Fabri Fibra - Casus Belli (Recensione)
Etichetta: Tempi Duri
Distribuzione: Free Download
Anno: 2012

“Prima o poi finirete tutti per amarmi, tutti per amarmi, tutti per amarmi”

No, non succederà mai con me, è il mantra nell’intro di Casus Belli Ep, di Fabri Fibra, che dopo probabilmente aver incontrato una mistica luce tra casa sua e la Universal, qualche tempo fa, ha deciso di smettere di fare Fabri Fibra e di trasformarsi metricamente in Kanye West di “Cruel Summer” o di “Watch the Throne” ; percarità lui bravissimo, Fibra un po’ meno.

Unite tutto ciò a, paranoia, manie di persecuzione, insulti a gratis a giornalisti, critici, tv, giornali, social network, fruttivendoli e giostrai, avrete “Casus Belli Ep” grazie al cielo in free download;
Ottime le produzioni…posso finire qui la recensione?

Evidentemente no. Vi ricordate qualche anno fa, cosa diceva in “in Italia” con Gianna Nannini? e in “Speak English”? vi ricordate vero? Voleva andare in Inghilterra…etc etc etc.

Ok ora ascoltatevi “Come Totti“, qualcosa non va. Vi dico cosa non va: nel 2009, Fabri Fibra a parte gli “esperti del settore”, a parte gli appassionati di underground (fiorente in Inghilterra appunto, nel 2009 come nel 2000 come oggi del resto) chi lo conosceva? Quanto vendeva?

Nel 2012 Fabri Fibra, chi lo conosce? chi compra la sua musica? la risposta è facile, è lì: tutti.

Facile, dico io, volersene andare quando gira male, e voler restare quando ti si dà da mangiare, insomma, perchè criticarlo? Fibra in quest’ultimo album rispecchia l’Italia di oggi.
Un paio di canzoni carine, ad esempio “Il mio amico Arnold” anche se mi ricorda in maniera preoccupante, anche se con rime semi-intelligenti, “Come Van Damme” dei Dogo.

Ottima invece la prova di Nitro in “Felice Per Me”, non mi è dispiaciuto per nulla, una cosa buona e nuova.

Per il resto, i contenuti delle canzoni sono scarsi, il modo di rappare fa perdere l’ascoltatore, questo nuovo modo di rappare e di girare intorno alle cose, di metafore e iperboli, di paragoni esagerati e sottigliezze fin troppo sottili: mi viene in mente solo un aggettivo, esagerato.

Esagerato, esaltato, va oltre l’autocelebrazione, sfiora appunto la paranoia, la paura delle critiche.

Dispiace, uno dei pochi che mi è sempre piaciuto adesso, sperimentando, ha ecceduto nel reputarsi il migliore.

Spero che il disco in uscita 2013, sia migliore, sia un po’ più come Controcultura e un po’ meno come questo.
Non chiedo di ridarci Turbe Giovanili, non è più il tempo per quello, non penso verrebbe capito dai più; non chiedo di non sperimentare, nella musica è un must, se no saremmo stagnanti in un limbo di old school all’italiana di cui non sono nemmeno un grande fan. Ma spero vivamente, sarò ripetitivo, che il prossimo prodotto di uno dei “re” del rap in Italia, sia alla sua altezza e non un surrogato di rap americano che tanto sembra vada di moda in questo periodo.

Vitto