La recensione di Suicidol

Ascoltando i 15 pezzi di Suicidol – e questa volta li ho ascoltati veramente tanto prima di decidermi a scrivere – quello che esce dalle casse non è tanto Machete, non è tanto l’hip hop e forse non è neanche tanto Nitro, quello che esce è Nicola. Un rapper di 22 anni che urla al Mic tutta la sua rabbia e la sua cattiveria.

Quando parte il primo pezzo The Dark Side of The Mood (titolo chiaramente ispirato all’album dei Pink Floyd “The Dark Side of The Moon”) si capisce subito che Nitro fa sul serio e la strada che prenderà l’intero disco: beat dalle atmosfere oniriche (prodotto da Deleterio) e rime serrate “vivere male per scrivere bene / dire di amare per fingere insieme / un gene che viene da un unico seme (quello dell’odio) / la mano sul foglio in delirium tremens“.

Dead Body è un pezzo classico con il beat di Strage che lascia piacevolmente spiazzati (soprattutti i vecchi come me) cassa rullante e sample e una strofa lunga da battaglia, quasi un freestyle, senza ritornello solo un break per riprendere fiato e lasciare spazio a qualche scratch di Dj Ms che per l’occasione prende in prestito due versi di Kendrick Lamar in “Nosetalgia” di Pusha-TYou wanna see a dead body – Go Figure Motherfucker every verse is a brick!“.

All in è uno dei miei brani preferiti, Big Joe alla strumentale spacca le casse dello stereo con un beat dritto e una cassa che è una martellata. Nitro fa All-In mette tutto quello che ha sul tavolo, il tavolo della musica chiaramente cosa che fa anche in maniera più ironica in Rotten sul beat di Yazee.

Uno dei pochissimi featuring è quello di Fabri Fibra in Ong Bak: rime originali e bel flow di Nitro beat potente di Don Joe ma Fibra in alcuni punti è calante, l’extrabeat che fa ad un certo punto non mi convince e sono convinto che oggi come oggi la gente fermerà più Nitro per chiedergli un CD (ascoltate il disco e capirete).

Il primo singolo Sassi e Diamanti, prodotto da Low Kidd, è forse il pezzo più orecchiabile del disco da cui è stato estratto un video diretto da Mirko De Angelis dal finale tragicomico. Complimenti da tutta la redazione per la scelta del cast, non mi riferisco a Nitro che nonostante i capelli lunghi non è il mio tipo.

E adesso che Slim Shady ha fatto Rap God (Rap God) vuole fare il Dio del rap qualsiasi Faggot” è il pezzo di Baba Jaga, prodotto da Big Joe, che anticipa un extrabeat di Nitro – con chiaro riferimento a Rap God di Eminem – in cui l’MC riesce a incastrare in sole 4 battute un numero spropositato di rime e parole. Non mi sembra solo un esercizio di stile, ironia a parte, il rapper di Vicenza riesce a lanciare un messaggio a chi si reputa meglio di lui, senza esserlo.

La title track Suicidol prodotta da Low Kidd, è la fusione delle due parole Suicide e Idol, parla delle contraddizioni che ci sono nella musica, la più grande? Quella che devi morire per vendere i dischi.

Pleasantville è un pezzo romantico con la solita vena decadente di Nitro, l’amore è sofferenza. Il beat è affidato ancora a Low Kidd (il produttore più presente in questo disco).

E tu, tu Nitro, Willson, Fill The Pain o come diavolo ti chiami beh tu mi fai semplicemente schifo!” Stronzo, su un beat spaziale di Stabber che in 3 minuti e 16 secondi riesce a cambiare stile almeno 3 volte, è un pezzo abbastanza incazzato ma molto autoironico, con moltissime citazioni (Sheldon, Manet, Silent Bob, T Bag…).

L’oracolo di selfie è un brano improntato al sociale in cui il rapper parla dell’uso spasmodico degli smartphone (e tutto ciò che a loro è legato come social network, selfie…) dando al tutto una visione alla Black Mirror, famosa serie inglese, in cui lo smartphone diventa un’appendice del corpo umano perché non possiamo più farne a meno. La produzione è affidata ancora a Low Kidd.

In Danger (precedente album) avevamo ascoltato Storia di un presunto Artista in Suicidol troviamo il prosieguo: Storia di un defunto artista. Nitro ci spiega perché vuole fare la musica e si racconta senza filtri. Produzione ancora di Low Kidd.

In The Same old story (prodotta da Dj Shocca) l’MC riprende il discorso di Suicidol: per essere consacrato artista (forse) devi morire. Il pezzo è riflessivo (non che gli altri non lo siano ma l’atmosfera di Shocca amplifica rendendo il tutto più serio), parla anche di chi – purtroppo – si trova costretto a fare tutti i giorni un lavoro che odia pur di portare a casa un po’ di cash.

Quando pensi che l’album si sia chiuso – gli ascolti li faccio solitamente in treno o mentre corro quindi perdo di vista la tracklist – parte Twinbeasts inizialmente pensavo fosse impazzito il player, non ho pezzi metal in playlist, invece è sempre Nitro con i Devotion (band vicentina) con Skit Vicious (dei dope DOD) e Andrè.

Rivivere è il colpo di scena finale, in un album in cui si parla (quasi) sempre di morte intitolare il pezzo di chiusura così è quantomeno inaspettato. Il campione usato da Strage arriva da “Revivre” un pezzo di Gérard Manset e scelto da Nitro perché colonna sonora di un film che lo ha colpito molto, “Holy Motors“.

Non credo ci sia bisogno di una conclusione, l’album è uno dei migliori ascoltati in questo 2015, flow camaleontico, beat potenti, ironia (anche se spesso si finisce nel black humor), rime ricercate e (una cosa che mi piace moltissimo) citazioni su citazioni. Il modo di fare Hip Hop è cambiato ma Nitro è la prova che si possono fare delle cose ottime anche su beat non propriamente “tradizionali”.

PS. questa recensione è valida solo nel caso in cui Nitro dicendo “siti di rap italiano che mi danno voti a caso non puoi capire un puzzle con soltanto un pezzo in mano” non ce l’abbia con noi, siamo permalosi!

Dj Spessore (twitter @djspessore)

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Fabrizio DjSpessore Angelelli
djspessore, al secolo Fabrizio Angelelli, classe vecchia molto vecchia! Milanese di adozione si avvicina all'Hip-Hop nei primi anni '90 quando un compagno di Judo gli fa conoscere Run DMC, Public Enemy e LL Cool J (I'm that type of guy!). Pochi anni dopo si appassiona al DJing e alle produzioni, rompe diversi salvadanai e compra giradischi, mixer e campionatore. Colleziona vinili da più di 20 anni. Ha collaborato con diversi rapper della scena come dj e produttore (ma non gli piace fare nomi, non è questa la sede adatta). Entra nel team di hano.it nel 2015 e si occupa di recensioni e di marketing.