L’ho fatto di nuovo. Ho un po’ imbrogliato sul titolo. Questo non è un pezzo contro Fedez. Chi scrive lo reputa un ragazzo intelligente, un rapper discreto, sicuramente meglio di molti che lo criticano. Non mi fanno impazzire le sue scelte musicali, ma lì diventa solo questione di gusto personale.

Voglio parlare di tutto l’odio che circonda e accompagna questo ragazzo qualunque cosa dica o faccia. Anzi, voglio parlare di dove questo odio porta e ci porterà. Mi chiedo se abbia senso, abbia un valore, abbia un vantaggio. Per noi, per la Scena, per il futuro. Spiego.

Vi ricordate l’Area Cronica? La crew più odiata d’Italia negli anni ’90. Per chi non c’era, l’Area Cronica è stato un precursore delle varie Tanta Roba o Roccia Music, faceva capo ai Sottotono di Tormento e Fish e al tempo vide sbocciare e investì su gruppi come i Lyricalz, di cui faceva parte un certo Fede. Da qui il titolo dell’articolo. Ci arrivo.

Lyricalz

Ogni cosa facessero i Sottotono venivano inondati di critiche, insulti, odio. Il peccato? Essere commerciali (?), vendere, parlare di soldi. Figurarsi i Lyricalz. Parlavano solo di soldi (anche questa è una visione miope, ci vorrebbe un articolo a parte, ma prendiamola per buona ora).

I Lyricalz si lanciarono nel panorama del rap italiano a piedi uniti, con uno stile unico, tecnica e novità (ricordo nitidamente la recensione di AELLE che poneva l’accento sulla voce incredibile di Fede). Però parlavano di soldi. Questo bastava per farne gente da escludere. Non importava quanto fossero bravi. Parlavano di soldi, stop, non era Hip Hop.
Per questo atteggiamento (mixato alle difficoltà imprenditoriali del Paese) l’Area Cronica fallì, come etichetta e come progetto, i Sottotono si sciolsero, i gruppi emergenti da loro sponsorizzati sparirono. Era il 2001/2 circa, vado a memoria.

Oggi Tormento è considerato all’unanimità un King assoluto della Scena e Fede dei Lyricalz, nonostante non si faccia sentire dal 2003, viene idolatrato come una reliquia e citato ogni volta che si vuole dare un senso di maestria, mistero e nostalgia dell’Hip Hop italiano. I rapper stessi di oggi, se lo incontrano, gli chiedono una foto. [Ma lui dice no a tutti. Fantini ti vedo.].

La mia domanda è: non ci potevate pensare prima?
Perché non avete supportato questi ragazzi quando era il momento? Perché vi siete voluti impuntare su dei dettagli pur di dar loro addosso? Perché li avete osteggiati e fischiati sempre e comunque?

E anche: perché non avete capito che il loro successo era una risorsa? Perché non avete capito che era meglio stare uniti? Perché non avete capito che le differenze fanno qualità?
Non si poteva supportare e ‘sfruttare’ il momento, quando era il momento? Mettersi in scia avrebbe giovato a tutti. Forse, non ci sarebbe stato un buco nero di 10 anni.

E Fedez, in tutto questo, cosa c’entra?
Niente. O meglio, non voglio paragonare Fedez a Fede. Non dal punto di vista tecnico, ne storico. Ere completamente differenti. E successi non paragonabili. Forse anche scelte non paragonabili. Però li avete odiati uguale, per gli stessi motivi. Troppo lontani dalla retta via, qualunque cosa questa frase voglia dire. Ma scommetto che adesso dareste un polmone per avere Fede al numero 1 e non Fedez. Tardi, amici miei.

Fedez

Provate perlomeno a non bruciare anche questo nuovo boom. Sfruttate il Magnifico Cigno Nero.
Oppure no, ma tra 10 anni non mi voglio ritrovare un mausoleo di Fedez nella piazza sotto casa perché quello che verrà dopo, ancora una volta, non sarà abbastanza.

Matteo Fini
Ricercatore e autore
@matteofinii
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Matteo Prof. Fini
Nella vita reale mi occupo di ricerca, didattica e formazione in Università e nel privato. Laureato in Scienze Politiche e Dottore di Ricerca in Statistica mi piace giocare coi numeri e le parole così nel 2010 ho pubblicato "Non è un Paese per bamboccioni" per CairoEditore. Seguo l’Hip Hop da sempre e dal 2013 firmo pezzi per Hano curando la rubrica Sellout e portando la mia particolare visione nel panorama italiano