Chi scrive non aveva dubbi. Quando meno di un anno fa mi sono imbattuto nel video di Click Hallal, primo estratto di Che ne sai ep di fresca uscita di Maruego che sanciva la fortunata collaborazione coi 2nd Roof produttori dell’intero progetto, ho voluto assolutamente conoscere questo giovane e sconosciuto artista italo-marocchino.

Lo contatto, ci sentiamo, fissiamo un incontro da cui nasce l’intervista pubblicata qui dal pretenzioso titolo “Viene dal Marocco e guarda l’Europa. Maruego, la novità più fresca della musica italiana”

Quello che volevo capire è se davvero mi ero imbattuto nella novità più fresca della musica italiana. Volevo capire chi era e dove sarebbe andato.

Il dibattito sul conto di Maruego è esploso di lì a poco. Tra forum, addetti ai lavori, fan. In prima battuta un sacco di critiche. Troppo autotune, troppo Marocco, troppo Booba, troppo cantato. Critiche al linguaggio, critiche allo stile, critiche alle basi, critiche a Gue’ che pare fosse lo scopritore, critiche ai feat troppo importanti per uno sconosciuto. Chissà quanto ha pagato Maru. Insulti al sottoscritto anche. Troppo spazio, troppo clamore, troppo credito.

La sensazione era: la cosa nuova spaventa. Nuova, sì. Innegabile che il mondo di Maruego sia nuovo. Per l’Italia perlomeno. Può non piacere, ma prima non c’era. Dopo sì, eccome.

Però, come tutte le cose nuove, piano piano, la critica si è trasformata in riflessione, confronto.

Non so come abbia reagito a tutto questo il giovane di Berrechid. Dietro quell’atteggiamento da rapper del ghetto si nasconde un ragazzo sensibile per cui sono certo che le critiche le abbia sentite, ma senza farsi abbattere, anzi. Nel frattempo ha continuato a lavorare dritto per la sua strada, un passo alla volta.

Un anno dopo trovo Maruego sotto contratto con Carosello (attenzione che Carosello non è una label come le altre che si stanno immergendo a piene mani nel rap italiano, investe solo su progetti in cui crede, li difende, non li sradica dal contesto e ci lavora bene, vedi Emis Killa), trovo i forum non più spaccati come un anno fa, Maruego è stato capito, magari criticato, ma ora si conosce il mood e lo si comprende. Ora c’è attesa attorno al progetto, non astio. Molta attesa.

Un anno dopo trovo Maruego con featuring importanti, nel disco di Don Joe e dei Dogo, oltre che con nuovi pezzi come Osama.

Un anno dopo trovo Maruego fuori per Carosello, per il mercato vero, con un pezzo conscious. Sulla Stessa Barca, scelta spiazzante, tutti si aspettavano l’ignorantata, la Cioccolata 2. Ma nessuno è deluso, anzi, piacevolmente colpito. Un anno dopo questo pezzo riceve complimenti perché in modo non banale il giovane rapper ha trattato un tema complesso, indubbiamente molto sentito, senza scadere nel retorico, anzi. Un anno fa non sarebbe stato accettato così.

Chi scrive non aveva dubbi. Nella vita reale mi occupo di storie di giovani e lavoro. Ecco, anche questa ne è una, legata alla musica, al rap. In questo anno ho visto Maru in qualche live, ho sentito le robe nuove. E sono contento di vedere quella strada, di cui abbiamo parlato nell’intervista un anno fa, non solo ancora ben asfaltata, ma addirittura più grande, più larga, più lunga. Magari più complessa, ma sicuramente ricca di prospettive.

Ora sono curioso di vedere cosa succede. Sono assolutamente certo che i 2nd Roof, curando le produzioni al massimo, su misura per Maruego, confermando quel binomio che si sposa alla perfezione, ma anche proteggendo il giovane talento marocchino, riusciranno ad alzare ancora un po’ il livello. E se Carosello fa il suo forse ci troveremo davvero davanti all’artista più fresco della musica italiana.

Chi scrive non ha dubbi. Solo una cosa… mi raccomando ragazzi, va bene tutto, ma non dimentichiamoci anche delle care vecchie ignorantate che ci piacciono tanto… in bocca al lupo☺

Matteo Fini

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Matteo Prof. Fini
Nella vita reale mi occupo di ricerca, didattica e formazione in Università e nel privato. Laureato in Scienze Politiche e Dottore di Ricerca in Statistica mi piace giocare coi numeri e le parole così nel 2010 ho pubblicato "Non è un Paese per bamboccioni" per CairoEditore. Seguo l’Hip Hop da sempre e dal 2013 firmo pezzi per Hano curando la rubrica Sellout e portando la mia particolare visione nel panorama italiano