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Etichetta: Do It Yourself Music Group
Distribuzione: Self
Anno: 2007

Il soul è qualcosa che ti porta a un rimescolamento delle viscere che poco altro può. Il funk è storia. Ognuno di noi ha ascoltato nella propria vita almeno un pezzo funk, a volte senza neanche saperlo.
Come le migliori intenzioni di ogni sano artista black Al Castellana prova a fondere questi due generi, inserendo in questa ricetta il tradizionale sapore nostrano. Ebbene sì, questo disco ha i dettami giusti per proporsi come “ricettario di un disco funk-pop” (inteso come popolare, e non nell’eccezione sprezzante del termine). Infatti Al, il reuccio finora incontrastato della nostra piccola scena soul, ha deciso di avvalersi di personaggi provenienti da realtà underground come quella hip hop e di due esponenti del vecchio e nuovo pop,c ome Alan Sorrenti e Neffa. Quest’ultimo ha accompagnato Al Castellana nella sua ascesa e lo tiene per mano ora in un pezzo in cui la sua co-produzione è assai evidente. “Ora non puoi” è un pezzo easy-love, come vuole la tradizione r&b, in cui le tastiere e le chitarre scandiscono un ritmo serrato,caratteristica che ritroviamo anche nelle altre prime tracce dell’album, tra cui “Vado via” singolo il cui video compare già da un bel po’ sui portali hip hop. Sicuramente non è il miglior pezzo del disco, ma questo non è mai stato un ostacolo per gli ottimi album che prima o poi fanno emergere le loro perle anche solo dopo un paio di ascolti. “Ogni istante” riporta a un Jaheim dei primi tempi, e forse proprio un pezzo del genere avrebbe attirato maggiormente l’attenzione di una moltitudine sopita da troppa “mala-musica”. In “6 quel che 6” il nostro singer tira fuori una voce con sfumature di un fascino particolare, evidentemente migliorata negli anni… come un buon caro vecchio vino. Il ritornello è orecchiabile e un passaggio tipicamente da jam session eleva questa traccia a un livello maggiore rispetto al resto. Ma la sorpresa è proporzionale alle attese quando si arriva a “il male che non sai”, in cui compare Tormento, rapper le cui influenze soul e la lunga esperienza hip hop portano al testo quella magia che etichetta tale pezzo come “the best thing”” di questo album. Niente salamecchi per questi due mostri che uniti assieme dalla passione per questa musica portano le loro voci ad un’amalgama sorprendente, impreziosendo una degna produzione al solo servizio della “musica dell’anima”. La title-track ”Supafunkitch” è una giostra di sapore decisamente funk in cui ogni strumento è al posto giusto proprio per valorizzare la funzionalità di questo pezzo, di un disco soul con una svolta decisamente funk.
Lo ripeto per l’ennesima volta perché è importante ricordare che c’è ancora qualcuno che vuole trascinare la gente con la propria musica, anche se di un’origine a noi lontana ma rendendola a noi accessibile e essenziale per le nostre orecchie. E come dice Al “io non mi arrendo… io non mi arrendo.. è supafunkitsch”.
C’è anche spazio per una cover di valore come “Cruisin” di D’Angelo, che qui il nostro ha voluto omaggiare assieme alla band dei Soulvilladelics.
Con testi che spaziano dal tipico struggimento amoroso alla schermaglia tra amanti, passando per il momento party fino ad arrivare a descrivere il male dell’esistenza, Al Castellana si riconferma la voce fuori dal coro, il portabandiera nazionale di un genere che da noi solo ora pian piano sta prendendo piede.
Attraverso good vibe e il supporto delle produzioni del team Soul Combo (di cui tra l’altro Al fa parte) riusciamo a respirare un sound nuovo ed eclettico, fresco ed easy-listening. Tocca solo a noi schiacciare il tasto play. It’s only soul food.It’s only funk baby.

Monica F.