Nessuno se lo aspettava. Nessuno ci aveva mai proprio pensato.
Difficile immaginarsi un rapper italiano al fianco di leggende americane. Infatti in tanti, scettici, hanno pensato che fosse uno scherzo. Salvo poi doversi ricredere quando il comunicato è arrivato proprio dal sito ufficiale dell’evento. Ebbene sì: ai BET Awards di quest’anno, per la prima volta, salirà sul palco un italiano.

Per i BET non è una cosa strana avere un artista straniero nella sua lunga lista di MC presenti: già negli anni passati si sono visti spagnoli, francesi ecc… davanti al mic. E’ incredibile per noi: il rap, che nel bel paese è stato prima ignorato, poi sovraesposto, non raggiungendo mai un equilibrio per quanto riguarda l’apprezzamento da parte del pubblico, si trova ora di fronte una notizia che lo lascia un po’ spiazzato: Emis Killa tra i freestyler dei BET Awards.

Il primo sentimento dovrebbe essere quello di gioia: finalmente veniamo riconosciuti a livello mondiale, finalmente si sono accorti di noi.
Poi però subentra la solita frase: “Ma proprio Emis Killa dovevano prendere?”. Effettivamente la scelta del rapper brianzolo non è così immediata per noi. Emis si è distinto negli ultimi anni più di molti altri suoi colleghi per il grande successo ottenuto coi suoi singoli e album. Ha scalato senza difficoltà le classifiche, nonostante la giovane età. Questo ha portato inevitabilmente ad un allargamento del suo fan base, composto ora in prevalenza da ragazzine; ad un aumento sostanziale degli haters, che lo classificano ormai nelle categorie ben note di “venduto, commerciale, bimbominkia” senza nemmeno ascoltare i suoi dischi; e infine ad un impoverimento dei testi.

Canzoni come “Vampiri” non possiamo proprio dire che siano l’esempio lampante di “hip hop fatto bene”, semmai di “sigle per cartoni animati fatte bene”. Però, diciamocelo, Emis è bravo. Le capacità ce le ha. Il cosiddetto “fare rime” gli viene naturale, e negarlo sarebbe stupido.

Emis Killa

A soli 18 anni ha vinto il Tecniche Perfette, un incapace proprio non è. Quindi è auspicabile che se la sia cavata più che bene al Cypher dei BET (ndr la puntata è registrata; il Cypher consiste in vari gruppi di MC che fanno del freestyle ed è il momento centrale della cerimonia).

Ma è meritato il suo posto lì? Ni. Non sappiamo come, chi, quando e perché è stato scelto Emis. Ma mi sembra ovvio che, più che l’effettiva superiorità nel fare freestyle, abbiano contato i numeri. I numeri che il video di “Parole Di Ghiaccio” ha registrato, soprattutto: come recita la dicitura sul sito dei BET “il singolo ha infranto i record di musica italiana, superando i 20 milioni di visualizzazioni in 3 mesi”. Se si guardano le cifre, Killa è indubbiamente un campione di incassi e di successi, ed è questo che ha sicuramente spinto gli americani a optare per lui. Tuttavia c’è da dire che sia per abilità sia per notorietà, Emis Killa non è il primo nome che salta in mente in Italia. Lasciando da parte un attimo il talento, il fattore “successo” investe in pieno personaggi come Fabri Fibra o Guè. Il primo ha acquistato poi talmente tanta fama che anche se vai al supermercato e chiedi alla vecchietta in fila alla cassa il nome di un rapper italiano, ti dirà sicuramente il suo. E Fibra non è scarso neanche nel freestyle, come sappiamo.

Certo, se proprio bisogna tirare fuori il nome di un maestro di cerimonie coi fiocchi ultimamente non si può che pensare invece ad Ensi: e io un Ensi lo avrei visto sul palco dei BET perfettamente inserito tra Royce Da 5’9’’ e Kendrick Lamar, solo per citare due dei tanti rapper super famosi che saranno presenti. Insomma, anch’io, come molti di voi, un Killa non ce lo vedo e non lo avrei mai pensato ospite di un evento del genere, dove vengono premiate le stelle afroamericane che si sono distinte in vari ambiti, dalla musica allo sport, al fianco dei migliori MC e Dj del mondo.

Al giovane rapper manca ancora esperienza e strada da fare. Tanti erano i nomi che per maturità avrebbero dovuto essere investiti di tal onore. Detto questo, non è giusto tirare fuori il piccolo hater che è in noi. L’artista può non piacere, ma è giusto, se interessati, sostenerlo o essere felici per essere finalmente entrati a far parte di una comunità che non ci ha mai calcolati. E’ un po’ come la storia della Champions: se gioca una squadra italiana si tifa sempre quella, nonostante sia il Milan e io tifi l’Inter. Dovremmo essere capaci di sentire un po’ di più dentro di noi quel sentimento patriottico che ci manca del tutto, ma che negli altri stati, europei e non, è ben presente, e che, talvolta, è una dei fattori che rende tali paesi tra i più forti al mondo.

Ester