Che il rap e la politica siano sempre andati a braccetto, non v’è dubbio alcuno. Dai primi versi di protesta ad oggi però di strada se ne è percorsa, e anche tanta. Il rap è cambiato, la musica è cambiata, è evoluta. Non si vogliono trasmettere più solo messaggi di rivoluzione, ma, d’accordo con i tempi e con le richieste dell’industria la quale partendo dall’America, offre contratti milionari a ragazzini che una volta avrebbero dovuto compiere i salti mortali per entrare nell’industry, mentre ora si ritrovano proprietari di conti in banca quasi infiniti per aver regalato alla scena solo un paio di tracce che vale la pena ricordare, ora i contenuti sono sicuramente più frivoli e meno impegnati.

Ciò nonostante, rimane ancora uno zoccolo duro a voler mantenere vivo il rap di protesta: negli States troviamo esempi più o meno famosi, in Italia ad oggi rimaniamo più relegati all’underground, in quanto, a parte rari casi, il rap mainstream non è più rap ma pop ritmato.

Detto questo, nessun problema se si trasmettono messaggi di qualsiasi natura politico-sociale nelle proprie canzoni, ma, sorgono spontanee alcune domande: è necessario trovarsi in tv (o sui social) “grandi” nomi a politicare a destra e a manca? Soprattutto chi bazzica il mondo del rap oggi, influenza la già suscettibile mente di giovani anche in età da voto, non sempre pronti a crearsi un’opinione propria ed è ben diverso esplicitare dichiarazioni dirette in programmi TV o perpetrare battaglie mediatiche sui social network con dei rappresentanti di partiti politici rispetto al cantare le proprie idee e metterle in rima sul lungo di una canzone.

Esempio fresco è l’intervento di J-Ax (ancora) contro Salvini sulle questioni Expo, rom, immigrazione, etc.

Salvini può non piacere e sbagliare il 98% delle proprie dichiarazioni ma, attenzione, stiamo parlando di un politico attivo sul campo, con un suo seguito e soprattutto in continua campagna elettorale in uno Stato come l’Italia dove i governi si fanno e si disfano ogni 2-3 anni, quindi, bisognerebbe anche valutare determinate dichiarazioni, rivolte ad esempio apposta a determinate branche di popolo suscettibili su determinati argomenti: gli immigrati sono un problema da affrontare ma Salvini si rivolge a chi in effetti ne vede sbarcare quotidianamente grandi numeri, oppure, si rivolge a chi ha uno o più assembramenti e campi rom dietro casa, con parole violente quali userebbero (e usano) i diretti interessati. È becera comunicazione, a volte difficile da comprendere, ma questa è la politica al giorno d’oggi.

A cosa serve l’intervento di un cantante se non a farsi grandissima pubblicità?

Una volta il “nemico comune” era Berlusconi ma a quei tempi era più facile sentirlo mandare a fare in culo dal palco di un concerto piuttosto che dalla piazza di un talk show.
Dalla sua caduta invece, anche il jet-set musicale ha effettuato una specie di diaspora attaccando i politici più in vista del momento ed esponendosi sempre di più, perché fa social, perché fa cool e soprattutto attira consensi che si traducono in biglietti acquistati dei concerti, ospitate su palchi dei comizi e così via.

La cosa stufa ed infastidisce, in parte ne risente la qualità di una musica che va a perdersi ogni giorno sempre di più in un baratro di nulla e in parte, ci si sente presi in giro. Come? Semplice, il tema caldo ad oggi è la politica che ruba, quindi di seguito, il partito più fresco da seguire ad esempio, che fa leva da sempre sul “politico ladro”, sul “tutti a casa” e sul tema “onestà” è il Movimento 5 Stelle. Casualmente dove ritroviamo “seduti” cantanti come Fedez e J-Ax? Ecco. Che poi condividano le stesse idee e magari stiano anche cercando onestamente di fare qualcosa per “cambiare” il paese, non è da dubitare, ma comunque traggono vantaggio dall’onda mediatica portata da questi interventi.
È facile parlare della disoccupazione giovanile, della fatica dei lavoratori, degli sprechi ma… ma in questo momento gradirei fare un piccolo excursus storico.

La situazione economica, industriale e politica italiana è una realtà da osservare a partire dal 1945, dal piano Marshall ovvero, dagli aiuti americani per ricostruire un paese distrutto dalla guerra e poi dall’importanza strategica come linea tra l’occidente e l’oriente durante la Guerra Fredda. In quel periodo le iniezioni economiche arrivate dall’ovest sono state una manna dal cielo per l’avvio dell’economia italiana, del benessere e del primo vero boom economico che aveva riguardato non solo la nostra Nazione ma anche tutto il resto d’Europa.

Ora nel succedersi i governi fino all’avvento dell’odiato Berlusconi, v’è stato un culmine di benessere fino a Tangentopoli. Con la Dc e i socialisti additati come ladri e corrotti (ricorda qualcosa, ora, vero?), Berlusconi, ovvero il tanto richiesto cambio della classe politica, ha tristemente guidato il paese in un ventennio dove sono terminati anche gli ultimi strascichi di benessere indotti dai 20 anni precedenti, fino ad arrivare ad oggi, con l’enorme crisi del 2008 e quello che tutti (spero) sappiamo.  Tutto questo per dire che adesso saranno pure momenti estremamente difficili ma, oltre ad essere ciclica, la storia, insegna anche che l’Italia non è mai stata un Paese dal benessere florido e soprattutto, diffuso. Le classi sociali, la disoccupazione, le tasse alte, sono sempre esistite, e siamo semplicemente, a mio avviso, tornati ad un periodo storico poco favorevole.

La classe politica penosa è direttamente proporzionale alla situazione generale, che ci si augura cambierà come già è successo più volte, nel corso del tempo.
Sicché, ritengo che la natura politica, deviata dalle semplici canzoni al “campo” vero e proprio sia semplicemente una dose non richiesta di pubblicità nei confronti di chi la compie e non in ultimo nei confronti dello stesso politico che si attacca.
Di Giovanardi si è parlato per mesi, a Salvini si sta facendo campagna elettorale gratuita, a voi pare un modo intelligente di cercare di cambiare le cose?

Questa guerra dei poveri a spese della musica che si ascolta ha un po’ raggiunto il culmine e si dovrebbe tornare ad un ordine delle cose dove i cantanti si preoccupino di cantare (e diventare magari così di nuovo la vera voce della protesta, un po’ come i vari Pelù fecero in tempi già non sospetti) e i politicanti a cercare di fare politica al meglio.
Voi cosa ne pensate?

Vitto (twitter @vittoworldpeace)