[Mecna]
Cammino a caso, cerco un pretesto,
per tornare a casa tardi devo uscire che è presto.
Del resto, rimanere a guardare questa domenica dal letto,
l’ho fatto spesso, si cambia adesso.
Rido di come ero messo,
ridò colore al mio contesto di trame intesso,
teatrale e intenso, rimane il senso,
e spesso fa male se ciò che hai perso sai che non può ritornare
e sto di nuovo con i passi svelti, le cuffie a palla,
il labbiale fa la strofa a memoria, non ho potuto scordarla
e lei che era testarda,
la vedo in faccia della gente che passa a tempo con la gran cassa.
Titolare del mio ricrollare a testa bassa,
bricolage del cuore nella pancia, personale,
perso a guardare e basta,
che tutto poi si spegne se la musica si abbassa.

Ritornello: [Hyst]
Cammina con me.
Solo due passi fuori.
Che tempo che c’è,
che quasi ti innamori.
Anche se mi ero promesso
che non dovevamo ricascarci più.
Questo è l’effetto che mi hai fatto tu.

[Mecna]
E’ risaputo che odio il sole ed amo la pioggia
anche se a volte sto nel buio aspettando che sorga,
perenne lotta e pure un sorriso diventa una sorta
di surrogato per le parole che non sopporta.
E non c’è parka o sciarpa, che mi distolga
e non c’è traccia, siamo Hanzel e Gretel dentro a una grotta che sembra una stanza.
E quando esci è tutto nuovo e hai la stupida faccia
come fossi in un video rap anni 90
e la gente ti guarda,
quasi si vanta della sua compostezza
quando si spezza l’assenza di una mancanza.
Esco, devo ascoltare un pezzo, in repeat,
pazzesco, se fossi un Dj, sarei un fesso.
Le strade sono tute uguali, mi sono perso,
le luci sono tutte fari, e li sto spegnendo.

Ritornello: [Hyst]
Cammina con me.
Solo due passi fuori.
Che tempo che c’è,
che quasi ti innamori.
Anche se mi ero promesso
che non dovevamo ricascarci più.
Questo è l’effetto che mi hai fatto tu.