In questa vita cresci da clandestino dentro un treno merci
ti scrivono nel destino ti dicono non emergi
Fin quando non distingui più i buoni da quelli lerci
ed è la differenza tra un addio e un arrivederci
meglio morire vergine a questo punto piuttosto che essere assunto
se tutto il potere è assunto da chi ora fa il punto al vertice
invio presunto occulto che ti impone tutto come fosse semplice
ma non ho leggi nè rischio tu non mi eleggi mefisto
io credo in ciò che ho visto a voi non vi capisco
se il pane è il corpo di cristo e il vino il sangue di cristo
voi pregate un dio che predica il cannibalismo
ho finito le chance so che questo non è un film
una fottuta routine in ogni suo automatismo
ho acquisito nonchalance in giro per la città
ma alla tua socialità preferisco l’autismo
ed insisto e registro le tracce che ascolti
le facce di volti minacce e maltolti
chi nasce in fasce chi tace gli aborti
ed incerto ricerco la pace tra i corpi
do colpi più forti finché li sopporti
fino alla lapide spendo lacrime e soldi
e poi non ho più rapporti
accumulo la merda che mi porti come un tumulo di terra per i morti

(Io) posso provare amore ed odio
forse allo stesso modo
e distinguere il nero dal rosso
il mondo vero dal nostro
e ogni pensiero va a posto
e l’ansia mi tartassa mi rimbalza nel suo vortice
come una carcassa dentro un’ambulanza in codice
passa in ogni stanza mi controlla a distanza
finché mi mette in una cassa fra’ basta che abbassa il pollice
e basta che apri gli occhi in casa in mezzo ai blocchi
capisci che di te sanno tutto come i tarocchi
creano dipendenza carenza astinenza e sconti
tirano la lenza finché non abbocchi
fotto ma non provo gioia
sopraffatto dalla paranoia
sento il cuore al tatto prego che non muoia
sento il contatto varco la soglia
e recido il contratto che ho fatto col boia