L’hip hop di casa nostra sembra pronto finalmente al grande salto – e le potenzialità ci sono. Un fenomeno, quello hip hop, che si è comunque sempre alimentato di una passione sotterranea ma pura e ora iniziano ad arrivare i primi frutti:ottimi mc’s, grandi dj, geniali produttori. E poi il massimo: la potenza del digitale unita all’uso rigoroso del vinile, il clima da “block party microfono e giradischi” unita alle nuove produzioni, basi e beat ricercatissimi e che guardano al futuro. Questa è la situazione in italia con il ridente sottobosco: un mercato chiuso e poco propenso a dare spazi alla black music, questo è l’unico stop per decine di “nuove leve” del rap nostrano.

Tra di loro c’è un toscano dal flow possente e dalla buonissima ricerca stilistica e lirica, il suo nome da artista è Creep. È giovanissimo e determinato e ha dato vita al suo primo disco, in uscita a cavallo tra il 2008 e il 2009. E’ dall’analisi semantica del titolo: “Nuova Storia” che si evince la voglia di Creep di abbracciare sia i canoni stilistici del rap classico sia quelli in linea con le nuove tendenze provenienti dagli States – oramai tappeto sonoro che la maggior parte degli artisti richiede (guardate, ad esempio, Marracash con “Non Confondermi”, ricco di effetti e con una base dalla forte impronta dirty south) proprio come Creep. In definitiva il disco di Creep, che è affezionato alle classiche tematiche del rap di oggi, attraversa l’introspettività con tracce come “Maschere” e presenta anche pezzi molto duri e “d’attacco” come il terzetto di canzoni in apertura.

I punti più alti dell’album, sia a livello di interpretazione che produttivo, si hanno con “Giù Pesante”, un capolavoro firmato Don Joe (produttore a 5 stelle e mente dei Club Dogo) unito al flow duro e sporco di Creep; “Vita e morte” con le sue atmosfere da golden age dell’hip hop e con un campione azzeccato e d’impatto; “Tutto gira” con un beat unico di uno dei maestri italiani del genere: Dj Shocca. Infine anche il singolo “Lo sai” prodotto sempre da Don Joe con un apparato lirico che strizza l’occhio ai testi dei rapper di Atlanta e in generale del sud degli U.S.A: pochi concetti e ripetuti.

Da segnalare anche la commistione tra rappers: uno dei massimi rappresentanti dell’underground italiano: Jack The Smoker, che nella sua parte “manifesta” la sua opinione mai filtrata sullo stato del rap attuale: “la gente mi spingerebbe alle marchette per le vette, meglio sveglia alle 7, chi mi manomette? Metto mano al mio ego: zero da spartire, marionette”. Passiamo  poi agli ospiti stranieri del disco:  partendo dalla traccia 3, “Boss” con un giovanissimo senegalese dalla voce possente, Young G,  il tutto su una base davvero azzeccata di un altrettanto precoce producer e migrante: il serbo Emo. Alla traccia 12, “FLy” – omaggio al filone DipSet – ci sono  Ad Lopes, ragazzo di Boston residente a Firenze e Fresh la Rock, trentacinquenne americano che ha la vecchia scuola nel cuore; i due si uniscono armonicamente in un ottimo incastro lirico. Buon ascolto.

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