Guè Pequeno – Il ragazzo d''oro (Recensione)   Etichetta: Universal
Distribuzione: Universal
Anno: 2011

Era solo questione di tempo. Una questione di crescita professionale. Dopo anni sulla cresta dell’onda del rap italiano, dopo essersi ed essere stati definiti i pionieri di quel rap che ora è in tutte i lettori mp3 e gli iPhone d’Italia, il leggendario gruppo milanese, i Club Dogo, prende la decisione di uscirsene con album solisti. Guè è il primo, probabilmente anche Jake e Donjoe, lo seguiranno.

Si parla di 16 tracce, con la collaborazione di una gran quantità di soggetti, che in concomitanza con l’uscita di Thori e Rocce, hanno creato una lunga serie di tracce ascoltabili nei più svariati momenti di una giornata; lo sapete come la penso, un album deve trasmettere emozioni, deve dire qualche cosa e se possibile, dirla bene.  Guè Pequeno, nell’ordine, ha tutte queste qualità; all’annuncio dell’uscita di un suo disco da solista ne ero entusiasta, soddisfatto, visti i suoi lavori precedenti con “Hashishinz Sound Vol. 1” e i due mixtape “Fastlife”.

Purtroppo il mio pensiero è cambiato radicalmente nell’esatto istante in cui esce il primo video ad anticipare l’uscita del disco: “Giù il Soffitto”. Ragazzi, qua si parla di autocelebrazione, non è una novità contando il marchio Dogo, ma proprio la clip della canzone mi aveva fatto riflettere: tipa nuda che ti balla addosso, già fatto, già visto. Era il 2001, gli interpreti erano diversi, un mostro sacro, Snoop Dogg, un rookie del rap americano 50 Cent. Contenuti della canzone: 0.

Passa una settimana, secondo video, altro singolo: “Non lo Spegnere” con la partecipazione di Entics e la mano magica di Chaka Nano a.k.a Yo Clas alla direzione del video, che risulta per fotografia e colori stupendo. Un po’ meno la canzone, recuperata da “Fast Life Vol. 2: Faster Life” e in versione molto meno “zarra” rispetto all’attuale, che con un repentino cambio di beat e la ricollocazione / ritrattazione del testo in chiave 2011 (quindi sospinti dall’epoca di iper-autocelebrazione) si dimostra non all’altezza della versione originale che invece era stato un piccolo capolavoro musicale.

L’apice del mio disappunto è stato raggiunto il sabato prima dell’uscita ufficiale dell’album: “Il Ragazzo d’Oro” featuring  Caneda, vero e proprio singolo di lancio, omonimo al titolo del disco, non ha veramente senso, da qualsiasi parte lo si guardi. Terzo singolo in tre settimane, terzo video, per niente bello. Contenuti della canzone? Ancora non si sono capiti; tecnicamente non si può dire niente al Guercio, qualsiasi cosa sia è cantata bene; il tema di una canzone però è veramente importante, non ci si può basare solo sulla tecnica superlativa. Caneda invece…beh è sicuramente bravo a fare quello che fa, va capito, non è un rapper tipico, non è un poeta, non è un cantante. È un misto di tutto questo; la sua strofa parla di “bianco”. Fa sorridere, va interpretata (fatica che lascio a voi ascoltatori). Il fatto è che questa canzone non ha riscosso nemmeno un gran successo su YouTube, anzi, i commenti non sono per niente positivi (la maggior parte) e i “dislike” sotto al video sono indicativi; la prospettiva di questo disco era quindi “disastrosa”, almeno da un punto di vista di critica: fondamentalmente era destinato ad avere successo, come sappiamo vende innanzitutto prima il nome di tutto il resto e non solo nel mondo del rap.

Invece, poi, arrivato il disco, mi son sentito di ritrattare alcuni miei pensieri: non sono tutte pietre miliari del rap ma alcune canzoni sono veramente belle e dopo un primo ascolto, richiamano un secondo e poi un terzo e così via…sono un misto tra l’ignoranza e la poesia, piacciono per forza al grande pubblico, saranno sicuramente criticate da parte delle nicchie, degli iper-conservatori, del popolo underground. Ma il mercato per fortuna degli artisti si basa sulla fetta più grande, perciò, viste anche le vendite della classifica iTunes, che lo vedono dopo un solo giorno dall’uscita già primo, davanti anche a Thori e Rocce.

Le produzioni sono varie, si passa da Friz Da Cat a Deleterio, da Donjoe ai newcomer della 2ndRoof, che si stanno imponendo sulla scena da qualche mese.

Degne particolarmente di nota sono le tracce “Big!” (nella quale partecipano Ensi, Marracash, Jake La Furia, Nex Cassel e ‘Ntò dei Co’Sang, con ritornello cantato da Entics) e le varie “Ultimi Giorni”, “Il Blues del Perdente”, “Conta su di Me” e “Da Grande”, che vedono Guè cantare da solo (eccezion fatta per “Conta su di Me”, nella quale c’è la partecipazione di Caprice), il suo solito struggle che è vera poesia, che sa trasmettere cose come pochi altri sanno fare.

Questo disco magari non entrerà nella storia del rap, ma sicuramente sarà degno di nota. Per la generazione attuale sarà una bomba, sicuramente; per quelle precedenti, (tipo la mia) un po’ più criticabile ma non scampa dal fatto che sia un ottimo lavoro.

Sulle capacità di Guè non esistono critiche alcune, è affermato, è bravo, ha successo. Il mercato ora, richiede gente come lui, come i Dogo, che saranno sì criticati per il loro modo di “menarsela”, per l’autolodarsi, ma mi sorge spontaneo chiedere a chi critica sempre e comunque di base, se ora, non se lo possano davvero permettere. Del resto solo loro sono riusciti, forse anche cogliendo un momento buono, a portarsi avanti (e portare con loro) un genere che prima era solo Articolo 31 e poi underground.

Per i più diffidenti, come per Thori e Rocce, il disco si trova sul canale ufficiale di YouTube dell’artista in free-listening. Per chi si fida del nome, o della mia critica, allora acquistatelo in copia fisica o su iTunes, ne vale la pena.

Vitto