Giugno 2008. Il Salento ritorna protagonista attraverso le rime del suo principale sostenitore: Paolo Morelli in arte Aban. Un vero e proprio “motore” culturale per la sua terra…i ragazzi della sua generazione e per chi ha imparato ad apprezzarlo durante la sua carriera. Dal 2003, anno di uscita del primo EP assieme al socio Tacco, le produzioni si sono intensificate fino all’LP “Strategie” (‘05). Dopo l’uscita di “South Fam” (’07), il disco che fece scoprire le sonorità “dirty south” del rap al pubblico Italiano, Aban ritorna con il suo primo lavoro da solista.
Proprio il titolo –“La Bella Italia”- è un’ironica provocazione per un album che fa trasparire in ogni sua traccia dure critiche verso un sistema politico e culturale contaminato fino alle radici da decenni. I temi trattati nel disco rappresentano il panorama nazionale italiano,dal punto di vista musicale, sociale e politico nella maniera piu' cruda ma con la freschezza del suono “South” per gran parte delle produzioni che variano da brani cupi a brani puramente club. La corruzione, il clientelismo, i tentacoli della mafia che nel corso dei decenni hanno trovato terreno fertile negli organi statali, sono i temi a cui Aban fa più riferimento nei suoi testi.
“Sono gli anni dei maxi processi/ la verità viene a galla/lo stato prima assassino/strinse la mano alla mala/ e se volevi lavorare dovevi pagare/l’impiegato/il sindaco/l’appalto comunale”
Dall’altra parte le canzoni narrano di gruppo, senso di appartenenza, rispetto, fiducia e unità con i propri “compari”. Dammi la mano paesano/come il brigante italiano/porto nel cuore i fratelli/anche se sono lontano. Scrivo per la mia gente[..]la mia voce è la sua voce/narra nuove leggende.

L’album è composto da ben diciotto tracce, le cui produzioni sono affidate a membri integranti della sua “South Fam” più il celebre Don Joe, produttore dei Club Dogo.
Numerosi ed eccellenti anche i featuring del disco: si va da Noyz Narcos, punta di diamante della crew capitolina “Truce Klan”, conosciuto dal grande pubblico grazie al recente cd/compilation Ministero dell’Inferno, a Ghetto Eden (attualmente l’esponente più in “auge” della scuola reggae salentina), a Marracash (l’astro nascente dell’hip hop italiano, direttamente dalle fila della Dogo Gang) fino agli stessi Club Dogo.
Proprio con i Club Dogo è possibile trovare un connubio di contenuti e sonorità per Aban, tanto che molti l’hanno erroneamente considerato una versione del sud del celebre trio meneghino.
In verità Aban racconta una realtà completamente diversa: la realtà di un sud Italia che vive con un sistema di valori e dinamiche sociali proprie.

Fondatore dell’etichetta SudEst Records, membro direttivo del collettivo South Fam, Aban racconta attraverso i suoi testi impregnati di puro suono “dirty south” (il dirty south – o più comunemente southern rap – è un sottogenere di hip hop sviluppatosi negli stati del Sud degli USA caratterizzato da pesantissime e lente bass-line con melodie sintetizzate) la realtà quotidiana della sua Lecce, del Salento, e del sistema italiano nella sua interezza.