Vorrei invitare tutti ad una riflessione, sul vero senso della “crisi“, perché i figli di puttana che parlano in tv vendono solo fumo e fanno chiacchiere sparando stronzate una più grande dell’ altra.
Quello che mi arreca disagio, profondo, è il fatto che tanta gente, purtroppo anche alcuni militanti, sia scesa dal pero da un paio d’ anni a questa parte “perché non ci sono più soldi e non c’ è più da mangiare”. La fame è sempre e solo un pungolo, la storia del novecento lo insegna.

La vera crisi è un altra, una crisi spaventosa che investe tutta la società occidentale, che in Italia assume dei picchi unici, vuoi per le spaventose contraddizioni in seno al nostro paese, Vaticano in primis che è una contraddizione vivente da duemila anni. La crisi è tutta di stampo CULTURALE. Ed è stata voluta dall’ alto. Perché la musica è in crisi spaventosa e le arti vengono vanificate ogni giorno nel nostro paese e in modo semplicemente vergognoso. Pompei cade a pezzi, per dire.

Pensate che non sia così? Rifletteteci. I 20 anni di berlusconismo, di questa barbara sottocultura fatta di veline tronisti e calciatori è stata chiaramente voluta dall’alto e vi prego di abbandonare una volta per tutte la solita e cialtrona dicotomia sinistra – destra, ora c’ è Renzi che è democristiano e craxiano nell’anima, è il perfetto “continuum” anti – culturale di Berlusconi.

Se educhi le masse a convivere con un sistema de – evolutivo di questo tipo e magari anche a farglielo piacere, finché c’è benessere va tutto bene, conta solo il consumo, i culi in tv, il pallone eccetera eccetera. Ora hanno tolto il piatto di pasta agli italiani.

E cosa scende in  piazza secondo voi? Masse che rivendicano un futuro migliore o bestie pronte a radere al suolo tutto col forcone pur di ricavare qualcosa da mangiare?

E’ giusto scendere in piazza a QUESTE condizioni o no? I “disperati” sono più furbi di noi che stiamo a casa o no?

Poco importa se il contenuto di certe richieste è anche giusto, tipo l’ uscita dall’euro, ma non si può ridurre tutto ad un mero problema economico, questi vandali sostanzialmente non capiscono un cazzo e sono chiaramente imboccati da qualcuno, a loro piace “uomini e donne“, “striscia la notizia” e il piatto di bucatini all’ amatriciana, finché c’ è quello va tutto bene. Beh che si fottano, io li ODIO, profondamente. Un tempo li giustificavo, ora non giustifico più nessuno.

Io vi invito a studiare attentamente gli anni di decadenza della repubblica di Weimar, l’anticamera del nazismo in Germania, ci sono più punti in comune di quanti ne possiate immaginare con l’attuale scenario italiano, purtroppo. Certe cose si combattono solo con la cultura prima che con le armi.

Ma torniamo al tema della cultura occidentale. L’ imbarbarimento è intercontinentale, pure se assume forme differenti e l’Italia è ovviamente il caso più estremo in assoluto. Pensate, parlando di musica che è un settore che ben conosco, che la politica delle major, ad esempio, non abbia margini di responsabilità in questo? Messaggi stupidi, appiattimento della ricerca musicale, testi sempre più ridotti ai minimi termini, quando c’è un messaggio, se c’ è, deve essere filtrato da immagini con corna, piramidi, compassi e squadra eccetera tutto in chiave comunque asservita se non repressiva. Pensate che sia tutto casuale? Perché i talenti veri o vengono tenuti ai margini o vengono piegati, stravolti e addomesticati? Io parlo di musica perché ne faccio parte, ma credo che in forme differenti riguardi tutti i settori dove si fa arte e si produce cultura.

La “crisi”, l’hip hop, i “forconi”, la “de – evoluzione”

Ora parliamo del mondo hip hop in Italia, quello che mi è più vicino. Anzi, mi era, perché non lo riconosco più. Quella che era una fucìna di cambiamento, una rivoluzione continua, una fonte di innovazione perpetua si è trasformato nell’ambiente  più stupido, gretto, regredito, asservito, tra baci a Nicole Minetti e tronismo fatto da gente che vuole solo “esserci” indipendemente dal cash, perché tanto i soldi non li fa più nessuno, a meno che non sia ricco di famiglia. Qualcuno mi disse che l’ ascensore sociale si era rotto, con un sorrisetto, magari questo ascensore non c’è mai stato in Italia, a parte un paio di eccezioni degli anni 90 tipo gli Articolo 31 e i Sottotono, meno che mai ora. Io l’emcee col Ferrari in Italia non lo ho mai visto e mai lo vedrò, eppure ci sono ragazzi che si ostinano a firmare contratti capestro pur di vedere la propria faccia in tv. Preferisco “uomini e donne”, stessa mentalità, ma il gioco è più sfacciato. Almeno la mia generazione di emcees, quelli dei primi anni 2000, puntava in alto, voleva fare i soldi veri, si sono sbrigati a stuprare il rap game in Italia per fare in modo che questo non succedesse. Con complicità di molti della mia generazione, ovviamente, sono i ragazzi che oggi hanno 18 anni ad essere rimasti inculati, poverini.    

Ma torniamo al disagio, alle proteste di questi giorni, ai “forconi“. Io, da artista, credo sia nostro dovere, da artisti, quello di fare il più possibile “cultura” se desideriamo fare qualcosa di buono per il paese, piuttosto che scendere in piazza con gli ultras, i nazifascisti e la piccola borghesia che se non è picchiatrice è solo per vigliaccheria e ragioni di comodo. Il nostro impegno sociale deve essere quello di fare cultura lontano dalle “trappole” che ci sono in giro.

Questo non significa che essere musicisti indipendenti, ad esempio, sia una patente per sentirsi la coscienza apposto, perché se il tuo repertorio è la brutta copia della merda radiofonica quanto a sound, ricerca e contenuti, allora sei come loro. E la salvezza non sta nemmeno nel ricopiare quello che è stato già fatto 5, 10 o 15 anni fa, purtroppo lo fanno anche nell’ underground usa. 
Il punto è che il livello culturale medio è sottozero, è necessaria una “sterzata“, vera. Prodotti di rottura totale, lontani dagli stereotipi, tutta roba che non vi farà chiudere nessun contratto capestro, sappiatelo. Che non vi darà spazio nei salotti “comodi” e fregatevene se pensate che state per produrre una roba impresentabile. Questo è attivismo vero in un momento di crisi come questo.

Personalmente voglio rimettermi in gioco, ma in un ambiente che non sia quello del rap odierno in Italia. Perché negli ultimi anni, a causa delle mie posizioni ho ricevuto solo levate di scudi, in media. I miei discorsi non piacciono, piacciono ancora meno di dieci anni fa. E non credo, purtroppo, che il “cambiamento” possa ancora arrivare da un ambiente così degradato culturalmente come il nostro. Forse inizierò a lavorare con dei musicisti per presentare rap ad un pubblico maturo, vedremo. Ma sarà hip hop al 100%, non quello che sto vedendo in giro.

L’ unico antidoto alla crisi è “fare cultura“, se vi interessa solo il piatto di pasta andate coi forconi. Gente che smette di strillare quando viene foraggiata, scusate, io non sono una bestia.

Profeta Matto (ex “Gli Inquilini”)