Santo Trafficante - Reborn (Recensione)   Etichetta:
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Anno: 2011

Eterna promessa del rap targato Roma, Santo Trafficante, arriva con “Reborn”, album home-made, dopo quasi 2 anni di inattività dedicati a questo lavoro.

Chi lo conosce sa che è un cantante di tipo particolare, soprattutto a livello di metrica; di solito mi sentirei di lodare la “particolarità” ma non in questo caso.

Purtroppo non è un buon lavoro: non ha nessuna innovazione e sia tecnicamente che musicalmente, l’artista può risultare abbastanza fastidioso in determinati momenti del disco che risulta anche troppo lungo per un qualsiasi tipo d’ascolto. 18 tracce non sono il top per un artista la cui metrica è troppe volte piatta e poco si sposa con i beat, in parte autoprodotti, in parte con le collaborazioni di Giordy Beat, Fil dal Monte e Ray Audio.

Complessivamente almeno le basi non sono malaccio, passano randomizzando i generi nell’album da struggle ad elettronica, ma per l’appunto il problema non è il sottofondo musicale (che talvolta contiene anche pezzi in inglese), bensì i contenuti e la tecnica che non è cambiata negli anni, è rimasta stagnante.

L’unica traccia veramente degna di nota e non per merito di Santo Trafficante è “Jolla” che vale la pena ascoltare per la sola presenza di Primo dei Corveleno, che oltre ad essere magistrale nella canzone, mangia letteralmente il “padrone” del disco, oscurandolo.

Per il resto anche le restanti collaborazioni non aiutano per niente Santino, anzi quasi lo affossano; non sempre mettere nomi sconosciuti tra i tuoi roster dà un alone di freschezza all’album. Angus, Magic, Aov… niente di speciale.

Per quanto riguarda i testi, non hanno un gran contenuto, non lanciano grandi messaggi, ad esclusione forse di “Obama” che tenta di trasmettere speranza per il futuro vista l’elezione del presidente di colore; anacronistico o poco informato, visto i sondaggi che danno Barak non proprio benvisto da una gran fetta di statunitensi. Nel resto delle canzoni il fatto che “arriva Santino” “Santino è qui” “Silenzio passa Santino e il posto esplode” è abbastanza chiaro. Ripetitivo, senza contenuto.

Non ne consiglio l’ascolto, perché non riesco a trovare un momento adatto per farlo; non è abbastanza “ignorante” da tenere in macchina, non trasmette le emozioni necessarie da tenerlo vivo nell’iPhone. È nel complesso insipido.

L’artista in questo caso è bocciato, ci si aspettavano miglioramenti che non sono arrivati e dopo 2 anni d’inattività le pretese sono altre, soprattutto vedendo tutti i grandi artisti che sta sfornando la Capitale in questi ultimi tempi.

Ripeto un’eterna promessa, che pare non essere destinata ad entrare nell’olimpo dei migliori.

Vitto