“Questo è probabilmente uno degli anni più strani ed eccitanti della mia vita. Alla lunga serie di assurdità aggiungo questa recensione di Axforismi nell’inserto letterario del Corriere. Ovviamente è una stroncatura. È assolutamente lecito che a qualcuno non piaccia Axforismi. Le sue origini sono modeste; raccoglie le battute che tantissimi hanno richiesto di poter conservare in formato cartaceo pronunciate durante i mesi di The Voice, più molte altre inedite. È un piccolo volume tascabile da leggere sotto l’ombrellone o sfogliare quando si ha voglia di sorridere. Niente di più. E, proprio per questa sua immediatezza, ha dimostrato di piacere a molti. In meno di un mese dalla sua uscita è già un bestseller. È terzo in classifica fra i libri più venduti in Italia, con più di 20.000 copie vendute. È addirittura già in ristampa, perché in molti librerie è andato esaurito. Tutto questo solo grazie al vostro incredibile supporto!

http://lettura.corriere.it/books/axforismi/

Ma com’è possibile, quindi, che un inserto culturale dedito a raccontare di saggi e libri “veri” decida, all’improvviso, di recensire nel suo spazio di punta una raccolta di battute? E che la recensione, poi, non parli nemmeno del libro, ma sia una scusa per insultare oziosamente il sottoscritto?

Proviamo a “teorizzare” la cosa. È solo un esempio eh! Cose del genere non accadrebbero mai nel Paese degli 80 euro!

Può capitare che, magari, qualcuno decida di rilasciare un’intervista a un giornale o rivista concorrente e, sempre magari, scelga di pubblicare la propria raccolta di battute per un’altra casa editrice. Tutto questo mette in moto un battito di farfalle di ripicche e vendette varie che portano a un uragano scatologico che schizza verso la tua direzione mordendoti. E in questo Paese di cani da riporto sono tutti pronti a guizzare i muscoli quando il Sig. Burns della situazione ordina di “liberare i cani”.

Perché dovete capire una cosa: nonostante l’ingiustificata aria di superiorità intellettuale, il mondo dell’editoria e quello della televisione sono identici. Esatto, l’unica significativa differenza con la televisione è che nell’editoria italiana nessuno scopa.

Sui vari canali italiani potete vedere sciampiste che si prendono per i capelli e si minacciano di morte per torti subiti vari; beh, nei colossi dell’editoria accade la stessa cosa, solo che le persone che lo fanno non hanno capelli cotonati e gonne leopardate, ma giacche di tweed e lauree in lettere.

Per questo siamo arrivati a questa perla di critica letteraria di Antonio D’Orrico, noto vergatore compulsivo di fascette gialle. Fatemelo dire: in tanti anni di Hip Hop credo che questo sia il dissing più moscio che mi sia stato mai fatto. E la maggior parte dei rapper che mi ha dissato ha difficoltà a contare le ore su un orologio analogico. È scritto pure male, pieno di inesattezze e cazzate anacronistiche e assurdi tentativi di allungare il brodo per arrivare al numero di battute richiesto. Sembra dettato al telefono da qualcuno che ha appena googlato il mio nome a un tizio che non capisce la lingua di chi sta parlando, ma è costretto comunque a trascrivere perché ha una pistola puntata alla testa.

Io invece ammetto di avere appena cercato D’Orrico e, a vedere dalle foto, sembra il tipo di persona che si toglie i denti prima di fare sesso. Ma questa è solo la mia opinione professionale di “disertore”.

Ho anche scoperto, grazie al motore di ricerca, che il Sig. D’Orrico ha pubblicato un romanzo nel 2010 dal titolo “Come vendere un milione di copie e vivere felici”. Libro che sfortunatamente, dati di vendita alla mano, ha mancato l’obbiettivo stampato in copertina di novecentonovantottomila copie. Bisogna però dare atto anche dei successi di Antonio D’Orrico. Il suo manoscritto è stato opzionato da Hollywood, a quanto pare sarà l’oggetto esotico e che nessuno ha mai visto di persona che dovrà recuperare Indiana Jones nel prossimo film. 
Complimenti!

Quindi non ho niente da insegnare a una penna così importante, solo un consiglio: la prima cosa che ti rivelano, quando ti insegnano a scrivere, è di “non utilizzare i cliché”. E non c’è nessun cliché più grande del critico letterario col passato da scrittore fallito.” (J-Ax)

Il post di J-Ax: https://www.facebook.com/jaxofficial/posts/10152304559432968