E’ deceduto la scorsa notte, 18 Agosto 2011, al seguito di un incidente stradale il rapper Giuseppe Silvestri in arte Pepy. Hano.it si stringe attorno ai suoi familiari e ai suoi più cari amici.

Poco distante dall’uscita del casello di Lunghezza sulla A24, alle porte di Roma. Pepy era alla guida della sua Cinquecento Abarth bianca e nera (285 cavalli da competizione) e deve avere perso il controllo della vettura, che si è cappottata sbalzandolo fuori dal finestrino lungo la corsia opposta, dove purtroppo sopravvenivano diverse altre vetture che non sono riuscite ad evitarlo.

I soccorritori non hanno che potuto costatarne la morte e il corpo di Pepy è stato portato direttamente all’obitorio di piazzale del Verano, dove sono in corso le verifiche del magistrato.

Molto conosciuto nella scena rap romana, Pepy aveva pubblicato proprio ad inizio estare il suo primo album, “Sentimenti Negativi”, prodotto da Terre Sommerse, che vedeva importanti collaborazioni con altri artisti italiani e francesi, ma era conosciuto anche per la sua storia difficile.

Giuseppe nasce a Roma il 12 aprile del 1977, in una famiglia numerosa con gravi disagi economici e una mamma con problemi di alcol che tenta più volte il suicidio. Capisce da bambino che l’unico modo per sopravvivere è allontanarsi dalla famiglia. Ma l’alternativa sono la strada, la malavita e la passione per il calcio.

A 14 anni il primo arresto per una rapina in un centro commerciale ma Pepy viene rilasciato subito per non aver commesso il reato. A 18 anni, durante un combattimento clandestino di cani, Pepy viene accusato da alcuni partecipanti di aver sparato da una macchina con l’intento di uccidere un uomo colpendo però un cane e uccidendolo per errore. Dopo la travagliata vicenda giudiziaria cade l’accusa di tentato omicidio per lui e per tre suoi amici e sconta 14 mesi per lesioni personali e concorso in tentato omicidio. A 19 anni conosce la donna che si prenderà cura di lui e va vivere con lei e la sua famiglia.

Nel 2000 firma un contratto da calciatore professionista con il Treviso
ma a solo un mese dalla firma del contratto vola da un ponte di 8 metri con la macchina fratturandosi 13 vertebre e vedendo sfumare per sempre la carriera calcistica. Rescisso il contratto con il Treviso torna a casa ma trascorre appena un mese che il padre muore in un incidente sul lavoro. Pepy è sconvolto: si separa dalla sua compagna e torna alla criminalità. Nel 2002 paga le conseguenze di questa scelta scontando 3 anni nel carcere di Pistoia. Qualche mese dopo l’uscita dal carcere viene accusato di traffico di droga da un pentito di mafia. Nella perquisizione non vengono trovati stupefacenti ma Pepy viene comunque accusato di associazione mafiosa e costretto al regime 41 bis. Provocato dalle guardie carcerarie innesca una rivolta: 8 agenti finiscono in infermeria. Finisce in isolamento nel carcere di Paola in Calabria per ben 2 anni. Alla fine viene scarcerato per mancanza di prove e decorrenza dei termini.

Grazie al Rap che ascolta sin da bambino e di cui ha cominciato a scrivere testi in isolamento, ha intrapreso un cambiamento di vita radicale: Pepy cantava per cercare di comunicare come lui fosse l’esempio da non seguire, il fratello da ascoltare per non commettere gli stessi errori. Il suo rap è un messaggio forte e chiaro al non utilizzo di droghe, a condurre una vita orientata ai valori dell’amicizia e della famiglia. Una vita che per lui si è fermata stanotte.