tutta italia”. E sai perchè? Perché aveva il cazzo duro e si è impegnato, oltre a essere bravo. Poi anche in pezzi come Maracana o Parole di ghiaccio vedi che lui comunque è sempre lui, ignoranza vera. Per la strada. Oggi è davvero piacevole andarci in giro, non è per niente menoso. C’è stima reciproca. Non so cosa dire di più.

Non è che tu mi dici così poi il 14 Ottobre esce il nuovo disco di Killa e ti trovo dentro?

No no, questo son sicuro no. Però il disco l’ho sentito è davvero figo, ma non ci sono dentro. In futuro chissà. Poi si è appassionato ai beat dei giovani ragazzi qui…

Qualcuno con cui ti piacerebbe lavorare?

Artisti internazionali, il mio interesse è quello, arrivare dall’altra parte. Non voglio limitarmi, l’Italia deve essere il gradino. Poi chissà. Già loro ci possono lavorare (i producer, ndr) per cui perchè non anche i rapper? Certo, la lingua fa un po’ da blocco, ma piano piano si arriva. Io questo sogno ce l’ho, poi vediamo, continuiamo a lavorare.

A questa domanda potrei rispondere senza chiedertelo (comincia a fare buio molti ragazzi sono stati richiamati per cena, ma molti sono ancora qui che ci guardano) le cose intorno a te stanno cambiando? Per strada intendo, lo percepisci?

Sì, abbastanza. Ricordo che fino a prima che uscisse Belair (giugno scorso, ndr) la situazione era ancora tranquilla, poi da lì in poi deve essere cambiato qualcosa poiché quando scendo per strada quello che fino al giorno prima ti guardava e non ti diceva nulla ha cominciato “oh ma sei Vegas?”. Poi Real Talk è stata propria una roba che mi ha fatto arrivare a una cifra di gente. E adesso ti accorgi proprio che le persone aspettano che fai qualcosa. Ma anche nell’ambiente, ormai son venuto a contatto con quasi tutti e molti han voluto sapere di me. Oltre ai grattoni che non mancano mai, ma che se ci sono vuol dire che stai funzionando per cui bene così anche loro.

Comunque a te ha fatto bene Real Talk, ma anche tu hai fatto bene alla trasmissione (Bosca ti vedo).

La trasmissione è un culto. Son contento per Bosca e Kuma. La gente ha proprio voglia di rappare ed è una cosa figa.

Senti, c’è qualcos’altro che mi vuoi dire che non ti ho chiesto? Qualcosa che vuoi far sapere?

Quello che voglio far sapere alla gente è che non guardo mai nell’orto degli altri.

Hai notato che infatti non ti ho chiesto nulla su…?

Infatti sei fantastico (ride…). Sì, io sono l’uomo dei dissing a quanto pare. Quest’anno mi han detto che ho dissato Sfera, la Dark Polo Gang, tutti, chiunque, ma la verità è che a me non me ne frega un cazzo. Ma va bene, la roba gira, la pubblicità fa sempre bene. Mi fa piacere che gli altri si interessino a me e a quello che faccio, mi dispiace che ci siano stati dei fraintendimenti. Tante volte non ho nemmeno occasione di chiarire con le persone perchè son cose assolutamente prive di senso, nascono in rete e muoiono in rete, a me non me ne frega niente. Se devo dire qualcosa a qualcuno la dico per strada o sui testi però non ho niente da dire per cui bella per tutti.

S’è fatta notte. Il giorno seguente Vegas ha un live, facciamo le ultime foto e ci salutiamo. Salutiamo i ragazzi rimasti fino alla fine a seguire l’intervista. Mentre guido ripenso a quanto ci siam detti e mi rendo conto che il detto “la prima impressione è quella che conta” non sbaglia quasi mai. A Brescia, durante la registrazione di Real Talk, questo giovane rapper mi era sembrato molto pronto, preparato, sicuro, oltre che bravo e con un talento cristallino. Ma mi aveva soprattutto colpito la sua consapevolezza che nulla fosse dovuto né scontato. Che per ottenere risultati è necessario lavorare e continuare a farlo. Bisogna fare, sbagliare, riprovare e ricominciare. Niente è regalato e sicuramente nessuno ti aspetta. Durante la nostra chiacchierata è venuto fuori tutto questo di nuovo. Niente fronzoli, niente parole a caso, niente scorciatoie. Panama panama panama siete uno scandalo Panama Papers canticchio mentre svolto verso Milano Sud, mi rimane da andarlo a vedere live. L’occasione non mancherà di certo, Vegas Jones è la nuova sensazione e lui sa come si fa.

Vegas Jones durante l'intervista col Prof
Vegas Jones e il nostro Prof durante uno scatto per questo servizio.
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