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Etichetta: Vibrarecords
Distribuzione: Vibrarecords/Self
Anno: 2008

Da Milano ecco tornare uno degli M’c più costanti e longevi della scena Italiana: Medda, dapprima nella crew Enmicasa e in seguito assieme al producer Goedi nei Microspasmi, uno di quei gruppi che a cavallo tra il 2003 e il 2005 ci ha deliziati, oltre che con l’ep “Scena Vera” soprattutto con i due seguenti album  “13 pezzi per svuotare la pista” e “16 punti di sutura” , per tutti coloro che se li fossero persi si consiglia vivamente di reperirli e di farlo alla svelta. Siamo nel 2008 e oggi Medda ci porta questo nuovo album solista dal titolo “Voce del verbo essere” che segna il suo ritorno alla grande sulla scena. Questo M.c. si è sempre contraddistinto per l’ottima metrica e la sua pungente ironia mai scontata, mantenendo comunque sempre una certa serietà in ogni suo testo, che risulta immediato per l’ascoltatore e questo non può che dar beneficio anche a questo nuovo prodotto, dimostrando di non aver perso per nulla il suo smalto caratteristico. 15 pezzi compresi di Intro e Outro per questo nuovo album le cui  produzioni sono affidate a Big Fish e a Bassi Maestro che hanno saputo costruire al rapper quel tappeto musicale molto Funky che il nostro Medda predilige. Già l’Intro è indicativo della voglia che aveva Meddaman di tornare e di far vedere a tutti, se mai ce ne fosse bisogno, che lui c’è sempre stato e appena parte “Il Capo” fa capire che lungi da lui mollare il gioco,anzi, si riconferma da subito al primo ascolto uno dei migliori rapper italiani, il pezzo in questione non è auto celebrativo, da spaccone,come si potrebbe pensare,ma anzi, è in chiave puramente ironica del tutto, questo per far capire quanto è legato a questa musica. L’amore per la musica è molto presente in questo nuovo lavoro e difatti tutto questo  lo dimostra anche in altri pezzi all’interno del disco, tipo “In Piedi” e “Credo In Me Stesso” (uno dei brani indubbiamente di punta dell’intero lavoro) ma in particolar modo “La Musica Della Vita”. Tra i pezzi più divertenti troviamo “Bella Raga”, “Inutile” e “Falla Girare” dove è presente l’unico Featuring all’interno dell’album, quello di Babaman che su un pezzo del genere ci sta a pennello e da quel tocco Dancehall che ci fa muovere il culo a tutti. Il brano più introspettivo e malinconico lo troviamo in coda all’album a chiudere più che degnamente questo prodotto, e cioè “Un Lungo Inverno” pezzo davvero bello, e sicuramente altrettanto sentito, in cui Medda questa volta si cimenta anche con un cantato per lui non usuale ma dobbiamo dire riuscitissimo. Nel complesso è un album che si fa ascoltare molto volentieri e che scorre piacevolmente, verrebbe da dire un “Signor Album”, un gradito e grande ritorno, ed in più lascia la voglia di essere riascoltato più volte anche grazie al crescendo di traccia in traccia, cosa che non riesce di certo a tutti, in definitiva un ritorno con i fiocchi quello di Medda.

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