Fabri Fibra - Guerra e Pace (Recensione)
Etichetta: Universal Music
Distribuzione: Universal Music
Anno: 2013

Ammetto di aver intrapreso l’ascolto di questo disco in modo molto scettico, soprattutto dopo aver sentito il singolo di presentazione “Pronti, Partenza, Via!“, dopo il quale non mi ero fatto proprio una buona idea. Fortunatamente mi sono dovuto in parte ricredere. Il disco si lascia ascoltare discretamente bene, e sembra meglio ad ogni ascolto: sia chiaro, non siamo davanti all’album definitivo o tra i migliori in circolazione. Fabri si alterna tra parti e brani dove ci regala una buona tecnica ad altre dove invece sembra arrancare sul tempo, quasi in uno sforzo di dover legare parole e concetti ma senza la sicurezza di tempo fa e che in molti hanno tutt’ora.

Prefazione: Fabri stesso dice di essere molto semplice nelle rime per arrivare a tutti, giustifica le pause come punti di riflessione, non abbiamo dubbi che sappia rappare benissimo e quali incastri metrici sia in grado di partorire. Detto questo analizziamolo come se fosse un personaggio qualunque.

Profilo tecnico, nella media: non siamo ai livelli del “vecchio” Fibra con composizioni metriche e vocabolario che si dimostrano eccellenti: non voglio essere superficiale, ma in quanto a tecnica pura, da Mc, era molto più potente qualche anno fa.  Come detto prima, in certi casi lento, scattoso, poco fluido e musicale, e con figure metriche abbastanza scarne ed elementari. Ammetto senza vergogna di credere che ho trovato alcuni “passi” dei suoi testi abbastanza forzati o privi di senso, infilati per poter chiudere la rima. A livello di produzioni assolutamente nulla da dire: beats fatti veramente bene.

Per tutto quello che non riguarda la tecnica accademica, devo chiedere scusa se ho dubitato. Troviamo un artista sicuramente cresciuto e che regala agli ascoltatori tanti pezzi di se. Parla di se e di come vedere la sua vita, parla dei suoi “errori”, delle sue scelte, con cause e conseguenze: si accusa e si difende.

Prova! in 7 dischi che ho fatto ho cercato di dirvi solo una roba,
Raga! Lasciatemi fare l’Mc, anche se a volte mi viene così e così.
Ho bisogno di questo foglio, di questo sogno, di questo pubblico, di questi soldi. (da “Voce”)

Parla senza peli sulla lingua dell’uomo, dell’artista, e dell’uomo-artista, che ai suoi livelli è un ibrido che inevitabilmente nasce. L’album merita di essere Ascoltato, e lo scrivo con la A maiuscola perché va fatto con attenzione: tralasciamo la grande Elisa, l’ottimo Al Castellana, il buon Neffa, le belle produzioni, ed ascoltiamo il senso dei brani.

Ho ascoltato il disco più volte, ed ogni volta ammetto che mi è piaciuto sempre un po’ di più. Non è un lavoro facile da digerire: non è “underground”, ma non è nemmeno molto “commerciale”. Fabri credo abbia creato questo lavoro con l’esperienza di anni ed anni di musica a vari livelli, uscendo dallo schema di classificazione tradizionale ed impostando il lavoro per come meglio sentiva. No so se dirvi se l’album mi è piaciuto al 100% o no, non so nemmeno dirvi “compratelo” o “lasciate stare” posso solo invitarvi ad ascoltare le preview (non il singolo, non è assolutamente un buon metro di giudizio) e farlo più volte: al primo ascolto forse vi sembreranno tutte delle cose terribili, inizierete ad apprezzarle dopo qualche passaggio, come è successo a me.

Ciroga