Ensi - Era tutto un sogno ETUS (Recensione)
Etichetta: Tanta Roba
Distribuzione: Artist First
Anno: 2012

Partiamo dal presupposto che stiamo parlando del disco solista di una “fuoriserie” del Rap made in Italy, che nel recente periodo ha lasciato il segno nel tempo, partendo da “Sotto la cintura” arrivando al successo di MTV Spit, in una continua inesorabile ascesa.

Ensi è senza dubbio il personaggio che al momento risulta inattaccabile sotto tutti i punti di vista: tecnica, sonorità, testi. Tutto questo non lo smentisce, non tradisce nessun tipo di aspettativa, anzi: sposta l’asticella un po’ più in alto. Ci ho messo giorni per scrivere questa recensione, e circa una trentina di ascolti (non scherzo) in cerca di qualche aspetto che non sia perfetto, non tanto per “cattiveria”, ma perché un disco di questo tipo lascia poco spazio alle parole, ai pareri.

ETUS è da 10 e lode sotto tutti gli aspetti: tecnica sopraffina, con incastri e giochi metrici che si spostano in modo semplicemente perfetto con il flow e la musicalità delle produzioni. Il vocabolario semplice ed efficace crea immagini chiare e comprensibili in ogni passo, anche nei passi più intricati.

Ensi è tecnica, musica, ed argomenti. Di rado si trova in un brano una chiarezza, una capacità di fotografare pensieri, istanti, esperienze, come la troviamo nelle tracce di Ensi. Possiamo trovare un ritratto critico e chiaro, molto sentito, della nostra società (Orgoglio e Vergogna, Oro e Argento), pezzi di biografie a cuore aperto (Era tutto un sogno, Tangerine Dream, Torino state of mind, Come il sole), auto proclamazione di fattura superiore (Numero uno, Abracadabra). Tecnica è anche la scelta delle tracce nella sequenza: pezzi lenti, ritmati, impegnati e meno, alternati e bilanciati: non ci sono canzoni che ti portano a mandare “avanti” per noia.

Tra le tracce possiamo scoprire Samuel dei Subsonica (nel ritornello di Oro ed Argento), Guè  e Biggie Bash (in Paper Queen), Raiz (Tangerine Dream),  Mama Marjas (nel ritornello di Era tutto un sogno), Julia Lenti (in gran forma in Quello che voglio), Salmo (in Tutti Contenti), Raige e Rayden (Buon Viaggio), e come “Gran Finale”, Kaos.

Il disco non ha tracce da consigliare, lo consiglio in blocco, in un solo fiato: non ho dubbi nell’affermare che questo ha le carte in regola per essere l’album dell’anno per il 2012, e spero che il tempo lo faccia entrare nei dischi storici della nostra scena.

Il disco è da comprare (è un imperativo), in copia fisica o nei market online. Non credo che qualcuno si possa pentire di aver speso i soldi dell’acquisto.

Mi permetto una “morale”: Ensi è trasversale, suona fresco e facilmente ascoltabile (come gli artisti alcuni definiscono commerciali), ma senza fare canzonette, piegarsi a temi di tendenza. Tecnico ed hardcore come, se non meglio, come ai tempi di quelli che qualcuno definisce la “golden age  italiana“. “Ora guarda la nazione sotto quello stesso groove, e sorridi perché nonostante tutto lo sognavi pure tu”: la voglio leggere come una “parola” dedicata a tutti gli storici fondatori e precursori della nostra scena, fans, che sono rimasti fermi agli anni ’90, e danno contro agli artisti che ora raggiungono migliaia di ascoltatori, e registrano le ore di coda nelle sessioni “in store”: basta polemiche, schieramenti, paranoie: ci vuole qualità, evoluzione, ricerca. Basta criticare quelli che oggi sono i big: “chi vale sale, chi non sa fare si fa male?” (cito), ce lo avete insegnato voi.

Ciroga