Ogni volta che esce un prodotto nuovo, magari di un semi sconosciuto, magari che ottiene un po’ di visibilità, subito si alzano alla velocità della luce le voci dell’underground italiano al grido di “Eh questo copia Pippo… ha le stesse sonorità di Pluto… riprende quel campione già utilizzato da Paperino in quel mixtape… eh eh eh non vale. Squalificato, scarso, coglione”.

Magari han sentito giusto una strofa, magari non si son neanche chiesti il perché, da dove viene, cosa ha fatto. Anzi, sicuramente. È bastato che non sia come loro, anzi che non sia loro. E allora non va bene.

Attenzione. Sebbene capiti anche questo, molto spesso queste critiche non vengono dai mamma santissima del Rap italiano, ma da quelli che solo per il fatto che c’erano 20 anni fa allora si proclamano paladini della cosa. Ti svelo una cosa: il fatto che non vendi e che nessuno al di fuori del tuo cortile sappia chi tu sia, non ti fa rapper.

Ma torniamo al fatto che “tutti questi nuovi” copiano. E allora?
Ragazzi di 20 anni con una passione che si affacciano alle prime produzioni copiano. E allora?

Succede in tutti i campi. Se ti piace cucinare, magari le prime cose che provi a fare sono delle ricette di Cracco. Nello sport, infiniti campioni e mezzi giocatori, a inizio carriera sembrano la copia di altri venuti prima di loro. Pensa al doppia passo. Persino sua maestà Roger Federer ha sempre detto di essersi ispirato a Sampras. Oggi Dimitrov è la copia di Federer. Nel Wrestling ci sono infiniti lottatori che sembrano Shawn Michaels.
E succede anche, se non ancor di più, nella musica, nella musica “normale” intendo: Zucchero/Joe Cocker, Timberlake/Jackson, Ligabue/unrockerqualunque. I fratelli Gallagher ci han costruito una carriera, anzi due, su essere le copie di copie.

New School Rap Italiana

Ma nel Rap italiano questo è inaccettabile. Devi nascere subito Jay Z.
Altrimenti tutta questa paccottiglia di rapper mai arrivati ti scarica addosso tutta la frustrazione del fatto che si parli di voi invece che di loro.

Eppure è normale che un ragazzino si ispiri a cose già sentite. Cose già sentite che gli piacciono. Poi, col tempo, le elaborerà col suo gusto e diventerà originale. È giusto così. Se poi è scarso si fermerà lì. Ma diamogli tempo.

La questione reale, su cui bisognerebbe discutere, non è se un rapper neonato si ispiri, o anche copi, qualcun altro. Ma come lo fa. Se è bravo a scrivere le rime, se è bravo a tenere un palco, se ha contenuti, se ha flow, se ha stile. Questo è il punto. Non che copia. Se copia ed è scarso, rimane scarso. Ma se è bravo diamogli il tempo di forgiare un suo stile, magari passando anche da quello di altri.

Fede dei Lyricalz, anni dopo il suo addio alle scene, rivelò in un’intervista che lui e Dafa si ispiravano (anzi usò proprio il verbo “copiare”) agli artisti americani che più gli piacevano.

Il fatto è che Fede e Dafa sapevano rappare. E quindi il loro “copiare” lo stile di artisti americani era accettato, anzi apprezzato (qualche mugugno qua e là lo ricordo comunque eh…). Capisco che oggi grazie alla tecnologia sia facilissimo produrre e promuovere roba, magari scadente, e che siamo inondati da prodotti su prodotti e che questo possa portare a un senso di invasione e fastidio, ma non nascondiamoci sotto il cappello del “eh no copia”, ma cerchiamo di capire come lo fa e le potenzialità. Un rapper di valore poi saprà farsi largo e trovare la sua strada. Gli altri spariranno alla velocità con la quale sono comparsi.

Anche Kobe Bryant appena arrivato sul parquet era una copia di Jordan. Come mille altri. Oggi è Kobe Bryant. E gli altri?

Matteo Fini
Ricercatore e autore
@matteofinii
Per Hano ha scritto anche: Bamboccioni e Maestri, Con la Z€N da Fantini, E se Emis Killa fosse vecchia scuola?, Tanta roba o troppa roba?, Grido o Weedo, ma dov’è il Cavaliere senza Re?, Il rap italiano invade Lugano.

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Matteo Prof. Fini
Nella vita reale mi occupo di ricerca, didattica e formazione in Università e nel privato. Laureato in Scienze Politiche e Dottore di Ricerca in Statistica mi piace giocare coi numeri e le parole così nel 2010 ho pubblicato "Non è un Paese per bamboccioni" per CairoEditore. Seguo l’Hip Hop da sempre e dal 2013 firmo pezzi per Hano curando la rubrica Sellout e portando la mia particolare visione nel panorama italiano