Parto il mio secondo intervento su questa rubrica chiedendovi scusa. Scusa perchè sono stata maledettamente imparziale e polemica nei confronti di questi ragazzini che popolano le fila di appassionati di Hip Hop e si arrogano il diritto di insegnarti qualcosa.

Mi sono accorta che forse la colpa non è del tutto loro. Perchè se dai in mano ad una scimmia un telefono e gli insegni ad usarlo tirandolo in testa a qualcuno, lei lo utilizzerà solo ed esclusivamente in quel modo, e non per telefonare.

Stessa cosa vale per gli esseri umani, soprattutto per quella fascia di età in via di sviluppo che possiede una mente in potenza, una spugna che assorbe tutto quello che le proponi. Se a tuo figlio mostri fin da piccolo solo documentari in lingua inglese, da grande parlerà quella lingua in maniera molto più sciolta dei suoi coetani, anche quelli più dotati.

Penso che la stessa cosa valga per la musica. Se io ai teenager mostro una determinata realtà, loro si innamoreranno di quella lì, così com’è fatta, e la identificheranno come Hip Hop.

La colpa quindi, se proprio vogliamo darla a qualcuno, va a coloro verso cui l’attenzione di questi ragazzi è indirizzata: i moderni rapper.

Questi nuovi figli del Rap hanno solitamente età molto basse anch’essi e la loro musica ne risente di ciò. Gli argomenti sono gli stessi monotoni clichè che per anni abbiamo sentito ripetere dagli americani: fighe rimorchiate, autocelebrazione, haterz che sbucano da ogni dove quando ancora famosi non si è, alcool,
sono i temi cari e presenti in ogni loro pezzo. Realtà che probabilmente, prima di entrare in una label o di fare un minimo di successo, non avevano mai conosciuto.

New Rap Generation

Vedere ripresi testi scritti da adulti poi è abbastanza ridicolo: parlare di sesso, droga e “rocknrolla 15 anni non fa di te uno poi così figo. Un altro fattore fondamentale, che spesso non viene considerato, è che, alla pari dei loro fan, il loro background musicale è spesso scarsissimo e molto limitato; parecchie volte questo background non è neanche Hip Hop, ma appartiene ad altri generi. Grave dal mio punto di vista se si vuole intraprendere una carriera in questo ambiente.

Non esiste per me una scena formata da rapper costruiti a tavolino o che hanno imparato dopo a fare Rap, nella mia visione il Rap è Arte, e in quanto tale per crearla devi essere un artista. Ovviamente di fianco al talento ci vuole anche la tecnica, che però si acquisisce, come in ogni professione, solo facendo tanta gavetta, passaggio che puntalmente ormai viene saltato, a causa soprattutto dei nuovi mezzi di comunicazione a nostra disposizione: la moderna “gavetta” consiste nell’abilità a raccogliere più views possibili. Solo così le label si accorgeranno di te, solo così avrai successo e sarai famoso. Basta un video per essere un MC conosciuto da tutti.

Ecco perchè è sufficiente che un artista abbia un bell’ aspetto e sia stiloso: in questa generazione la musica passa per gli occhi e non per le orecchie.

Quante volte mi è capitato di vedere video ottimi su pezzi che facevano schifo?

E così al fianco degli artisti più in gamba troviamo pischelli vestiti come Soulja Boy e Lil Wayne, tutti muniti dei loro iPhone con il quale postano su Instagram le loro serate “devastanti”, le loro tipe fighe, le loro cannette fumate in camera. Gente che ottiene risultati grazie al pubblico di giovanissimi di questa generazione cresciuta con Internet, attirata da questo mondo “fake” e patinato che viene loro mostrato.

Perchè quindi le etichette non dovrebbero investirci sopra? I numeri sono altissimi: chissenefrega se la loro non è musica di qualità. L’importante è vendere.

Certo. La cosa però triste di questo ragionamento è che là fuori ci sono ragazzini con dei sogni. Adolescenti per cui l’Hip Hop è veramente l’unico motivo per andare avanti, l’unica speranza di realizzare qualcosa nella vita. Giovani sì, ma con tanto talento e tanta voglia di imparare. A loro una chance non è stata offerta, anzi è stata soffiata loro via da altri che probabilmente questo desiderio manco lo avevano, l’importante era il successo.

Pur condividendo, comunque, il pensiero che, se sei bravo, oggi successo in qualche modo lo fai.

Io “spaccerei” ai teenager della nostra generazione vera musica: un compromesso magari, ma qualcosa che dia veramente messaggi, che vada oltre il “faccio brutto”, “fuck haterz”, ecc. Farei capire loro cos’è il vero Hip Hop, spazzando via questi pseudo-rapper buoni solo a gasarsi.

So però che probabilmente questa è un’utopia, almeno finchè ci saranno label disposte a spingere determinati artisti in grado di catturare milioni di consensi tra le fanciulle con gli ormoni in corpo che fanno gare di motocross.

Una consolazione però ce l’ho: il vero talento non sta in chi riesce a emergere e spaccare. Il talento puro lo possiede colui che, una volta coltivatolo, ne ottiene i frutti e li mantiene vivi e verdi PER SEMPRE. O almeno riesce a farli durare per qualcosa di più che un anno. Questi nuovi burattini della musica Hip Hop, statene certi, avranno vita molto breve: il tempo che alle loro piccole fan venga il primo mestruo.

Ester