È musica più leggera della musica pesante, ma è più pesante della musica leggera. Ho costruito un’ingresso principesco ma lo senti dall’odore che è cartongesso.

Ho costruito un personaggio principesco, ma lo senti dall’odore che sono di cartongesso, non sono mai stato onesto, non vedo perché dovrei cominciare proprio adesso e proprio con me stesso, con tutti gli errori che ho commesso, non restarci male se mi va male pure questo, io mi scaldo finche ce n’è finchè c’è legna finchè è tempo di pace e di risate di narghilè, e mi faccio coraggio, e mi prendo il mio spazio, come i primi raggi dei primi giorni di maggio, e se prendo sputi in faccia prendo uno straccio, e spaccio ciò che rimane per le tracce di un bacio, e arrivo ora e perdonatemi se ho fatto tardi, ma questa è l’ultima ora che ho per innamorarmi, l’ultima settimana d’estate prima di tornare a scuola e restare definitivamente solo .

E scrivo musica così leggera che non la regge la legge di gravità e vola via dal legio e così pesante che serve un altro organo pensante per sentirla un Dio a parte. Perché sono un poeta e un po’ no, perché sono un poeta e un po’ no, perché per chi scrive tra il dire e il fare c’è di mezzo tradire le aspettative.

Non sarò io a chiederti di credere in me, specie se non trovi motivi per credere in te, se non sei in grado di esaltarti il consiglio che posso darti è di fare in modo che lo facciano gli altri, guarda me, sempre fermo al giorno prima, esco poco e parlo poco come Riina, eppure creo un teatro in mezzo metro quadro, in una mano ho cicatrene nell’altra mi taglio le vene, per trovare un’inspirazione che dopo tre minuti scappa, che è come scrivere un diario di bordo a filo d’acqua, qualsiasi idea fresca, mi passi per la testa, anche la più straordinaria originale originaria, qualsiasi buona idea dopo tre minuti scade, non sempre una figlia vuol bene al padre, forse perché prima di me era già nell’aria io non sono il vero padre come Giuseppe, sono solo la balia.

E scrivo musica così leggera che non la regge la legge di gravità e vola via dal legio e così pesante che serve un altro organo pensante per sentirla un Dio a parte. Perché sono un poeta e un po’ no, perché sono un poeta e un po’ no, perché per chi scrive tra il dire e il fare c’è di mezzo tradire le aspettative.

Chiudo rime anche quando penso, ma senza le mie matite non avrei alcun senso, piango se schiaccio le mine, come le bambine, per questo ho matite di scorta e pacchetti di clinex, per non scordarmi dei paesani morti in miniera, la notte scrivo in terra, scrivo la notte intera, e sono sempre sveglio e mai sereno come i migranti da Milazzo a Milano che non pagavano il treno, e anche le cose che gli altri artisti prendono sottogamba a me mettono l’ansia, perché temo che da un momento all’altro qualcuno si accorga che non ho il biglietto e che non canto, e che la musica che scrivo non la so suonare, e che sotto pressione faccio fatica a parlare, e che il mio modo di parlare, così particolare, è solo frutto di una pessima
elementare.

E scrivo musica così leggera che non la regge la legge di gravità e vola via dal legio e così pesante che serve un altro organo pensante per sentirla un Dio a parte. Perché sono un poeta e un po’ no, perché sono un poeta e un po’ no, perché per chi scrive tra il dire e il fare c’è di mezzo tradire le aspettative.