Retrohandz Primitive RecensioneEtichetta: Doner Music
Distribuzione: Doner Music
Anno: 2013

Il 2013, anno ricco di novità dal punto di vista musicale, vede l’uscita dell’album di debutto dei Retrohandz, “Primitive”.
Un minimo di bio è dovuta: i Retrohandz sono due produttori e dj che, nel 2011, vennero adocchiati da Big Fish e la strada che li ha portati a questo disco è composta da collaborazioni e produzioni con artisti internazionali e rapper nostrani, tra i quali Santiago, Dargen D’Amico, Paura, Caparezza e Nesli.

Entrano così sul mercato della musica trap-elettronica tramite Doner, che gli dà la possibilità di mettersi in mostra nominalmente e non solo firmando collaborazioni.
Con il rap c’entra poco, a parte un cammeo di Dargen e di Santiago; precisamente il primo in “House Animal”, ma come ben sappiamo, lui è molto eclettico e sa produrre performance lontane dall’hip hop, soprattutto se di mezzo c’è l’elettronica; il secondo, invece, avendo già collaborato con i Retrohandz, porta in “Polybius – Collapse (Interlude)” le sue tipiche liriche incazzate e la sua voce roca, che lo avvicina molto a Salmo, come tipologia di cantante. “Polybius” ha qualche tocco di acid – cyber punk molto britannico, londinese per la precisione.

E così partiamo per un viaggio tribale, che comincia con “Into the Wild”, prima canzone che ci apre le porte con sonorità jungle-trap riprodotte elettronicamente per poi dare il là a “Hot” la prima di due tracce con Lion D, che unisce insieme ai due produttori reggae ad elettronica con qualche sfumatura dubstep, come i Major Lazer o qualche remix di Vybz Cartel, per intenderci. Così come in “Bubble Up” dove Kg Man continua su questa linea, per poi passare a “Lift Me Off” una delle tracce migliori del disco, che riprende un po’ lo stile Jungle con Ms. Triniti

Insomma avete capito, questo disco si protrae per 12 tracce mixate alla perfezione nell’ambito elettronico e della bass music ottimo per essere suonato in un club.

Passiamo ai giudizi: questo è un disco veramente figo, per come suona, per cosa ci regala, per la voglia che ci dà di ballare e fare casino. Troviamo tracce come Together con Aj Lewis che è house mixata sulla trap con synth dubstep. Tocca veramente qualsiasi genere ma sicuramente non c’entra nulla con il rap, dove c’è all’effettivo attiva solo la traccia di Santiago.

È indicativo di dove si sta voltando il mercato: i rapper che 10 anni fa facevano rap duro e puro, ora sono definiti commerciali, per il semplice motivo che cantano canzoni talvolta più soft, talvolta più pop che rap, soprattutto per quanto riguarda i contenuti; i produttori invece, tendono a virare verso questo genere elettronico che arriva con un ritardo di 10 anni in Italia, mentre in USA e nel resto d’Europa veniva già apprezzato tempo addietro, ma sicuramente si allontana dall’hip hop che conosciamo noi.

La musica si evolve, che ci piaccia o meno; in Italia il rap è arrivato alla ribalta troppo tardi per non essere commerciale, troppo tardi per non essere influenzato da una diffusione inevitabile di nuove sonorità provenienti dal resto del mondo e questi sono i risultati, ottimi dal punto di vista sonoro, ma lontani anni luce da quella che era la nostra idea di questa musica.

In ambito critico perciò, l’album è stupendo. Come si fa a non consigliarne l’acquisto. Però non c’entra pressoché nulla con il “nostro” mondo musicale se non per un paio di nomi e per le produzioni che sono state fatte in precedenza dai Retrohandz, perciò valutate le vostre opzioni.

Vitto