Jesto - Il Jesto Senso (Recensione)   Etichetta: Alto Ent
Distribuzione: Alto Ent
Anno: 2010

Grottesco. Paranoico. Cupo.

Tre aggettivi per definire questo disco; i tre aggettivi principali, perché poi si potrebbe tranquillamente dire che è un cd pieno d’ironia, di doppi sensi.

Jesto utilizza molto il doppio significato delle parole cantate e questa tecnica aiuta decisamente il flow. È incredibilmente piacevole all’ascolto nonostante appunto i temi non proprio allegri; ma anche in questo caso possiamo notare una novità, una differenza rispetto alle ultime pubblicazioni: i contenuti dei testi sono esclusivamente legati all’artista, ovvero non ci sono polemiche sterili sullo Stato, se non qualche citazione qui e là e non ci sono drammi personali pesanti, talvolta, come macigni. Diciamo che ha più che altro un Eminem dei primi tempi, per fare un paragone, forse esagerato, con un rapper contemporaneo.

Il primo singolo uscito è Carillon: ridondante, dà esattamente l’effetto che Jesto cerca di dare: entra nella testa, come spiega il testo. Un viaggio mentale, da interpretare.
A seguire poi La Ballata della Dannazione (una canzone dove Jesto si racconta e si definisce dannato e sbagliato per il mondo) e Paranoia Park, liberamente ispirato a Paranoid Park di Gus Van Sant, dove nell’intro della canzone si sentono parlare i “demoni” di Jesto e poi fa uno spaccato sulla sua vita; molto bella.

Quindi, in conclusione, l’album è molto bello e Jesto è la dimostrazione che la scena romana in questo periodo è molto attiva, produttiva e tendenzialmente trasforma in oro ogni produzione.
Da comprare.

Vitto