La via di Carlito - Il big bang - Ep. 1
La via di Carlito - Il big bang - Ep. 1
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La via di Carlito – Il big bang – Ep. 1

Una mattina, seduto sulla tazza prima di andare a lavoro, mi sono messo al cellullare a scrivere un po’ di pensieri che ho deciso di condividere con voi anche se non ve ne potrebbe fregare niente, ma così #giustoper, senza la pretesa di essere apprezzato o quant’altro.

Sotto suggerimento del nostro prof ‘Matteo Fini’, ho deciso di dare il titolo ‘La via di Carlito’ a questo pensiero, dedicandolo all’omonimo film che, nel futuro, ha ispirato il mio nome d’arte (che non si discosta dal mio nome originale, Carlo); partiamo dal presupposto che non sono giornalista, non sono scrittore (anzi sono basicamente sgrammaticato), e non sono niente. Sono solo un ragazzo diplomato in ‘Tecnico dei servizi Sociali’ a cui piace(va) una musica che lo ha ‘salvato’ da mille situazioni e mille emozioni, e magari, per i giovincelli di oggi, può aiutare a capire qualcosa di più sulla nascita di ‘Hano’.

Avró avuto 15 anni, erano gli anni 90. Gli anni dove c’erano Falcone e Borsellino, Craxi, Andreotti e Mani Pulite. Gli anni x. Quelli di passaggio. Giravo per scuola come un numero. Come il nulla. Gli anni in cui giocavo a Basket e conobbi tal ‘Pseudo’, di Pioltello.

Di rap avevo ascoltato solo “Aspettando il sole” di Neffa che girava su TMC2, ‘La mia coccinella’ dei Sottotono, gli anni di ‘Strade di città’ e ‘Tocca qui’ degli Articolo 31.

Il mio primo concerto serio era stato il ‘Così Com’è Tour’ insieme all’ ‘Hip hop village’.

Quella pubblicitá in televisione con ‘R.A.W’ di Chief & Soci, dove non c’era Shazam a dirmi come e dove recuperarla o Youtube a farmela riascoltare.

Comunque, questo tal ‘Pseudo’ era un writer, e mi diede una cassetta. ‘Otr, quel sapore particolare’. Me ne innamorai. Da li la passione per il writing, giravo per Milano in motorino e guardavo tutte le tag sui muri da Styng 253 TGF, Drop CKC, Orma, Bean VDS, Shot, Guen DCN, Cleph VDS, Zonyc e chi più ne ha piu ne metta, le vascate dalla Vecchia a Cologno per le bonze, da Time Out per i vinili e i cd, ed ero sempre più affascinato da questo mondo che si apriva davanti ai miei occhi.

Una droga. Ne volevo di piu. Ma trovare musica ai tempi era difficile. Allora decisi di provare a farla. Lavorando comprai dei giradischi smezzandoli con un altro cristiano, e un mixer, un mio amico mi regalò ‘Dj at work’ di Prezioso, Aelle mi diede l’ispirazione e provai l’arte dello scrarch ispirato dai grandi maestri come Alien Army e Men In Skratch.

La cosa stava prendendo una bella piega. A scuola iniziai ad avere una identità, cominciai a frequentare le piazze, (quelle che oggi sono i forum ndr.) dove mi misi a fare beatbox, a fare freestyle, a taggare in giro per quella grigia Milano.

Quello ‘Pseudo’ lo ribeccai all’ Indian Cafè dove conobbi poi anche chi mi avrebbe accompagnato negli anni come un fratello, Iko.

Al Parco Sempione si era creata una cricca gigantesca, writers, breakers, dj’s ed mc’s che mi permetteva di vivere quelle sensazioni di vita che mi mancavano, che da soggetto X mi facevano avere un’identità,  e non mi ricordo neanche come, ma sicuramente tra un cilum e l’altro, conobbi Goan e Zeus. E ci fu ‘La scorta Mc’s’, il mio gruppo, dove potevo fare rap in veste di Mc e Dj.

Mi ricordo ancora tutti gli sbattimenti che si facevano per registrare in quegli anni: appuntamento alle 15 in Cadorna, giri di Campari col bianco al bar sotto la metro, e poi tutti da Bassi Maestro a registrare. Mi ricordo ancora l’emozione che provai quando Zeus ci disse che Dj Yaner ci aveva dato il suo contatto. Minchia registrare il disco su DAT non era così semplice come oggi… bella vita che fate adesso ragazzi.

Poi il buio. Attimi di perdizione. La musica per me era diventata chiusura in casa con autismo allo scratch e mille bong. Vuoto sociale, psichico. Poi Internet.

Ah l’internet!!! Vitamic, WinMx…potevo avere tutta la musica che volevo sempre nei limiti concessi.

Ma l’hip hop in quel periodo era atrofizzato. Non c’era piu tanta roba in giro. Non so cosa fosse successo. Ma si era fermato. Avevano chiuso il Parco Sempione con raid giornalieri della Digos, lo avevano addirittura recintato. Avevano iniziato l’opera di ‘smaltimento’ di quei ragazzi ‘che perdono tempo e si drogano’ al Muretto. L’Indian Cafè aveva chiuso, il Bataclan pure. Boh. Poi la Voodoo Smokers Familia. Poi lo ShowOff dove rincontrai Pseudo che era diventato Mace e aveva un gruppo dal nome ‘La Crème’.

Lo ShowOff, penso sia stato una spinta assurda per la ripresa insieme a ‘8 Mile’ di Eminem che ha portato l’attenzione dei media che tanto si agognava in quegli anni ’90. E li Hano.it. Nella pura aurea alcolica giravamo con una telecamera marcia e riprendavamo quello che succedeva in quel posto; ai tempi avevamo un sito su Altervista, che ci chiudevano ogni due secondi perchè superavamo la banda consentita, dal nome ‘Grottesque Kingdom’ (sarà stato il 2003). Il mettere su web i video dei freestyle e dei live, far ‘uscire’ il personaggio di un rapper, canzoni in freedownload. Volevo dare a chi non poteva, quello che non ho potuto avere io: musica hip hop a disposizione per tutti. Poi Hip Hop Hot Board, (primo forum sulla musica rap in Italia) che ci diede uno spazio tutto nostro per poter diffondere i nostri video e contenuti, poi Myspace, Fotolog… tutto quello che poteva far apparire era ben accetto. E’ in questi posti che nacque la figura dell”Hater’.

Tornando ai giorni nostri, vedo come sia cambiata questa cosa, dalle piazze a fumarsi i lotti, alle conferenze stampa con testate giornalistiche che mi hanno cresciuto o che sono nate da poco. Ritrovarsi catapultati in un mondo che mi sta stretto, dove non si può essere realmente quello che si è perchè altrimenti non sei ‘interessante’, e quindi il ‘doversi’ creare un personaggio. Dove si ostenta il disagio che prima magari volevi nascondere per “staccare” da quella merda. Adesso la devi esaltare, altrimenti la gente non ti si fila.

Marra da Cattelan, durante la puntata, ha detto una cosa che mi ha colpito: ‘se non hai niente è ovvio che la minima cosa che hai la curi come se fosse oro’, facendo un paragone con le scarpe nuove, sempre pulite. Verissimo.

Ma il passaggio è stato cosí fulmineo e senza controllo che se prima i social network erano esaltati poichè permettevano di farsi conoscere, adesso vengono disprezzati poichè troppo invasivi nella vita personale degli artisti.

Ma questi artisti che passano il tempo a farsi le foto coi fan, con la faccia di plastica e quel sorriso glamour che Elio ci ha insegnato a fare. Tutti questi selfie, tutti questo dover per forza apparire che mette in secondo piano la reale musica, mi sta facendo perdere la poesia che l’hip hop mi trasmetteva ai tempi nei quali la conobbi.

Adesso, Zeus è diventato Zè, io resto Carlito e questo è quello che abbiamo creato: Hano.it.

C.

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