Image   Etichetta: Autoprodotto
Distribuzione: Vibrarecords
Anno: 2009

L’atto terzo della trilogia “L’angelo da un’ala sola” prende il nome di “La farfalla dalle ali bagnate” e si scompone in 12 spezzoni per un totale di 40 minuti scarsi.
Partendo dalla cornice, ci troviamo di fronte ad un booklet graficamente ben curato, anche se fra errori di battitura ed imprecisioni (testi che non combaciano con quelli del disco stesso) la pazienza di leggerlo la si perde rapidamente.
Ovviamente non ci si deve far influenzare da tali quisquilie: il disco vero e proprio è quello d’ascolto, il resto per quanto possa risultare più o meno interessante, non può certo evadere dal ruolo di contorno.
L’album infatti, è degno di essere chiamato tale: “La farfalla dalle ali bagnate” non è certamente la solita raccolta dei pezzi meglio riusciti in un mix senza nessi musicali di sorta; al contrario, le ottime produzioni dei vari Luca Bronx (2,4), Nick Sarno (3), Peter (5,7), Fabrizio Conte (8,12), Caneda, Theone (9), rendono l’ascolto scorrevole (vista poi la durata del totale, lo fanno risultare addirittura fuggevole), omogeneo e compatto, in cui la voce di Caneda, irosa ed afflitta, imperiosa e suasiva, roca ed implorante, risulta un collante più che soddisfacente.
Nonostante lessico e metrica non siano particolarmente vari, Caneda si fa apprezzare grazie a rappate atipiche pregevolmente sicure, in cui la voce viene spesso e volentieri stretchata con disinvoltura.
E’ attraverso il peso dell’imperfezione che l’artista tenta continuamente di spiccare il volo con cieca speranza, senza mai rassegnarsi al fallimento, accompagnatore principe nei sogni dell’uomo qualunque.
Espressione di tutto questo la si trova in pezzi come “Lasciami dormire”, a mio parere la canzone di maggior rilievo ed interesse.
Particolare menzione va fatta per le ottime chitarre (presenti in quasi tutti i pezzi) e per gli eccellenti arrangiamenti (oltre al mixaggio/mastering di tutte le tracce) di Marco Zangirolami.
All’appello delle collaborazioni rispondono i soli Entics (in un ritornello poco più che orecchiabile), Vincenzo da Via Anfossi ed il Guercio (tra le sue, sicuramente la più brutta strofa che abbia mai sentito).
L’atto terzo è sicuramente una discreta conclusione del progetto iniziato nel 2006, il disco non è di certo colpevole di infamia nè degno di lode, ma a quale dei due poli sia più vicino spetta a voi dirlo.

Federico G.