Era il 2002, forse il 2003. Mi ero già avvicinato qualche anno prima al mondo del rap americano grazie ad alcuni dischi comprati a prezzi salatissimi dal mio rivenditore di fiducia a pochi metri da casa mia, nella mia piccola cittadina. Ma a quei tempi la svolta si chiamava LimeWire. Un programma a cavallo tra eMule (che non riuscivo a far funzionare, maledetto me) e WinMX, il più grande distributore di virus della storia dei programmi p2p; ma a 15 anni scarsi, a chi interessavano i virus? Solo la musica era importante: i G-Unit Radio uscivano con frequenza quasi mensile e come per magia, quasi a sfogliare un catalogo, artisti a me sconosciuti seguivano quelli più famosi ed erano tutti lì, canzone per canzone, disponibili su LimeWire per mia grande gioia e per arricchire la mia libreria musicale di iTunes che aveva scalzato ogni altro programma di riproduzione musicale, in quanto l’unico a poter sincronizzare musica sul mio già allora costosissimo e pesante iPod prima versione.

Quella libreria musicale, da allora, l’ho cresciuta come una figlia viziata e più passava il tempo, più lei chiedeva di più. No, non bastavano più i mixtape e le discografie degli americani più famosi, anche i sidekicks, i meno famosi, talvolta anche apparsi una sola volta in una canzone con Snoop Dogg o presenti in un album di Jay-Z. Passano gli anni, cambiano gli iPod, poi diventati iPhone e si aggiorna iTunes, diventando un programma sempre peggiore e portatore d’odio e bestemmie, ma la libreria diventa sempre più grande.

Diventa obesa, incontentabile, si aggiunge anche (poco) rap italiano, si aggiungono pile di album di artisti che probabilmente ascoltavano solo i loro fratelli e le loro fidanzate, quasi obbligate per non far offendere le rising stars della musica hip hop americana.

Dopo essermi trasferito a Milano poi, LimeWire era stato sostituito da aMule, l’eMule dedicato per Fastweb. E chi mi fermava più? Per ogni album acquistato, 100 erano scaricati e tra meteore e cantanti superaffermati, tra carriere appena iniziate e quelle tramontate, arriviamo al 2012, meraviglioso anno dove mamma Apple ci regala iTunes Match, il servizio a soli 25€ l’anno che permetteva l’upload sulla nuvola di TUTTA la propria libreria musicale, con buona pace della banda internet del mio piano telefonico che dal 2012 ad oggi viene ancora consumato per ascoltare la mia musica in streaming. Tutta disponibile, sempre, in ogni situazione (a parte quando manca internet, ma di questo non ne voglio parlare). La mia attività di download illegale era anche in parte giustificata da questo upload, visto che iTunes “ripuliva” le canzoni non lecite abbinandole a quelle presenti nello store ed aggiungendo una sorta di “autorizzazione” che permetteva l’utilizzo in streaming/download sui propri dispositivi.

Nel frattempo erano anche nati i primi servizi ufficiali di streaming, Spotify su tutti e recentemente Tidal by Jay-Z & Friends.

Con il primo l’amore non è mai sbocciato, il canone del Pro (pagato per qualche mese) non mi soddisfaceva e l’interfaccia non mi intrigava; con il secondo invece l’abbonamento è stato attivato nell’immediato, più che altro per la mia totale fedeltà a Kanye West e tutto ciò che lo circonda. Anche qui l’esperienza non mi appagava come i download costanti e giornalieri di nuova musica, soprattutto perché nonostante l’entusiasmo iniziale, la mossa di alzare l’abbonamento da 20 a 25€ al mese senza apparenti buone ragioni mi aveva in parte irritato, soprattutto perché i contenuti esclusivi non valevano il giochino e soprattutto il costo.

Ma la Apple qualche settimana fa me ne ha combinata un’altra. Ha introdotto Apple Music.

Lasciando da parte il panico inziale portato dalla sparizione di metà delle mie canzoni, causa “E” di explicit da abilitare dalle opzioni di restrizione nelle impostazioni dell’iPhone (maledetti bigotti americani) a soli 9.99€ al mese, praticamente ritrovo disponibile l’interezza dello iTunes Store. Tutto. Nessuna canzone da cercare più su internet, sui siti di torrent o su aMule. Niente. Esce il singolo nuovo di Meek Mill? Bum, “aggiungi alla mia musica” e “rendi disponibile offline” e la canzone è lì. Il nuovo album di Future che uscirà la settimana prossima? Pre-order automatico e disponibilità nel giorno dell’uscita. Unito ad iTunes Match, una combo devastante e la sensazione di possedere tutta la musica del mondo. A soli 9.99€ al mese. Certo ora che sono più grande, lavoro e sono cosciente di quello che ho intorno a differenza dei miei 15 anni, almeno un paio di album al mese li compro, quindi il costo del servizio va già “a bilancio”.
Il day after, il giorno dopo l’attivazione del servizio però, la sensazione era strana, stranissima. Non controllo più le uscite sui miei siti, ma direttamente dalle opzioni di Apple Music. Non scarico più, potenzialmente acquisto. E come me, credo ce ne siano altri.

In breve la Apple ha ucciso una parte di pirateria musicale con una mossa semplice: ha reso disponibile a portata di click e ad un costo esiguo tutti i suoi contenuti musicali togliendo anche il problema della ricerca di alcuni brani o dell’incompletezza che caratterizzava ad esempio Spotify.

La nostalgia da pirata è stata compensata dalla soddisfazione di trovare quello che cerco senza praticamente nemmeno accendere il PC.

Ma rimane, altro che se rimane. Maledetta Apple, questo round è tuo, per fortuna rimangono ancora serie Tv e fumetti a riempire il mio torrent…sia mai che prima o poi abiliterai il servizio anche per quelli!

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Vitto
Vittorio Bianco classe 1987, piemontese di nascita e milanese d'adozione, si appassiona al rap americano nei primi anni del 2000 e fonda un blog satirico sulla musica hiphop italiana, ormai chiuso, insieme ad un suo amico d'infanzia. Nel 2010, dopo aver conosciuto i fondatori di Hano.it inizia a collaborare col portale in qualità di recensore. Per Hano ha svolto compiti di reporter ai live, pubbliche relazioni, stesura articoli e così via, fino ad arrivare grazie ai suoi studi giuridici, ad essere anche responsabile dell'ambito legale del sito internet. Si occupa principalmente della gestione della sezione Lifestyle.