Radio Revolution è l’ultimo album dei Boomdabash, uscito il 16 di giugno 2015 il disco si è piazzato subito tra le prime posizioni di tutte le classifiche dove permane tutt’oggi. A fare da apripista alle 13 tracce i primi singoli: Un attimo ed Il sole ancora che vede la partecipazione dei The Bluebeaters; tra le altre collaborazioni troviamo J-Ax in Il Solito Italiano e l’inaspettata A Tre Passi da te con Alessandra Amoroso, hit assicurata dell’estate.

Ieri presentavano il loro lavoro alla Mondadori di Milano, e noi siamo stati li a far due chiacchere con i quattro ragazzi salentini: ecco cosa ne è uscito!

Cosa si prova a trovare il proprio album tra quello di Jovanotti e quello di Eros Ramazzotti?

Un bell’effetto, una bella soddisfazione

Radio Revolution: come mai questo titolo?

Radio Revolution perché c’è un concept che collega la musica alla radio come cassa di risonanza, la musica per noi è un’arma di una potenza inimmaginabile. E’ uno strumento che può essere utilizzato per fare informazione, veicolare idee ed essere messo al servizio delle persone per migliorare delle situazioni o per fare in modo che alcune cose cambino; la radio è il mezzo di risonanza, da qui radio devolution: in  alcuni casi il cambiamento, le piccole o le grandi rivoluzioni possono essere veicolate attraverso la musica

Siete sempre stati attivi ed attenti a temi di politica e sociale; recentemente alcuni artisti con cui avete già collaborato (Fedez, J-Ax) si sono scontrati con alcuni esponenti della politica italiana (Giovanardi, Gasparri) secondo voi è giusto che musica e politica si mischino così tanto?

Io penso che non possa essere un male, nel senso che in questo preciso momento diventa quasi una necessità anche se paradossale. Le risposte non stanno arrivando da esponenti della classe politica ed è giusto che arrivino da personaggi dello spettacolo, o comunque musicisti, che si sentono toccati da un determinato argomento e manifestano oltre al loro essere artisti anche il loro senso civico.

Una cosa che insomma secondo noi va benissimo, soprattutto in virtù del fatto che parlando di Fedez e J-Ax hanno un seguito pazzesco ed usare questo privilegio non deve essere sprecato ma essere messo al servizio delle persone. Abbiamo apprezzato che Fedez abbia preso a “calci in culo”  Giovanardi perché è una cosa che in un dibattito difficilmente si vede fare; anche J-Ax pubblicò un video dopo i casini per l’expo disse cose concrete parlo in particolar modo di Salvini dicendo ”Perché Salvini parla dei campi rom e non parla dei 40 milioni che ha rubato?”.  Questa schiettezza dovrebbe essere una caratteristica della classe politica, va bene che sia diventata una caratteristica dei musicisti

A proposito di Fedez ed J-Ax: avete collaborato con entrambi ma la collaborazione che più colpisce in questo disco è quella con Alessandra Amoroso. Come mai la scelta su Alessandra e com’è collaborare con una cantante che si è sempre dedicata alla musica pop?

Sicuramente il fatto che sia salentina ci ha aiutato a trovarci, poi comunque secondo noi è una delle voci più belle del panorama italiano. Noi poi in particolar modo abbiamo questo modus operandi che è un po’ strano: quando facciamo il pezzo capiamo subito se è un pezzo in cui ci può stare bene un featuring e quando abbiamo sentito questo pezzo è come se si fosse materializzata la figura di Alessandra Amoroso.

Il ritornello l’ha scritto Biggie Bash con l’aiuto sul bridge di Federica Abbate, autrice di Universal, e di Cheope il figlio di Mogol

“Un attimo” è un’altra canzone molto importante e forte, parla di libertà e della dura vita di chi è in carcere, il video stesso è stato girato nell’istituto penale di S.Nicola (Lecce) che esperienza è stata?

Noi era un po’ di tempo, anni a dir la verità, che avevamo in mente questo progetto. In realtà molti anni fa vidi un singolo dei metallica che girarono a St. Quintino ed io rimasi impressionato da questa cosa e dissi “vorrei proprio portare la mia musica in carcere, fare un video facendo partecipare tutti i ragazzi che ci sono la” quindi è da sempre un nostro sogno. Quando c’è stata data la possibilità di realizzarlo siamo stati molto felici soprattutto per il risvolto poi sociale, ci tenevamo a farlo li perché volevamo lanciare questo messaggio: spesse volte i penitenziari vengono visti come contenitore della feccia; sicuramente ci sono delle persone che hanno commesso degli errori, alcuni molti gravi, altri meno insomma, comunque il messaggio che volevamo esprimere è che li dentro ci sono comunque delle persone fatte di carne ed ossa come noi, che hanno i nostri stessi sentimenti. Gli errori fanno parte della vita di ogni uomo però deve farne parte anche la possibilità di porvi rimedio o comunque di redimersi. Questo è il concept del video e del pezzo, tra l’altro tutti quelli che hanno partecipato al video sono tutti detenuti che collaborano con dei ragazzi che hanno una compagnia di teatro, e a molti di loro viene poi permesso di uscire ed andare a fare degli spettacoli fuori in base alla condotta, alla gravità del reato ecc.

I ragazzi erano molto contenti di fare questa cosa: sia perché è comunque un momento di svago sia perché gli abbiamo aiutati a passare una giornata di divertimento

Avete suonato negli Stati Uniti con Subsonica e Negrita, qual è la differenza tra il pubblico USA e quello made in Italy?

Sicuramente la cosa che noti subito è che in Italia succede che quando ci sono dei live con più band o più artisti succede spesso che se io sono fan di una band quando suona quell’altra non seguo, invece qui questa cosa non succede. Chi era venuto a sentire i Subsonica o i Negrita anche quando abbiamo suonato noi erano interessati e partecipi, c’è una partecipazione all’ascolto diversa rispetto che qua in Italia.

Un sacco di ragazzi appartenenti alla comunità jamaicana ci sono venuti a cercare dopo il concerto perché non potevano credere che anche in Italia esistesse il reggae, loro pensano all’Italia come pizza e mandolino e O sole mio, e molti non si capacitavano di come anche qui esista questa musica qua

A proposito di reggae, com’è fare reggae in italia?

Da un punto di vista di fan abbiamo molta gente che ci segue, uno zoccolo duro di fan di Boomdabash.

A livello di numeri i nostri live sono sempre ricchi anche di gente che segue noi ma non il reggae quindi ce la caviamo abbastanza bene e non diamo retta a chi dice che il reggea è morto, non crediamo sia un genere destinato a morire.

Da un punto di vista discografico il discorso cambia perché chiaramente l’Italia è l’unico paese in cui ogni 3 o 4 anni c’è un genere di punta.  Anni fa c’è stato il boom del reggae con i Sud Sound System, poi in italia è tutto ciclico adesso c’è il momento dell’hip hop e magari il reggae potrebbe cavalcare l’onda.

In america ogni genere musicale ha un settore mainstream ed è mainstream Lil Wayne tanto quanto lo sono i Metallica. In tutta Europa ci sono gruppi che fanno reggae sotto contratto con delle major quindi questo è un problema tutto italiano.

Reggae Ambasador (traccia numero 7) parla proprio di questo, o meglio dell’attitudine dei Boomdabash che sono  un po’ di anni che nonostante mode e tendenze si succedano, noi comunque restiamo sempre fissi e battiamo il martello sul chiodo.

Quando partirà il tour?

Il tour partirà il 27 giugno da Gallipoli, com’è consuetudine partiremo dalla nostra terra. Le date verranno pubblicate presto ma l’1 luglio suoneremo con Damian Marley al Rock in Roma.

Angolo Marzulliano: fatevi una domanda e datevi una risposta.

Dove ci vediamo tra 10 anni? Ancora Boomdabash, ancora a fare musica, ancora a vivere di musica… magari viverci meglio!

Prostituite il vostro disco

Disco della madonna, spacca, un gran bel disco, non il classico disco che alla 3 traccia inizi a saltare, sono poche tracce per favorire un ascolto fluente. Disco della maturità dei Boomdabash, con un tocco di mainstream, un tocco di pop ed il tocco di THG in Mister President

Giacomo Frigerio (twitter @gj_jack)

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Giacomo Jack Frigerio
Classe 1993, Giacomo Jack Frigerio vide per la prima volta la luce in Monza e da allora vi vive più o meno stabilmente. Dopo un percorso scolastico travagliato capisce che le cose che li vengono meglio sono scrivere e sputare sentenze; da allora si dedica ossessivamente a queste due. Opinionista per Hano.it dal 2015 e frequentatore assiduo di osterie, trattorie e vinerie; tra i suoi hobby potete trovare: l'hip hop, la musica, le tavolate di amici, poltrire e guardare la pioggia da un luogo asciutto