Il Rap è in continua e rapida evoluzione. Se andiamo ad analizzare gli ultimi 15 anni di questa musica, si avranno sotto gli occhi dei cambiamenti drastici e forse definitivi. Questo genere è rimasto per tanto tempo (forse troppo?) nell’underground, se così possiamo dire, della musica : non c’era in radio, non c’era su MTV, non c’era in televisione.

Ad oggi, invece, il Rap ha iniziato a far parte della nostra vita quotidiana : capita che girando in macchina ‘Radio Deejay‘ ci proponga Marracash, capita che facendo zapping si veda trasmesso in tv l’ultimo video di Fibra, capita che sfogliando un giornaletto noioso di ‘Trenitalia’ sistemato nel sedile di fronte a te sia presente un’intervista a Dargen D’Amico e capita che guardando ‘Amici’ si veda un rapper in piena corsa per la vittoria finale. Ed è proprio questo che vogliamo analizzare : questa esposizione mediatica fa bene al rap?

Marracash Mtv Spit

Le risposte possono essere molteplici, così come le situazioni da analizzare, tanto che difficilmente si potrà arrivare a una conclusione. Ma non siamo solo noi ascoltatori a farci queste domande. A farsele, in primis, sono loro, gli artisti che fanno parte del cosiddetto ‘rap game’ e che lo vivono ventiquattr’ore su ventiquattro.

Rimpiango i tempi […] in cui la musica era semplicemente musica, e venivi amato, supportato o distrutto in base ai tuoi dischi, senza tutto questo caos multimediale attorno agli artisti. Nel 2015 io stesso a volte sono costretto a stare in equilibrio, cavalcando un’ onda che spesso, poco mi rappresenta[…]“.

Un paio di mesi fa, sulla sua pagina, Emis Killa ha scritto, ‘denunciando’ quindi questa sofferenza verso il cambiamento dell’immagine che deve dare il rap di sé. O meglio, prima, probabilmente, non c’era bisogno di dare un’immagine o un’icona in pasto al pubblico, prima c’erano le rime, c’era il flow, c’erano i live e c’erano i contest. Ora ci sono le promo, gli in-store, gli sponsor.

Di contro abbiamo i Two Fingerz che intervistati da Hano.it proprio in occasione della recentissima uscita del loro nuovo album ‘La Tecnica Bukowsky‘ dichiarano : “Siamo favorevoli all’arrivo dei talent perché sono un ulteriore zoom verso la ricerca di talenti. Quando finisce poi la trasmissione chi è destinato a durare, dura. Altrimenti, chi ha talento, ci sarebbe comunque arrivato in altri modi.” Per Danti e Roofio quest’esposizione mediatica del rap, aiuta chi magari sarebbe comunque arrivato all’interno della scena ma che sicuramente lo avrebbe fatto con più difficoltà. Appare chiaro come il loro pensiero sia direttamente rivolto a chi, uscendo dai talent, riesca ad esprimere veramente il suo talento e che non sia destinato a finire come la classica meteora musicale.

Concludiamo con una citazione di Achille L, prima di partire con le domande e scatenare le riflessioni più disparate : “I talent show sono semplicemente reality show di merda arricchiti dalla musica,che è il mezzo sfruttato solo come inutile contorno per dare vita e lucrare su nuovi “grande fratello”[…]“.

Alla luce di quanto detto possiamo chiederci : i talent show hanno sfruttato/stanno sfruttando il rap soltanto per avere più attenzione? L’esposizione mediatica del rap può rovinare i contenuti più impegnati in favore di contenuti destinati ad un pubblico maggiore e quindi più ‘potabili’? Oppure i talent offrono realmente opportunità a ragazzi giovani che vogliono sfondare col rap?

E ancora, perché se il rap va in tv o in radio viene automaticamente pensato come un errore? La musica, in fondo, non viene fatta per arrivare a più ‘orecchie’ possibili?

Le visioni sono molteplici e le domande innumerevoli e questo articolo potrebbe durare anni. Si potrebbe avere uno scambio di opinioni, di idee, di pensieri ma avere una risposta sarebbe impossibile. L’importante, possiamo affermare, è che il Rap rimanga sempre Rap. E che questo genere, dovunque finisca, cerchi di non dimenticare mai dov’è nato e perché è nato. Perché, come dice un noto rapper italiano, “senza radici l’albero cade“.

Alessandro Diofebbo (Twitter: adiofebbo)