Ho visto il trailer che annuncia l’arrivo del nuovo disco di J.Ax. E mi sono commosso. La storia del loser, dello sconfitto, dell’emarginato, non è nuova. Se segui J.Ax l’hai sentita mille volte. Nei dischi, nei primi dischi, negli ultimi, nelle interviste, in TV, a Onetwo OneTwo, a The Voice, persino nei libri. Se hai letto I pensieri di Nessuno.

Per cui niente di nuovo, ma mi sono commosso. Sono del ’78, sicuramente più vicino al ’72 di Ax che ai ‘90 di chi domina le classifiche del Rap oggi. Che apprezzo, spesso. Ma sicuramente son cresciuto con Ax, i suoi viaggi, le sue strade, le sue contraddizioni. Mi sono riconosciuto nelle sue canzoni, da giovane sicuramente, ma oggi ancora spesso.

Di Ax non si può nemmeno dire “Vorrei che tornasse quello di…” perché gli danno addosso dai tempi di Strade di Città. Il perché mi è sempre rimasto ignoto.
Ma quello su cui vorrei soffermarmi oggi è che stiamo parlando di una penna finissima, non parlo di flow, di metriche, di liriche, di ritmo, proprio di scrittura. Una scrittura raffinata ma non vecchia, fresca, colorata, colta, sporca ma pulita. Essenziale. Il tutto immerso nel flow, la metrica, le liriche, il ritmo.

Questo va riconosciuto ad Ax. Lo si critica per le scelte, per gli amici, per i dischi, per le collaborazioni. Chissenefrega. Quelli sono gusti, strade. È sulla scrittura che non si può dire nulla a questo ragazzo ormai uomo.

Ha descritto 20 anni di Italia, di noi, con semplicità ed eleganza, come solo Max Pezzali ha saputo fare. E dire questo per molti di voi rappresenta un insulto. E invece è così. E, se ci pensate, è l’essenza dell’Hip Hop. Raccontare il vero.

J-Ax Il Bello di Essere Brutti

Cosa mi aspetto da questo nuovo lavoro? So che sarà un viaggio nella mia generazione di quasi 40enne. Ma sfiorando livelli di giovanilismo intensi. So che apprezzerò le rime, la scrittura. La deriva dance pop degli ultimi anni non mi piace tanto, come non sentivo mia quella più punk di inizio secolo, ma la scrittura ha sempre vinto sopra tutto. Per chi ama le parole, è sempre stato una notevole fonte d’ispirazione. E comunque ci saranno anche pezzi più grezzi ne sono certo.

Non mi abbindolerà con la storia del “questo lavoro è il migliore che ho fatto” ma lo sa anche lui. Perché io, da odioso nostalgico, resto legato a pezzi sconosciuti e b-side come Cavalieri Senza Re, Così mi tieni o il Pacco di Natale. Ma nel lungo sfogo che accompagna la notizia che il disco arriva si capisce che sarà un lavoro onesto, non buttato lì, completo. Anche sperimentale, a intuito.
Aspettiamo.

Una citazione di Ax apre il mio ultimo libro, il prossimo lo chiude. Perché se è vero che oggi seguo e mi rivedo maggiormente in altri rapper, non posso dimenticare quanto questo grande cantautore moderno abbia segnato, o perlomeno accompagnato, la mia crescita personale e, a tratti, anche professionale. Per cui oggi, provate a vedere J.Ax come un artista completo, un uomo maturo*, lasciando fuori tutte le paranoie sull’underground. I gusti sono gusti, ma il talento, il lavoro, la lungimiranza, la costanza, racchiusi in questa penna dal tocco fine non possono essere messi in discussione.

Matteo Fini

Condividi
Matteo Prof. Fini
Nella vita reale mi occupo di ricerca, didattica e formazione in Università e nel privato. Laureato in Scienze Politiche e Dottore di Ricerca in Statistica mi piace giocare coi numeri e le parole così nel 2010 ho pubblicato "Non è un Paese per bamboccioni" per CairoEditore. Seguo l’Hip Hop da sempre e dal 2013 firmo pezzi per Hano curando la rubrica Sellout e portando la mia particolare visione nel panorama italiano