Alt. Il titolo è una porcata commerciale per attirare l’attenzione, in realtà non parliamo della Label di Harsh. Non nello specifico perlomeno.

Qualche giorno fa, ad uno degli aperitivi targati Hano al Gaina Cafè a Milano, mi sono trovato a parlare con Valeriano Zè, amico e boss del portale, del nuovo disco di Gemitaiz & Madman e un secondo dopo eravamo a commentare il singolo di Marracash, poi l’EP di Albe Ok e Sfera, il pezzo per Sky di Emis Killa, il freedownload di Caneda… oh, ci siam guardati e ci siam detti “Troppa roba“.

Bello, oggi davvero c’è una scelta infinita. Ogni mese escono tonnellate di prodotti.

E quindi?

La mia domanda è: quanto valore diamo a questi prodotti? Quanto tempo gli dedichiamo?

Non voglio fare il classico discorso del vecchio nostalgico (cioè, lì, all’aperitivo sicuramente poi io e Zè siamo implosi finendo per parlare dei Lyricalz… ma qui provo a evitarlo 🙂 ). Chiaramente il fatto che le tecnologie e le competenze portino una maggior facilità di produzione e, soprattutto, di distribuzione e promozione, rende il mercato, la scena, l’aria, piena di prodotti sempre nuovi, sempre diversi. E sicuramente non è vero che questo faciliti l’invasione di dischi scadenti. O, meglio, ovviamente è pieno anche di dischi scadenti che ottengono una visibilità che nei ’90 si sarebbero sognati (ce lo vedo Sid su Aelle a dare spazio a, chennesò, Bello Figo…), ma è soprattutto vero che un prodotto valido abbia più possibilità di farsi conoscere e diffondersi. E di farsi scegliere.

Da piccoli l’uscita dei dischi la sapevamo da Aelle, mensilmente, o alle jam, o dagli amici. E si finiva per comprare sempre pressoché alla cieca. Oggi è bellissimo poter scegliere cosa ascoltare e non andare in giro con un lettore CD e una playlist di 12 pezzi massimo. Però, mi chiedo, tutta questa abbondanza… Riusciamo ad ascoltare e apprezzare realmente il lavoro che c’è dietro a una canzone, a una strofa, a un disco? Oppure sentiamo, giudichiamo sommariamente e passiamo oltre?

Io leggo moltissimo i forum sull’Hip Hop e noto una cosa: c’è più hype per l’attesa di un disco che per il disco stesso. Pagine e pagine di discussione su come sarà, che suoni avrà, che feat compariranno, supposizioni, voci, trailer, teaser. Poi il disco esce: ah, ok. Next. Indipendentemente dal giudizio personale.

Sembra un po’ il Sabato del Villaggio, di Leopardi.

La mia domanda è: 950 di Fritz Da Cat, ad esempio, se uscisse oggi, verrebbe ascoltato, commentato, vivisezionato e criticato, bene o male, come è stato, per anni, oppure lo avremmo ascoltato, salvato i 3 o 4 pezzi dei nostri rapper preferiti e passati oltre? Al disco dopo. Poche settimane dopo.

Matteo Fini
Ricercatore e Autore.
@matteofinii
Per Hano ha scritto anche: Bamboccioni e Maestri, Con la ZEN da Fantini, E se Emis Killa fosse vecchia scuola?

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Matteo Prof. Fini
Nella vita reale mi occupo di ricerca, didattica e formazione in Università e nel privato. Laureato in Scienze Politiche e Dottore di Ricerca in Statistica mi piace giocare coi numeri e le parole così nel 2010 ho pubblicato "Non è un Paese per bamboccioni" per CairoEditore. Seguo l’Hip Hop da sempre e dal 2013 firmo pezzi per Hano curando la rubrica Sellout e portando la mia particolare visione nel panorama italiano