Premettiamo che chi vi scrive segue – più o meno attivamente – la scena Hip-hop internazionale da circa 20 anni, ed è affezionato a quel tipo di suono che arriva direttamente dagli anni ’90, chiamatela Vecchia Scuola o Golden Age del rap, poco importa. Mi trovo spesso – soprattutto ultimamente – a scontrarmi con questa mia passione per il rap “grezzo” e quella che viene definita “nuova scuola” dell’Hip-hop quindi mi sono fermato a fare qualche riflessione.

Il punto fermo di questa discussione è che i gusti personali non si discutono, ma il panorama della musica, specialmente del rap – statunitense in questo caso, ma anche italiano – sta cambiando. Esisteranno sempre “generi” di appartenenza, Underground, West Coast, East Coast, South, ma la verità è che l’artista che fa musica al giorno d’oggi la fa principalmente per guadagnare. Se negli anni ’80-’90 poteva esserci (guadagni a parte) un ideale forte o una voglia di ribellione a sostenere il Rap – vedi ad esempio il “Fight The Power” dei Public Enemy – oggi la musica deve andare in classifica, ed in questo i vari J. Cole, Kendrick Lamar, Wale, A$ap Rocky, Big Sean (solo per citarne alcuni) sono fortissimi.

Poi ci sono altri artisti emergenti che riescono a mantenere una certa “street-credibility” pur essendo giovani, Joey Bada$$ su tutti mi ha colpito: reincarna lo spirito di una New York, che in un giovane non sentivo da parecchio tempo.

Dischi curati e potenti, capaci di ritagliarsi un ampio seguito nelle nuove generazioni e dalla critica: basta dare un’occhiata alla chart Billboard dei pezzi Rap più in voga negli States e ve ne renderete conto.

È facile condannare i contenuti attuali, si “parla solo di soldi, puttane, alcol e droga”, non dimentichiamoci però che anche leggende come 2pac e Biggie – passando per gli N.W.A. – avevano certi argomenti nelle liriche; esiste ancora il Conscious Rap, ma rimane una picca fetta di una “torta Hip-Hop” che ad oggi ha un gusto totalmente differente.

Ovviamente poi, quello che al giorno d’oggi a volte si definisce Hip-hop è soltanto pop, truccato e mascherato a dovere, con del rap a fare da contorno, per essere commerciale ed adatto alle masse “consumer”, ma sta a noi deciderlo.

Sappiamo bene inoltre che con il ritorno di fiamma del Rap, inteso (purtroppo o per fortuna) come genere musicale del momento, molti rapper o gruppi del passato sono tornati e torneranno in studio; qualcuno provando a rimettersi in gioco in fase contemporanea, qualcun altro mantenendo le proprie caratteristiche underground di sempre.

Forse ha ragione Primo Brown quando afferma che “nel rap sono uno che apprezza la potenza / batto 5 pure se la merda mia e la merda tua non c’è attinenza”, ed io mi metto in cima a questa lista di scettici del Rap moderno.

Il Rap non è morto, il Rap è più vivo che mai, si sta semplicemente evolvendo. E noi possiamo decidere se seguire questa evoluzione o rimanere saldi alle nostre convinzioni, soprattutto al giorno d’oggi che il panorama è talmente ampio che ognuno può esprimere le proprie preferenze senza per forza esse hater.

Ognuno di noi è libero di scegliere se essere ancora oppure “non essere più quello di Mi Fist”, ma non è detto che queste due anime opposte – a volte – possano coincidere.

Luca JD Martorelli