Sento il funk dentro ed è un incendio che non spengo,
mi prendo le mie colpe perchè con le rime lo alimento e intendo,
non darti appiglio, non fermi questo idillio,
e dillo a tuo figlio che se lo strillo cresce verde come il miglio.
Oh si, mi rinfocillo, rap che rende nera come mirtillo,
mentre tu “driiin” fai la squillo.
Oscillo a birillo, ti tengo testa tipo spillo,
la mia coscienza parla a vuoto con il grillo.
In bocca un mitra in via d’uscita e faccio danni,
poi prego in piedi perchè come Jedi ho visto Ghandi.
Quanti, debuttanti militanti da ste parti,
se non lo senti dentro perchè cazzo canti.
Non so che farci dei tuoi scazzi,
non so parlarti perchè strazi,
e poi hai il cervelo liscio tipo nazi.
Io sono schiava di sto sound
chi minava l’underground
sbava e chiava per un pound
sto rock steady coi No Doubt.
Resti muta,
come una scena muta,
il tuo pensiero muta e se son fredda indossati la muta.
Vivo ogni giorno come fosse l’ultimo,
stringo le mani al pubblico,
e qualche stupido ci giudica, ma da che pulpito?
Stiamo alla larga dai tuoi gossip, ci riconosci qui,
fotografo in un’ora il vostro mondo come Robin,
scatto con Nikon, dipingevo con le Nitro,
usiamo il micro per il rap, tu tra le gambe come un travestito.

Rit:
Sai che basterà, il nome mio in città,
sai anche il perchè, ci sbraniamo i tuoi clichè,
chiedi com’è, chiedi com’è!

(Rido)
Posso star da solo coi ragazzi del team
con le spalle nella mischia saltellare sul ring.
Ci metto del mio,
porto il mio nome più in alto,
scendo con gli amici e vado a prendere caldo.
Pronto al prossimo salto,
fisso lo ritardo, se sbagli, ti freddo con lo sguardo.
Mi scagli b,
ma mai troppo distante,
ormai sono leggero e veleggio come un aliante.
Il nome lo conosci c’è scritto sopra i dischi,
riempiva già i nastri e al micro solchi lisci.
Ora sta nei file,
ma la sostanza è quella,
non è il contenitore ma il mio suono che randella.
Tu permuta i fattori e moltiplica le cifre,
insomma fai i tuoi conti e poi leggi tra le righe.
Possiamo cambiare partner, già, ma mai a caso,
flippare qualche strofa e fare le collabo.
E quando i tempi cambiano ci troverete pronti,
con un flow più solido e rime che non smonti.
Sai non sarà facile toglierci di mezzo,
parole senza tempo e suoni senza prezzo.
Voglio il mio rispetto,
lo paghi senza sconto,
lo faccio anche per questo ed è il suo bello in fondo.
Insomma va così,
mai stati cosi bene,
tu goditi lo show, e riconosci il nome!

Rit:
Sai che basterà, il nome mio in città,
sai anche il perchè, ci sbraniamo i tuoi clichè,
chiedi com’è, chiedi com’è!

Wila, affina la mira su chi invano tira in riga,
gente sa che giro per Milano e grida: “We figa!”.
Mica ci fermi a lungo,
m’allungo e mi dilungo,
mungo le basi che raggiungo se le mani mungo.
Spurgo, il tuoi intelletto,
ho più bisogni che sogni dentro un cassetto,
ecco,
per questo resta aperto.
Mister, lo stile lo chiudiamo in blister
rime ordinate con le ascisse,
sui fogli vedo i bolli come in twister.
Troppi gruppi, pochi sviluppi, quanto sciupi,
groupie, piccole e fragili come cantava Drupi.
Tra televendite sfatte e cosidette vallette rifatte,
io mi promuovo il disco nuovo con un bagno nel latte.
Ragazza del rap, a piatte il push up,
alle sciatte il make up, le prime file alle pin up.
Alle cubiste la lap, tacchi a spillo alle wamp,
non Brad Pitt ma un beat per il mio Fight Club.
Siamo tossici,
succubi a sti battiti,
lascio versi ai posteri e poster ai più carichi.
Guardami!
M’accendo e cambio forma,
la musica rimbomba,
e m’inonda d’imput così eclisso la vergogna.
Percorro lunghe distanze tipo Loop Trop,
lascio in mutande il nuovo look
e in più mi senti urlare come Munk.
Bus’Dis al beat, Rido mc al rap,
fuori di testa con Sean Penn e resti Close come Glen!