Dopo la firma con “Tanta Roba” label di Guè Pequeno e Dj Harsh, le aspettative intorno a Gemitaiz e Madman erano cresciute esponenzialmente, sia per l’importanza della firma, sia, soprattutto, per il seguito sempre in crescita. “Kepler” esce con delle produzioni che suonano qualitativamente superiori alla media, curate da pochi (ma ottimi) producer della scena e che si sposano perfettamente con lo stile del duo romano, psichedelico, barre brevi e rappate velocissime. Nella cerchia dei produttori troviamo Del, 3D, Mace (Reset!),Don Joe, Dyo, Ombra e Il Tre e Sonny Carson, ma il grosso del lavoro l’hanno fatto Fr3netik & Orange ma soprattutto P.K. che ci regala un lavoro magistrale.
Anche gli ospiti sono pochi e mirati: Coez, Gué, Jake la Furia, Clementino e Jay Reaper.

Etichetta: Tanta Roba – Universal
Distribuzione: Universal
Anno: 2014

Andiamo ora nello specifico, cosa è bello e cosa no in questo album: le produzioni sono stupende, dalla prima all’ultima e, come ho già detto, cucite su misura per lo stile di Mad e Gem; la tecnica encomiabile, metricamente due dei migliori in Italia presenti sulla scena ora. Tecnica che però si rivela essere anche il lato “brutto” della medaglia, se di brutto si può parlare.

Mi spiego: se portati fuori dal contesto “trap”, dal concetto di velocità, di flow martellante, entrambi, non rendono moltissimo; esempi vivi di questo li troviamo in tracce come “Blue Sky” e “Diario di Bordo” che presentano due grandi difetti ovvero, sia un cantato poco convincente che soprattutto un copycat estremo sia della tecnica che dei contenuti di un Gué Pequeno nei suoi momenti più struggle (come ultimi esempi vi posso citare un “Rose Nere” o un “Ruggine e Ossa” tanto per intenderci), il che denota una piccola mancanza di personalità da parte degli artisti, ed è lampante che non riescano ad emergere in maniera eccellente, così come fanno quando si trovano a loro agio su altri tipi di beat (vedi la traccia introduttiva “Il Giorno del Giudizio” prodotta da Del), in canzoni necessarie a spezzare un po’ il ritmo del disco. Difatti, con 16 tracce, quasi tutte trap, la noia per un ascoltatore, potrebbe trovarsi dietro l’angolo. Per fortuna i due featuring con Coez (“Instagrammo“, decisamente una delle più orecchiabili e simpatiche del disco) e Clementino (“Drama” by Mace), spezzano un po’ il ritmo con produzioni quasi reggaeggianti.

Ma veniamo al problema principale: i contenuti. Più volte durante l’ascolto mi è venuto da chiedermi “seriamente?”. Monotematici, i due parlano pressoché solo di droga, droga, droga e ancora droga, di quanto si fanno, di quanto si spaccano e di quanto spacchino sulla scena. Con questo flow sempre uguale (stupendo sul breve periodo ma ansiogeno nell’ambito di un disco intero), se non fosse per le produzioni, sembrerebbe a volte di ascoltare un’unica, lunghissima, interminabile canzone.

Va bocciata anche, secondo me, la collaborazione “viva” con Guè, “Sempre in Giro” dove, sorpresa, sorpresa, sembra di ascoltare una delle innumerevoli tracce con il marchio Dogo (in ultima “Bella Vita” di Jake ma potrei citarne almeno altre quattro) e il livello è proprio basso: per l’ennesima volta sentiamo artisti lamentarsi di essere sempre in tour, come dire, per l’ennesima volta sentiamo qualcuno che sputa sul proprio lavoro.

Di contro, le restanti “ospitate” sono veramente inerenti, riprendendo il discorso precedente di Coez e Clementino, per passare da Jake con “Eutanasia” e Jay Reaper con “Black Mirror“che danno qualità ad un lavoro fino a qui mediocre. Nota di merito anche a “Smokin’ Aces” unica traccia prodotta da Sine che musicalmente è devastante e al suo interno troviamo anche scartchdi Dj2P. In ogni caso, per tutte le collaborazioni appena citate, vale il discorso precedente sui contenuti.

L’impressione che mi ha dato questo CD è quella di essere stato studiato a tavolino per esibizioni live, più che per un normale ascolto in cuffia: quest’aggressività, questo modo di cantare, è sicuramente più coinvolgente con un pubblico dal vivo che potrà saltare e urlare con i cantanti; in altri contesti, a meno di passione sfrenata per i due cantanti, credo che non si andrebbe oltre un primo ascolto per la curiosità di un buon prodotto ma che non dice né dà nulla di che.

Il disco infatti, non è per niente male ad impatto, ma manca qualcosa; manca quel di più per farlo uscire dalla mediocrità nel quale naviga ora.
A conti fatti, l’album ha “potenzialità ma non si applica“, così come i due artisti, forse troppo schiavi del tipico “personaggio di strada” e troppo poco concentrati sull’aspetto puramente musicale. Migliorabili.

Vitto (Twitter @vittoworldpeace)