Al via la seconda stagione di Spit, il programma che l’anno scorso ha portato sul piccolo schermo e al grande pubblico le battaglie di freestyle, parte integrante della cultura Hip Hop, riuscendo a riscuotere anche un dignitoso successo.

Quando è stato presentato per la prima volta il format, tutti sono rimasti sbigottiti: rapper che si sfidano a colpi di rime su MTV? Scene di questo tipo si erano viste solo in 8 Mile. Molti gli scettici, tanti i sostenitori, Spit è riuscito a raccogliere consensi ma anche tante critiche, tra un pubblico perennemente diviso tra “OLD” e “NEW“, tra “underground” e “mainstream“. Ma tutto ciò poco importa, l’importante era che se ne parlasse e così è stato. Tanto da non poter non realizzarne un seguito, una nuova stagione. E così è riniziato.

Una prima puntata nel quale si sono potuti subito notare ed evidenziare i difetti e le profonde differenze dalla prima. Innanzitutto dal numero di puntate, ridotte a 4, contro le 9 della precedente. L’impressione è quella di un sequel fatto a forza dopo un grande exploit, con costi contenuti e soliti “protagonisti” che hanno il compito di reggere tutto il carico. Alla conduzione infatti troviamo ancora una volta Marracash che, forte dell’esperienza dell’anno scorso e del riconoscimento ottenuto in questi anni in ambito musicale, darà ancora prova di saperci fare, non risparmiando pareri personali sulle battaglie e sui freestylers.

Anche alla giuria ritroviamo volti non nuovi: Morgan e Max Pezzali saranno infatti tra coloro che giudicheranno ancora una volta i ragazzi. Scelta spiazzante da parte degli autori: questi due personaggi, che con il mondo Hip Hop hanno ben poco a che fare, hanno scatenato le più forti critiche nei confronti del programma che, per contro, li ha riconfermati. Evidentemente MTV voleva avvalersi di una componente “VIP” per aumentare gli ascolti che si prospettano inferiori rispetto alla prima edizione. Scelta più sbagliata non potevano fare. Se l’anno scorso Morgan si è distinto per la sua “bizzarra” personalità, quest’anno è la sua stessa follia ad averlo oscurato: le vicende personali devono aver influito molto sulla psiche di quest’ uomo che sembra poco lucido, immerso in un mondo suo, non adatto a giudicare ragazzi alle prese con il Rap. Anche perchè Morgan, con il Rap, non c’entra niente, e si vede. I suoi commenti sono gli stessi, veementi soliloqui con cui ha sfamato il pubblico di X Factor, e molti sono giudizi tirati a caso. Non penso che il cantautore, leader dei Blu Vertigo, non sappia la sua in campo musicale, ma di certo questa non è la sua cosa, e l’impressione è quella di uomo affranto, alla ricerca di attenzioni da parte del pubblico, che tenta di oscurare gli altri per puntare la luce su se stesso.

Stesso discorso vale per Max Pezzali. Sono cresciuta con le sue canzoni, come credo un po’ tutti, e per me è sempre stata una figura quasi mitologica che ha segnato la mia infanzia. Un mito insomma. Poi però te lo ritrovi su una poltroncina, smunto, taciturno, e ti domandi che cosa ci faccia realmente lui li. La risposta è semplice. Max sta grattando il fondo e lo sappiamo tutti. Il problema è che mentre il suo collega, di cui abbiamo parlato poche righe fa, si adopera per cercare di emergere in quel purpurrì di personalità, l’ex leader degli 883 rimane in disparte. I suoi interventi sono scarsi, di poco spessore e poco rilevanti. Anche lui dimostra quanto l’Hip Hop sia un universo lontano dal suo al quale ci si è avvicinati come i bambini attratti dalle tigri allo zoo: rimani affascinato a guardare lo spettacolo da dietro la gabbie, ma non hai nè le capacità nè la voglia di entrarci dentro e avvicinarti alla bestia, conoscerla.

Chi invece la conosce bene questa bestia sono senz’altro gli altri due, nuovi, giurati: Paola Zukar ed Ensi. Qua la scelta, al contrario delle due precedenti, si è rivelata azzeccata. Nonostante tutto l’odio attirato su di sè negli ultimi mesi, la Zukar dimostra di sapere il fatto suo. I suoi giudizi sono puntuali e tecnici, dimostrando di avere cura per ciò che le sta di fronte. L’unica pecca, forse, è che da l’impressione di filtrare tutto attraverso gli occhi “da marketing” che, una business woman come lei, non può negli anni non avere acquisito.

Chi, perciò, brilla di una luce propria, rivelandosi la scelta migliore di tutto il cast di Spit e dando prova di essere veramente il “King Del Freestyle“, è proprio Ensi. Commenti mai fuori posto, giudizi tecnici, non basati solo sulla semplice impressione ma su un ragionamento profondo e dettagliato, serietà, fanno di lui il migliore dei giudici presenti, il più competente e professionale.

Ma passiamo ai veri protagonisti, i freestylers. Tra di loro, nomi nuovi ma anche nomi noti, che avevano già dato prova delle loro abilità l’anno precedente: Nitro e Fred De Palma sono solo due degli MCs che si sono distinti l’anno scorso, nonchè i designati favoriti di quest’anno. Pur essendoci una varietà di nomi, devo constatare che, ahimè, il livello è molto più basso rispetto a quello della prima stagione: pochi i momenti e le sfide brillanti, pochi i veri bravi freestyler, capaci di stupire il pubblico.

Un anno fa sul ring si sfidavano gente come Ensi, Clementino e Rancore, veterani e fortissimi nel campo dell’ improvvisazione. Questa volta non troviamo niente di tutto ciò: difficile chiudere una rima, stare a tempo, c’entrare il tema. Se la prima versione di Spit era lontana dalla rappresentazione reale di un 2 The Beat, il secondo capitolo è a quattro galassie di distanza. Nonostante le nuove modalità di sfida introdotte, come la “battle delle magliette“, idea innovativa che può dare molti spunti su cui inventare rime devastanti agli sfidanti, le occasioni non vengono sfruttate appieno e la sensazione è sempre quella di essere rimasti col palato asciutto.

In definitiva: questa edizione di Spit è qualitativamente più bassa. Non so se è peggio assistere ai deliri di Morgan o ai freestyle scontati e mediocri degli Mcs in gara, so soltanto che mi aspettavo molto di più. Evidentemente il meglio, in termini di partecipanti, è stato offerto già, e sul mercato non c’è niente di paragonabile. E tutto questo è un peccato, perchè c’erano le potenzialità per realizzare un bel lavoro, migliorare cioè ciò che non era andato nella prima stagione potenziando questa, ma la chance non è stata colta, è stato fatto un lavoro approssimativo, nonostante l’impegno profuso da molti.

Forse la colpa va quasi tutta ai freestyler: penso che un Ensi e un Clementino in campo, pur dotati di una giuria scadente, di temi pessimi, e da condizioni di gara non ottimali, avrebbero comunque fatto bene e saputo intrattenere il pubblico di fronte a loro, entusiasmandolo.

I rapper in gara in questo 2013 sono per lo più ragazzini che non riescono a sopperire alle mancanze del programma e alle pecche derivanti dalla giuria.

Vale la pena allora guardarlo Spit?

Ero una ferma sostenitrice del programma. Nonostante le critiche che sorgono inevitabilmente nel momento in cui vuoi portare qualcosa di nicchia o di esclusivo ad un pubblico mainstream, ero profondamente convinta della valenza di questo format: c’era l’occasione di mostrare ad un pubblico giovane, che non conosce questa realtà dell’Hip Hop, o a coloro che non hanno mai avuto l’occasione di ammirare una battaglia tra MCs, cosa significa fare freestyle, fare battle, andare a tempo, aspetti su cui purtroppo nessuno di loro si è mai soffermato troppo.

C’era l’occasione di migliorarsi per migliorare. Questo non è avvenuto, vuoi per mancanza di voglia, vuoi per mancanza di denaro, ma così è. Se vi aspettate battaglie ad alto livello non le troverete, perciò girate al largo. Se invece volete guardare in faccia la realtà italiana delle cose, fate pure. Penso che vale la pena sentire comunque i commenti e i consigli di Ensi durante le puntate, soprattutto se ci si vuole cimentare in battaglie di freestyle: nessun maestro migliore di lui vi potrebbe aiutare.

(Update: State scrivendo di non giudicare da una puntata, vi rispondo dicendo che ero presente in studio alle registrazioni, le ho viste tutte)

Ester