Medda, Tutto vero tutto falso (Recensione)   Etichetta: Vibrarecords
Distribuzione: Vibrarecords
Anno: 2011

Torna dopo qualche tempo di silenzio, con un prodotto che non è definibile “fresco” o “innovativo”.
Medda è Medda e non si tradisce: solito stampo personale, stessa classe e stile: non si può certo definire l”album un buco nell”acqua, poiché il rapper milanese ci fornisce un album sicuramente positivo. Medda non assomiglia a nessuno, è lui ed evita di essere copia o di prendere ispirazione da quanto in commercio oggi.

Le produzioni sono ad opera di vari personaggi, e tutte si fanno ascoltare senza troppi problemi: purtroppo per quanto di ottima fattura non troviamo però delle vere hit. All’opera per fare da sottofondo alle liriche di Medda: Rino ralis, Master Maind, Dan-t, Bassi Maestro, Michel (Metrostars).

Le argomentazioni del disco sono molto personali, l’artista si sbilancia poco a parlare di massimi sistemi. Esperienze personali (cose difficili, ti porterò con me), la musica (dinosaur music, pattume), l’Italia di oggi (tre uomini) o semplicemente la sensazione di una giornata particolarmente storta (la calata, mi sono perso, per citarne alcune).
Un prodotto adulto, dove si esprime una persona e come vede il mondo nel suo interno e nel complesso: un buon viaggio in se stessi e nel pianeta nel quale ci si proietta.

Tecnicamente non si può contestare molto a Medda: solito flow caratteristico e ben impostato, liriche pulite, discreto rispetto della metrica ed una buona ampiezza di Vocabolario. Niente da contestare: resta “bello da ascoltare” e pulito. Assolutamente piacevole nel complesso. 

I featuring vedono un ottimo Dj Mike (Man in Scretch) Fabri Fibra e Dan-t (in “la mia testa”): onesti partecipanti ad un buon prodotto.

Se spulciamo nella tracklist sottolineerei “mi sono perso” (viaggio psichedelico in un centro commerciale, davvero notevole),  “rimbalza”,  “pattume” (un pezzo che ci riporta ad un Medda molto classico, piacevolmente old school).   

Arrivando ad un giudizio complessivo possiamo definirlo un buon disco. Premettiamo il fatto che Medda è un personaggio particolare: se piace, se riesce ad “entrare” piace e coinvolge; se non piace si lascia digerire con molta fatica. 13 tracce compongono un prodotto completo e privo di ostentazioni o populismi che troppo spesso impoveriscono i progetti degli artisti, al posto di arricchirli.

Personalmente mi sono trovato spiazzato ai primi ascolti: ho sentito un Medda molto vicino ai dischi precedenti, senza nessun elemento di spicco che possa colpire particolarmente. Dopo diversi ascolti però si sente che, anche se il suono è lo stesso di sempre, il disco è un contenitore di quanto macinato nel tempo che intercorre dall’ultimo disco: osservazioni, esperienze, evoluzione. Medda è cambiato poco, ma non dimentichiamo che stiamo parlando di una testa di serie della nostra scena, ed anche se non ha mai brillato per quanto merita, si è sempre ben difeso sul panorama nazionale.

Purtroppo non credo di poter mettere questo disco tra i prodotti top di questo ultimo periodo, ma comunque merita ogni minuto di ascolto, per tutta la durata del CD. Nell’indecisione tra l’acquisto e non: spassionatamente, saranno euro spesi bene.

Ciroga