Marracash - Fino a qui tutto bene (Recensione)   Etichetta: Universal
Distribuzione: Universal
Anno:2010

Fino a qui tutto bene: per chi ha visto il film prodotto Mathieu Kassovitz (l’odio, 1995) il titolo suona stranamente familiare e la frase che da il titolo al disco non poteva essere più appropriata: il racconto di una società che sta andando verso lo schianto dopo un volo di 50 piani. Nel disco Marracash ci parla, a modo suo, di tutto questo.
Tralascia ben poco, toccando temi quali politica, droghe, ragazze, vita mondana ed eccessi, di persone, e del come è cambiata la società davanti ai suoi occhi.

Le produzioni sono davvero di alto livello, e tra le collaborazioni leggiamo i Crookers e The Bloody Beetroots, la parte musicale del disco fa bene la sua parte in ogni pezzo, senza essere noiosa, fuori luogo; l’ottima scelta delle produzioni ha però una piccola pecca: molti beats hanno sonorità molto vicine tra loro. anche se credo sia una scelta voluta, per dare una sonorità concorde in tutto il disco; personalmente ne ho avvertito il “peso”.
Passando alle liriche, Marracash è uno dei personaggi migliori della scena italiana.

Tecnicamente (uscendo in modo totale da ogni tipo di gusto o parere sugli argomenti trattati) Marra si avvicina molto alla perfezione, rispetto delle figure metriche tradizionali senza perdere flow e musicalità, e senza essere troppo pesante sull’ascoltatore che non è abituale del genere.

Passando alle tematiche affrontate, Marracash porta all’ascoltatore il suo mondo: nulla di diverso. Si rischia di fermarsi a considerare l’album un ripieno di eccessi di autostima ed ostentazione. Fino a qui tutto bene è un contenitore di pensieri e concetti, esperienze, portate con una velata maturità dell’artista. il rapper Siciliano è cresciuto rispetto ai dischi precedenti, come artista e come concetti.

L’unico Featuring di cui prendere nota (producers a parte), anche se sembra essere una nota stonata, è l’italiana Giusy Ferreri, nella traccia Rivincita.

Concludendo con le opinioni personali, posso dire che lo considero un ottimo album, un prodotto del quale tener conto per la propria raccolta di CD, dopo molti e molti ascolti (ho impiegato circa 3 settimane per capire cosa scrivere nella recensione) mi sono convinto della qualità del lavoro del rapper siciliano. Fabio non sciocca, non esce dal coro, ma porta quello che sa fare come lo sa fare lui: l’album suona in modo personale, non imitando tendenze o altri artisti, detto questo: buon lavoro, ed aspettiamo il prossimo con la certezza di ascoltare un disco ancora migliore.

Ciroga