Vacca - Pelleossa (Recensione)   Etichetta: Produzioni Oblio
Distribuzione:
Anno: 2011

Torna Vacca, l’artista Cagliaritano con un nuovo disco di 11 tracce. Pelleossa esce in concomitanza con il Libro di Vacca (dal medesimo titolo), che si propone con un altro album dallo stampo fortemente personale.

Le produzioni, a cura di Roofio, Denny LaHome, Tonz, Enmicasa, Zed, Jason Simmonds, Rik Boy sono tutte, come sempre, di ottima fattura: suono molto americano, con dei bassi incisivi, molti synth melodici. Bene per chi ha curato le produzioni: purtoppo nessuna sembra risaltare rispetto alle altre, un pò per l’ottima fattura di tutte le tracce, un pò per il fatto che troviamo dei punti in comune sullo stile e sul gusto di “Sporco” e di molti suoi lavori precedenti. Il mantenimento della stessa linea sonora però non stona e non stanca, ma sembra delineare un’identità dell’artista.

Vacca è il “solito” Vacca, personale nello stile, e senza particolarissime innovazioni: troviamo un buon rap mischiato in modo positivo a parti melodiche e suoni che si avvicinano al raggae. Sui testi poco da contestare considerando l’identità dell’artista : troviamo alcune tracce con un ottimo contenuto ed altre con un’aria molto più frivola. Non prendiamo con leggerezza questa parte, essendo caratteristica dell’artista: ci abitua dal primo disco a salti dal pezzo “serio” a quello “ignorante”, e non possiamo che apprezzare la capacità di riuscire nei testi di una tipologia e dell’altra senza nessuna sbavatura.

Le collaborazioni mettono in mostra i nomi di Babaman, Two fingerz, Emis Killa, Nacho dei Green Peeps, Enmicasa, G. Nano e Rik Boy: dei grandi nomi e delle nuove leve: mix ben riuscito.

Pelleossa si presenta, nel complesso un buon disco, niente male direi. Si sente un Vacca riconoscibilissimo, ma comunque arricchito dall’esperienza Jamaikana (vive li un buon numero di mesi all’anno), e dalla buona novella di una figlia, che sicuramente ha alzato il profilo di certi pensieri. Rimane anche l’attaccamento molto  forte per la “famiglia” e per le collaborazioni con i compagni di sempre.

Non lasciamoci ingannare o annoiare dalla somiglianza superficiale con i prodotti precedenti: ascoltando il disco, si può considerare questo album come un proseguo, come un continuare qualcosa iniziato in precedenza, che cambia e si evolve con il tempo, mantenendo però gli stessi principi e capisaldi.

Piccola parentesi sul libro, che merita una lettura: una biografia personalissima dell’artista a 360° dove si scopre e si racconta al pubblico, che da sempre lo segue e potrebbe trovare delle interessanti note sull’artista musicale e sulla Persona che c’è dietro al nome di Vacca.

Considerazione personale, conclusiva: bel disco, all’inizio non mi ha convinto, ma dopo un pò di ascolti è andata decisamente meglio. Buon prodotto nel complesso, ma tempo che, come molti album di questo periodo non lascerà una traccia forte ed indelebile nelle persone che lo ascolteranno: ho paura non diventi una pietra miliare della scena italiana.
Vacca è un artista particolare, complesso, che piace e non piace, a seconda dei momenti e dei gusti, ma manteniamo sempre in considerazione che stiamo parlando di un personaggio che ha fatto molto per questa scena, e soprattutto che si è sempre distinto per essere personale e non aver copiato, e per essere spesso stato modello e fonte di ispirazione per molti. Forse ascoltando l’escalation dei suoi lavori, ed avendo considerato il tempo nel quale il disco è stato “elaborato” mi aspettavo qualcosa di più, non saprei esprimermi: nonostante questo, “bravo” Vacca.
Il disco merita di essere ascoltato, almeno un pò di volte prima di giudicarlo: bene o male. A voi il verdetto finale.

Ciroga