Posto che, mio limite personale, continuo a non capire la formula di “EP” da 5 tracce: cosa si capisce? Cosa si trae da questo? Che cosa ti lascia? Le risposte sono semplici: – dà poco, all’ascoltatore, l’idea delle reali capacità dell’artista, lasciando sempre quella sensazione di vuoto e di incompletezza, quella sensazione di “vorrei ma non posso” che più che incuriosire, fa passare la voglia di sentire un lavoro futuro.

Isla Malinconia Anagogia Recensione

Etichetta: —
Distribuzione: —
Anno: 2014

– non si possono trarre, dal punto di vista critico, delle considerazioni reali: se su un disco da 12 tracce, magari la metà risulta di alta qualità, l’altra metà, magari non di pari livello ne trae beneficio; su un lavoro da 5, se si salva una sola traccia (o forse nemmeno quella) non si può dare un giudizio positivo che risulterebbe comunque alterato, perché senza grandi riscontri o metri di paragone.

– non si capisce granché: a meno che non sia presente tra le 5 canzoni una “hit bangerz” che rimane in testa, l’EP andrà nel dimenticatoio dopo uno, massimo due ascolti.

Partendo da queste basi, ritengo che il lavoro di Anagogia non sia da bocciare in toto; ha sicuramente un grande punto a suo favore: la tecnica. Incastri, metrica, disposizione delle parole e cantato possono esaltare l’ascoltatore; l’intelligenza con cui si destreggia sul beat risulta anche simpatica e le produzioni risultano essere un buon coadiuvante per arrivare alla fine dell’ascolto dell’EP.

Enorme punto a suo sfavore, invece sono i contenuti, i quali ritengo essenziali su una produzione così breve e fallace; provo a rapportarmi con un disco simile pubblicato ormai 10 anni fa: Hashishinz Sound Vol. 1 di Gué Pequeno e Dj Harsh. Anche in quel caso trovavamo solo 6 canzoni, di cui un remix di “Amore/Odio”, ma ogni canzone aveva una storia a sé, aveva un suo significato, un motivo per essere riascoltata.

In “Isla Malinconia”, troviamo solo egocentrismo ed autocelebrazione di un artista che, ad oggi, non ha ancora tirato fuori niente di concreto, nulla di “memorabile”, e perciò, per quanto ben cantato, annoia.

L’unica collaborazione presente, quella con l’ottimo Parix, è sprecata in un contesto del genere.

Isla Malinconia” title track dell’EP, non trasmette quello che dovrebbe: la malinconia, se quello era ricercato da Anagogia, viene “oscurata” dall’IO perpetuo presente nelle tracce, un senso di “persecuzione” (“per chi critica/che mi sfidi qua”) ma verso chi? Non può avere già così tanti detrattori.

Quindi alla fine dei conti, preso in considerazione il fatto che magari, su un lavoro più lungo (e quindi con possibilità di variare maggiormente argomento e di spaziare su altri temi), avrebbe dato di più, non mi sento di promuovere questo lavoro.

Tutta tecnica ed esercizi di stile ma nessun risultato concreto. Ottime basi per crescere e per il futuro ma il presente è ancora immerso nella nebbia.

Vitto (Twitter @vittoworldpeace)