Torna il “Trio meraviglia” del rap italiano con il loro 7° disco ufficiale. Con la partecipazione di Arisa, Entics, Cris Cab, e Lele Spedicato (Negramaro). il disco è stato “partorito” a metà tra Los Angeles e l’Italia (nella versione Deluxe troverete infatti il documentario “Club Dogo in LA“) e dopo mesi di trailer, annunci sui social, tre singoli di presentazione finalmente abbiamo tra le mani il disco completo: Non siamo più quelli di Mi Fist, un titolo scelto non a caso per affermare la consapevolezza dell’evoluzione artistica, stilistica e commerciale che ha avuto il gruppo.

Non Siamo Più Quelli Di Mi Fist Recensione Club Dogo

Etichetta: Universal Music
Distribuzione: Universal Music
Anno: 2014

Un Don Joe in ottima forma cura tutte le produzioni del disco, con un’orecchio all’America ed uno ai suoni più reggaeggianti, più latini. Molto probabilmente ci troviamo di fronte al disco musicalmente più vario dei Club Dogo. I due rapper, Jake e Guè risultano meno in forma del solito: restano a livelli tecnici di tutto rispetto, ma per quanto riguarda i contenuti dobbiamo ammettere che qualcosa è cambiato non cambiando.

Nelle tematiche troviamo quello che sono i capisaldi da sempre, con i quali hanno fatto scuola e generato un filone musicale, ed è proprio in questo ambito che i due rapper sembrano essere un po’ in affanno. Siamo di fronte alla solita “ostentazione” ed estremizzazione, motivo per il quale si sono sempre distinti e per il quale son sempre piaciuti molto, ma questa volta c’è qualcosa non va.

Ho sempre apprezzato i due artisti per il modo nel quale si raccontavano e scrivevano, li ho sempre trovati molto bravi sia nell’essere “zarri” e “pagliacci“, come nel sapersi lanciare in brani di grande serietà, ma in questo disco ho la ferma sensazione di sentir venir meno questo genio, la ricerca di modi sempre più particolari ed efficaci per dire cose che, alla fine, hanno sempre detto.
Quello che è sempre stato il loro più grande pregio alla lunga forse sta iniziando a stancare. E’ vero che in un paio di tracce troviamo anche altre argomentazioni, ma su un totale di 14 forse è un po’ poco.

Non sono riuscito a trovare dei brani “fortissimi” in NSPQDMF nessun picco di qualità che invece di solito non faticavo a trovare nei loro lavori precedenti, come solisti e come gruppo.

Se volessimo cercare delle scuse forse Guè ha spostato definitivamente l’attenzione sul lato “economico” del concetto, e Jake forse aveva gia messo anima e cuore in Musica Commerciale. Se volessimo cercare delle scuse potremmo dirci che dopo 7 album ai massimi livelli un mezzo passo falso si può anche fare. La frenesia di fare album a raffica come impongono i contratti delle Major, scritti più in fretta di quanto si dovrebbe fare levano un po’ di estro nel lavoro generale. Sicuramente è meno facile trovare delle scuse sul fatto di aver copiato brutalmente nella traccia “Soldi“, “bitch don’t kill my vibes” di Kendrick Lamar: avrei soprasseduto se fosse stato un remake, ma é una palese copia fatta nemmeno troppo bene.

Concludo questa recensione invitandovi ad ascoltare le preview, e magari se siete degli affezionati anche di comprare direttamente il disco (come ho fatto anche io), ma non aspettatevi troppo. 
Don, Guè, Jake: ok, non siete più quelli di MiFist, tanto di cappello a voi che vi siete evoluti, ma almeno nei prossimi lavori tornate quelli di Noi Siamo il Club. Grazie.

Ciroga (twitter: @therealciroga)